Scrivi a Cassiel

Nome

Email *

Messaggio *

venerdรฌ 17 luglio 2026

๐—ฅ๐—˜๐—ฃ๐—ฅ๐—˜๐—ฆ๐—ฆ๐—œ๐—ข๐—ก๐—˜ ๐—˜ ๐— ๐—ข๐—ฅ๐—ง๐—œ ๐—ฆ๐—ข๐—ง๐—ง๐—ข ๐—Ÿ๐—ข ๐—ฆ๐—ง๐—”๐—Ÿ๐—œ๐—ก๐—œ๐—ฆ๐— ๐—ข ๐—ก๐—˜๐—š๐—Ÿ๐—œ ๐—”๐—ก๐—ก๐—œ ๐—ง๐—ฅ๐—˜๐—ก๐—ง๐—” - ๐—œ ๐—ก๐—จ๐— ๐—˜๐—ฅ๐—œ


«Le dimensioni quantitative delle vittime degli anni Trenta, dalla dekulakizzazione al terrore, hanno suscitato grandi polemiche e le stime hanno oscillato dalle decine di migliaia alle decine di milioni. Quanto rivelato dagli archivi del regime permette di introdurre un grado soddisfacente di precisione, anche se data la natura degli eventi e il loro andamento spesso caotico, il margine di errore non รจ eliminabile e resta di almeno un 10-15 %.

Sappiamo che i morti furono circa 9 milioni, con una vetta nel primo semestre del 1933, legata alla carestia, e due picchi nel 1930-31 e nel 1937 - 38, il primo determinato dalle deportazioni e il secondo dal terrore.

Ai morti andrebbero aggiunti i non nati - tra il 1931 e il 1934 il calo delle nascite fu vistoso - e soprattutto quelli che furono colpiti dalla repressione, che causรฒ enormi sofferenze e abbreviรฒ di anni anche la vita delle sue vittime. Secondo i calcoli di Chlevnjuk, tenendo conto dei recidivi, dal 1930 al 1936 i tribunali e gli organi amministrativi sovietici condannarono circa 12 milioni di persone, la maggior parte delle quali fu punita con lavori correzionali (una parte delle sentenze fu invece sospesa). A essi occorre aggiungere i 2,5 milioni di kulak ed elementi socialmente nocivi esiliati in insediamenti speciali di vario genere e i circa 1,1 milioni di espulsi dal partito, che ebbero spesso una vita molto dura. Circa un sesto dei 100 milioni di adulti che vivevano in URSS secondo il censimento del 1937 era stato quindi giร  oggetto di un qualche tipo di azione repressiva prima del Grande terrore.

Secondo stime elaborate nel 1958 dal ministero della Giustizia sovietico, nel 1937-40 le corti condannarono altri 7,1 milioni di persone. Se si tiene conto anche del lavoro degli «organi», si arriva nel 1937-40 a 8,6 milioni. L'aumento, gigantesco, รจ il frutto delle «operazioni di massa» e di leggi approvate nel 1938-40 di cui parleremo. Nel 1937 ripresero inoltre le deportazioni amministrative - ricordiamo il caso dei coreani – che coinvolsero nell’arco dell'intero decennio circa quattro milioni di persone, di cui 1,8 nel 1930-31 e 2,17 nel 1932-40 (secondo i dati dell’OGPU-NKVD in questi ultimi nove anni nelle colonie speciali perirono di fame e malattie legate alla malnutrizione quasi 400 mila persone). Nei campi passarono invece dal 1934 al 1940 circa

3,75 milioni di prigionieri, alcuni dei quali furono perรฒ rinchiusi piรน di una volta. Escludendo i morti nelle prigioni e durante il trasporto, che furono numerosi, le loro vittime furono circa 100 mila dal 1930 al 1933 e quasi 300 mila nei sei anni successivi.

In totale, quindi, negli anni Trenta la repressione colpรฌ quasi un quarto della popolazione adulta, una cifra che si avvicina a quella delle stime piรน alte, con l'avvertenza perรฒ che anche il sistema repressivo ebbe un alto tasso di turnover, che ne diffuse tra l'altro la conoscenza e ne amplificรฒ gli effetti su una societร  in cui una percentuale altissima dei 37 milioni circa di famiglie registrate nel 1939 aveva qualche congiunto colpito. Se le persone travolte furono piรน di 20 milioni, in ogni momento dato, anche al loro picco, i detenuti delle prigioni, dei lager e delle colonie speciali non superarono mai, prima della guerra, i 4 milioni.» 

