LA PERSECUZIONE DEI CRISTIANI NEL MONDO. NIGERIA.
Secondo le ricerche di Open Doors - organizzazione umanitaria che monitora la persecuzione cristiana a livello globale - tra ottobre 2023 e settembre 2024 oltre 3.100 cristiani sono stati uccisi in Nigeria a causa della loro fede, rappresentando la maggioranza assoluta dei circa 4.476 cristiani uccisi nel mondo nello stesso periodo. Sommando l'arco 2011-2024, il numero sale a 41.152 vittime cristiane documentate, con una probabilità 6,5 volte maggiore per un cristiano rispetto a un musulmano di essere ucciso, e 5,1 volte maggiore di essere rapito.
Global Christian Relief, una delle principali organizzazioni non profit dedita al sostegno e alla difesa dei cristiani perseguitati in tutto il mondo, ha calcolato quasi 9.814 cristiani morti tra novembre 2022 e novembre 2024 per mano di Boko Haram e altri gruppi estremisti islamici. Nei soli primi sette mesi del 2025, fonti, che hanno condotto ad un'interrogazione formale al Parlamento Europeo, segnalano oltre 7.000 vittime e circa 7.800 rapimenti. Un attacco coordinato nel giugno 2025 nel villaggio di Yelwata, nello stato del Benue, ha causato in poche ore circa duecento morti, in larga parte cristiani sfollati che avevano già perso tutto.
La Nigeria presenta una composizione religiosa quasi paritaria: circa il 47% di musulmani e il 46% di cristiani, su una popolazione di oltre 220 milioni di persone - la più numerosa del continente africano. Tale equilibrio numerico non si traduce, tuttavia, in una convivenza pacifica. Gli Yoruba, distribuiti tra cristianesimo e islam, sono predominanti nel sud-ovest; gli Igbo, in larghissima parte cattolici, nel sud-est; Hausa-Fulani e Kanuri, di fede islamica, dominano il nord.
Il conflitto tra cristiani e musulmani è comprensibile solo ricostruendo la storia delle comunità etniche e religiose della regione, e in particolare del governo coloniale inglese che ebbe una profonda influenza sulle relazioni tra le diverse etnie e sul ruolo della religione nella politica. Il colonialismo britannico - con il sistema dell'indirect rule (governo indiretto) - lasciò intatta ed anzi rafforzò l'egemonia politica delle élite hausa-fulani nel nord, spostando contemporaneamente il baricentro dello sviluppo economico verso le regioni centro-meridionali. La Nigeria, indipendente dal 1960, ereditò questa frattura strutturale senza mai sanarla. Dal 1999, la legge della sharia è stata adottata da 12 stati del nord.
Nel nord-est operano Boko Haram e la Provincia dell'Africa Occidentale dello Stato Islamico (ISWAP), che prendono di mira scuole, comunità e forze di sicurezza, non esclusivamente i cristiani, sebbene le comunità cristiane siano tra le loro vittime principali. Nel Middle Belt - la fascia centrale che costituisce la vera linea di faglia demografica tra nord musulmano e sud cristiano - la violenza è alimentata principalmente dalle milizie armate fulani, che combattono per la terra e i diritti di pascolo, ma adottano anche un'ideologia islamista radicale e attaccano le comunità cristiane con tattiche di incursione militare organizzata.
Nel Middle Belt da secoli convivono senza amalgamarsi le etnie musulmane del nord, dedite alla pastorizia, e quelle del sud, cristiane, che praticano l'agricoltura. Le divide la religione, ma non solo: la conflittualità etnica e la lotta per le risorse - terre coltivabili, sorgenti, pascoli - sono fattori strutturali delle economie di sussistenza in quella regione. La scarsità di risorse aggrava ulteriormente la situazione dei musulmani Fulani, spingendoli verso sud in cerca di terre fertili, con il risultato che gli scontri con gli agricoltori cristiani assumono simultaneamente una dimensione religiosa e secondariamente economica.