Andrea Graziosi, “L’URSS di Lenin e Stalin. Storia dell’Unione Sovietica 1914 - 1945» (2007)

Il testo identifica tre picchi di mortalitร : il 1930-31 (deportazioni/dekulakizzazione), il primo semestre 1933 (carestia - il picco piรน alto in assoluto), e il 1937-38 (il Terrore). Graziosi precisa anche che a questi 9 milioni andrebbero concettualmente aggiunti i non nati (il calo delle nascite 1931-34 fu vistoso) e l'accorciamento della vita di chi sopravvisse alla repressione senza esserne ucciso direttamente.

Da qui il testo costruisce, con i dati di Chlevnjuk, il quadro piรน ampio che porta al "quarto della popolazione adulta":

1930-36: circa 12 milioni di condanne (soprattutto lavori correzionali), piรน 2,5 milioni di kulak esiliati in insediamenti speciali, piรน 1,1 milioni di espulsi dal partito — giร  un sesto dei 100 milioni di adulti sovietici (censimento 1937) colpito prima ancora del Grande Terrore.

1937-40: altri 7,1 milioni di condanne giudiziarie (stima del ministero della Giustizia, 1958), che salgono a 8,6 milioni includendo il lavoro extragiudiziale degli "organi" — il balzo dovuto alle operazioni di massa.

Deportazioni sull'intero decennio: circa 4 milioni di persone (1,8 milioni nel 1930-31, 2,17 nel 1932-40), con quasi 400.000 morti per fame e malattia negli insediamenti speciali.

Gulag 1934-40: circa 3,75 milioni di prigionieri transitati (alcuni piรน volte), con circa 100.000 morti nei campi tra 1930-33 e quasi 300.000 nei sei anni successivi (esclusi i morti in carcere e durante i trasporti).

La sintesi finale di Graziosi รจ particolarmente utile perchรฉ distingue esplicitamente flusso e stock: le persone complessivamente "travolte" nel decennio furono oltre 20 milioni, ma i detenuti effettivi in un dato momento (carceri, lager, colonie speciali insieme) non superarono mai, prima della guerra, i 4 milioni. Questo spiega perchรฉ quasi un terzo delle 37 milioni di famiglie censite nel 1939 avesse un congiunto colpito: non รจ il numero di reclusi in un istante a fare la differenza, ma l'altissimo turnover del sistema.

๐—๐—ฎ๐—บ๐—ฒ๐˜€ ๐—š. ๐—•๐—ฎ๐—น๐—น๐—ฎ๐—ฟ๐—ฑ, “๐—œ๐—Ÿ ๐— ๐—ข๐—ก๐——๐—ข ๐—ฆ๐—ข๐— ๐— ๐—˜๐—ฅ๐—ฆ๐—ข” (๐Ÿญ๐Ÿต๐Ÿฒ๐Ÿฎ)


๐—Ÿ๐—” ๐—–๐—”๐—ง๐—”๐—ฆ๐—ง๐—ฅ๐—ข๐—™๐—˜ ๐—˜๐—ฆ๐—ง๐—˜๐—ฅ๐—ก๐—” ๐—˜ ๐—ค๐—จ๐—˜๐—Ÿ๐—Ÿ๐—” ๐—œ๐—ก๐—ง๐—˜๐—ฅ๐—œ๐—ข๐—ฅ๐—˜

๐™„๐™ฃ๐™˜๐™ž๐™ฅ๐™ž๐™ฉ ๐™™๐™š๐™ก ๐™˜๐™–๐™ฅ๐™ž๐™ฉ๐™ค๐™ก๐™ค “๐™Ž๐™๐™‡๐™‡๐˜ผ ๐™Ž๐™‹๐™„๐˜ผ๐™‚๐™‚๐™„๐˜ผ ๐˜ผ๐™‡ ๐™๐™„๐™๐™•”

«Di lรฌ a poco il caldo sarebbe diventato eccessivo. Affacciato al balcone dell'albergo, pochi minuti dopo le otto, Kerans guardรฒ il sole sollevarsi da dietro i fitti cespugli di gimnosperme giganti che crescevano in un intrico selvaggio sui tetti dei grandi magazzini abbandonati a quattrocento metri di distanza, sulla sponda orientale della laguna. Persino attraverso le ampie fronde color verde oliva del fogliame, la forza impietosa del sole era quasi tangibile. I raggi, filtrando attraverso il reticolo delle foglie, martellavano il petto e le spalle scoperte di Kerans, facendolo sudare e costringendolo a indossare un paio di spessi occhiali scuri per proteggersi gli occhi. Il disco del sole aveva smesso di essere una sfera ben definita, era diventato un'ampia ellisse che andava allargandosi sempre piรน sopra l'orizzonte, simile a una colossale palla di fuoco che, riflettendosi sulla superficie plumbea della laguna, la trasformava in uno scudo di rame scintillante. A mezzogiorno, meno di quattro ore piรน tardi, l'acqua sarebbe sembrata un mare di fuoco…»

๐™„๐™ฃ๐™˜๐™ž๐™ฅ๐™ž๐™ฉ ๐™™๐™š๐™ก ๐™˜๐™–๐™ฅ๐™ž๐™ฉ๐™ค๐™ก๐™ค “๐™‡'๐˜ผ๐™‘๐™‘๐™€๐™‰๐™๐™Š ๐˜ฟ๐™€๐™‡๐™‡๐™€ ๐™„๐™‚๐™๐˜ผ๐™‰๐™€”

«Stridendo come una banshee impazzita un grande pipistrello dal naso a martello si librรฒ nell'aria da uno degli angusti canali secondari e si scagliรฒ dritta verso l'imbarcazione. Con il sonar confuso dal labirinto di ragnatele giganti intessute sopra il canale dalle colonie di ragni-lupo, l'animale mancรฒ di pochi centimetri la rete di protezione sopra la testa di Kerans, quindi si allontanรฒ tra i grattacieli semisommersi, entrando e uscendo dall'ombra delle fronde a forma di vela delle felci che crescevano sui tetti dei palazzi. Improvvisamente, mentre oltrepassava uno dei cornicioni sporgenti, una creatura immobile dalla testa di pietra scattรฒ e lo ghermรฌ a mezz'aria. Si udรฌ un breve, acuto stridio, e Kerans, con la coda dell'occhio, vide l'ultimo fremito delle ali spezzate dalle fauci della lucertola. Poi il rettile si ritrasse e tornรฒ a rendersi invisibile nel fogliame.

Lungo il canale, appollaiate nelle finestre dei palazzi e dei magazzini, le iguane li osservavano passare, muovendo a scatti impercettibili le teste dall'aspetto marmoreo. Si lanciavano nella scia dell'imbarcazione per catturare gli insetti stanati dai loro rifugi nei tronchi marciti dal fragore prodotto dai rumori del battello, quindi tornavano a nuoto verso le finestre e si arrampicavano su per le scale per raggiungere i loro punti di osservazione privilegiati, ammassate le une sulle altre. Senza quei rettili, le lagune e i canali creati dai grattacieli immersi avrebbero avuto una strana, onirica bellezza, ma la presenza delle iguane e dei basilischi riportava quella fantasia a una ben piรน terrena consistenza. Adagiati sulle poltrone e sulle finestre di quelle che una volta erano state sale di importanti consigli di amministrazione, i rettili avevano preso possesso della cittร  e, dopo milioni di anni, erano tornati a essere la forma di vita dominante.

Guardando quelle teste antiche e impassibili, Kerans poteva capire la strana paura che esse suscitavano, riattizzando arcaiche memorie delle giungle terrificanti del Paleocene, quando i rettili erano stati costretti ad abdicare di fronte all'evoluzione dei mammiferi, e percepiva con stordente chiarezza l'ostilitร  implacabile che una classe zoologica prova nei confronti di un'altra che ne ha usurpato il posto...»

Questi due incipit di James G. Ballard racchiudono l'essenza stessa di quel capolavoro della fantascienza catastrofista che รจ “Il mondo sommerso”, secondo atto della Tetralogia degli Elementi. Nel primo frammento ("Sulla spiaggia al Ritz"), lo scrittore stabilisce immediatamente il dominatore assoluto di questo nuovo mondo: il sole. Non รจ piรน una stella benefica, ma una presenza fisica, "quasi tangibile", una divinitร  arcaica che schiaccia e deforma la realtร .

Il disco solare diventa un'ellisse deformata che simboleggia visivamente il collasso dell'ordine naturale e geometrico a cui l'umanitร  รจ abituata. Il titolo del capitolo evoca il dominio antropico ("il Ritz"). Il protagonista, perรฒ, si ritrova ad osservare una giungla di gimnosperme giganti che cresce selvaggia sui tetti di grandi magazzini abbandonati. La civiltร  dei consumi รจ letteralmente colonizzata e digerita da una flora preistorica.

Nel secondo frammento ("L'avvento delle iguane"), l'attenzione si sposta dalla cornice climatica alla fauna, mettendo in scena una vera e propria regressione temporale ed evolutiva. La scena del pipistrello ghermito a mezz'aria dalla lucertola รจ crudele, dominata da leggi ancestrali che non lasciano spazio alla compassione. L'immagine delle iguane e dei basilischi "adagiati sulle poltrone... di quelle che una volta erano state sale di importanti consigli di amministrazione" รจ di un'ironia assai visionaria. I vecchi luoghi del potere umano, del capitalismo e delle decisioni globali sono ora il nido di creature imperturbabili. La burocrazia umana รจ stata sostituita dalla pura, immobile presenza dei rettili.

A Ballard non interessa tanto la catastrofe ambientale esterna, che usa per lo piรน come espediente narrativo, ma quella interiore del mutamento antropologico di fronte allo stravolgimento esistenziale e al capovolgimento del dominio sulla natura, che non รจ una banale lotta per la sopravvivenza. Il paesaggio esterno risveglia nell'uomo memorie arcaiche sopite nel profondo del cervello. La terra non sta morendo: sta semplicemente tornando al suo stato originario, costringendo l'essere umano a fare i conti con la propria transitorietร  biologica. Il disastro planetario come detonatore di una regressione psichica che rende esplicita la piena consapevolezza del tempo che torna indietro.

mercoledรฌ 15 luglio 2026

๐—š๐—ข๐—ฅ๐—˜ ๐—ฉ๐—œ๐——๐—”๐—Ÿ, “๐—–๐—ฅ๐—˜๐—”๐—ญ๐—œ๐—ข๐—ก๐—˜” (๐Ÿญ๐Ÿต๐Ÿด๐Ÿญ)


๐™๐™‰ ๐™‘๐™„๐˜ผ๐™‚๐™‚๐™„๐™Š “๐™„๐™‰๐™„๐™•๐™„๐˜ผ๐™๐™„๐˜พ๐™Š” ๐™€ ๐™„๐™๐™Š๐™‰๐™„๐˜พ๐™Š ๐˜ผ๐™๐™๐™๐˜ผ๐™‘๐™€๐™๐™Ž๐™Š ๐™„๐™‡ ๐™‹๐™€๐™‰๐™Ž๐™„๐™€๐™๐™Š ๐™๐™ˆ๐˜ผ๐™‰๐™Š ๐™๐™๐˜ผ ๐™‘๐™„ ๐™€ ๐™‘ ๐™Ž๐™€๐˜พ๐™Š๐™‡๐™Š ๐˜ผ.๐˜พ. 

«๐˜š๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ฐ ๐˜ค๐˜ช๐˜ฆ๐˜ค๐˜ฐ. ๐˜”๐˜ข ๐˜ฏ๐˜ฐ๐˜ฏ ๐˜ด๐˜ฐ๐˜ณ๐˜ฅ๐˜ฐ. ๐˜—๐˜ฐ๐˜ช๐˜ค๐˜ฉ๐˜ฆ́ ๐˜ฅ๐˜ถ๐˜ฏ๐˜ฒ๐˜ถ๐˜ฆ ๐˜ญ๐˜ข ๐˜ฎ๐˜ช๐˜ข ๐˜ฅ๐˜ช๐˜ด๐˜จ๐˜ณ๐˜ข๐˜ป๐˜ช๐˜ข ๐˜ฏ๐˜ฐ๐˜ฏ ๐˜ฆ' ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฎ๐˜ฑ๐˜ญ๐˜ฆ๐˜ต๐˜ข, ๐˜ช๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ช ๐˜ฎ๐˜ช ๐˜ฆe' ๐˜ต๐˜ฐ๐˜ค๐˜ค๐˜ข๐˜ต๐˜ฐ ๐˜ข๐˜ด๐˜ค๐˜ฐ๐˜ญ๐˜ต๐˜ข๐˜ณ๐˜ฆ ๐˜ฑ๐˜ฆ๐˜ณ ๐˜ฒ๐˜ถ๐˜ข๐˜ด๐˜ช ๐˜ด๐˜ฆ๐˜ช ๐˜ฐ๐˜ณ๐˜ฆ ๐˜ถ๐˜ฏ ๐˜ด๐˜ฆ๐˜ฅ๐˜ช๐˜ค๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฆ ๐˜ด๐˜ต๐˜ฐ๐˜ณ๐˜ช๐˜ค๐˜ฐ, ๐˜ช๐˜ญ ๐˜ฒ๐˜ถ๐˜ข๐˜ญ๐˜ฆ ๐˜ค๐˜ช ๐˜ฉ๐˜ข ๐˜ฐ๐˜ง๐˜ง๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ต๐˜ฐ ๐˜ถ๐˜ฏ ๐˜ณ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ฐ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฐ ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ด๐˜ช' ๐˜ข๐˜ด๐˜ด๐˜ถ๐˜ณ๐˜ฅ๐˜ฐ ๐˜ฅ๐˜ช ๐˜ฒ๐˜ถ๐˜ฆ๐˜ญ๐˜ญ๐˜ฆ ๐˜ค๐˜ฉ๐˜ฆ ๐˜จ๐˜ญ๐˜ช ๐˜ข๐˜ต๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ช๐˜ฆ๐˜ด๐˜ช ๐˜ค๐˜ฉ๐˜ช๐˜ข๐˜ฎ๐˜ข๐˜ฏ๐˜ฐ “๐˜จ๐˜ถ๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ณ๐˜ฆ ๐˜ฑ๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ด๐˜ช๐˜ข๐˜ฏ๐˜ฆ”, ๐˜ค๐˜ฉ๐˜ฆ ๐˜ด๐˜ฆ ๐˜ด๐˜ฐ๐˜ญ๐˜ฐ ๐˜ง๐˜ฐ๐˜ด๐˜ด๐˜ช ๐˜ด๐˜ต๐˜ข๐˜ต๐˜ฐ ๐˜ถ๐˜ฏ ๐˜ฑ๐˜ฐ’ ๐˜ฎ๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ฐ ๐˜ท๐˜ฆ๐˜ค๐˜ค๐˜ฉ๐˜ช๐˜ฐ ๐˜ฆ ๐˜ถ๐˜ฏ ๐˜ฑ๐˜ฐ’ ๐˜ฑ๐˜ช๐˜ถu' ๐˜ช๐˜ฏ๐˜ง๐˜ญ๐˜ถ๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฆ ๐˜ฎ๐˜ช ๐˜ด๐˜ข๐˜ณ๐˜ฆ๐˜ช ๐˜ข๐˜ญ๐˜ป๐˜ข๐˜ต๐˜ฐ ๐˜ฅ๐˜ข๐˜ญ ๐˜ฎ๐˜ช๐˜ฐ ๐˜ด๐˜ค๐˜ณ๐˜ข๐˜ฏ๐˜ฏ๐˜ฐ ๐˜ข๐˜ญ๐˜ญ’๐˜–๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ฐ๐˜ฏ ๐˜ฆ ๐˜จ๐˜ญ๐˜ช ๐˜ข๐˜ท๐˜ณ๐˜ฆ๐˜ช ๐˜ณ๐˜ช๐˜ด๐˜ฑ๐˜ฐ๐˜ด๐˜ต๐˜ฐ ๐˜ฑ๐˜ฆ๐˜ณ ๐˜ญ๐˜ฆ ๐˜ณ๐˜ช๐˜ฎ๐˜ฆ, ๐˜ด๐˜ค๐˜ข๐˜ฏ๐˜ฅ๐˜ข๐˜ญ๐˜ช๐˜ป๐˜ป๐˜ข๐˜