Questa complessità è reale e deve essere riconosciuta. Ma riconoscerla non equivale a dissolverla in un generico conflitto ambientale o di risorse, nel Paese dove da anni Boko Haram fa strage di cristiani, dove anche il sedicente Stato islamico è arrivato con le sue milizie, e dove gli stessi fulani si sono radicalizzati e organizzati. Osservatori come l'attivista per i diritti umani John Eibner notano che i responsabili di questi attacchi vengono identificati dai sopravvissuti come milizie islamiste strutturate, non come pastori coinvolti in dispute sul pascolo: «Entrano nei villaggi in gran numero su motociclette, pesantemente armati e organizzati, in modo da assomigliare a vere e proprie incursioni militari coordinate». Le grida dei miliziani durante gli attacchi - testimoniate dai sopravvissuti - e la sistematica distruzione di chiese confermano la componente identitaria religiosa.
Il governo nigeriano ha arrestato e perseguito alcuni membri di Boko Haram e ISWAP, ma lo stesso vigore è risultato nettamente meno evidente nei confronti dei militanti Fulani, altrettanto violenti. Le tensioni che scuotono il paese vengono spesso ricondotte dal governo ad un misto di questioni economiche, etniche e ambientali, con una tendenza sistematica a negare la componente religiosa della persecuzione. Un rapporto di Intersociety, organizzazione non governativa nigeriana orientata alla tutela dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto, ha addirittura denunciato il coinvolgimento di unità speciali dell'esercito e della polizia nigeriana in operazioni contro comunità cristiane nel sud-est, giustificate ufficialmente come lotta al secessionismo nell'area dell'ex Biafra.
Open Doors evita esplicitamente il termine genocidio: si tratta di una categoria giuridica precisa che l'organizzazione non ritiene di poter dimostrare con certezza. Tuttavia, evitare quella parola non significa negare la realtà della persecuzione. In tutta la fascia centrale e nelle regioni settentrionali della Nigeria, i cristiani sono vittime di una campagna di violenza così intensa e mirata che intere comunità stanno scomparendo.
Il silenzio dei media occidentali su questa crisi è stato pressoché totale per anni, e resta molto parziale. Nel corso dei 31 anni di analisi da parte di Open Doors il numero di paesi in cui i cristiani affrontano livelli di persecuzione estremi è quasi raddoppiato, passando da 40 paesi nel 1993 a 78 nel 2024. La dimensione africana di questa crisi - che si ramifica in Burkina Faso, Mali, Repubblica Centrafricana, Mozambico, Sud Sudan - tende a restare ai margini dell'attenzione pubblica europea per ragioni che hanno più a che fare con interessi geopolitici di parte, con un double standard ideologico e con i riflessi del politicamente corretto del post colonialismo occidentale.
La Nigeria è dunque un caso emblematico in cui si sovrappongono, e si rinforzano vicendevolmente, una lunga eredità coloniale disfunzionale, la fragilità endemica dello Stato, la radicalizzazione jihadista transnazionale, le tensioni ecologiche e demografiche della fascia saheliana, e una persecuzione religiosa che ha caratteristiche sistematiche e documentate. Ridurla a un solo fattore è una deformazione della realtà al servizio di diverse agende ideologiche.
Alcune fonti online:
https://www.storico.org/africa_islamici_israele/nigeria_nord.html
https://www.acistampa.com/story/20061/nigeria-la-guerra-contro-i-cristiani-20061
https://centromissionario.diocesipadova.it/la-nigeria-nella-morsa-dei-gruppi-armati/
https://www.osservatoreromano.va/it/news/2022-12/quo-276/le-due-facce-di-boko-haram.html
https://lanuovabq.it/it/nigeria-puo-essere-lultima-generazione-di-cristiani
https://www.porteaperteitalia.org/10-cose-da-sapere-sulla-violenza-in-nigeria/
https://www.startmag.it/mondo/nigeria-strage-cristiani-piani-guerra-trump/







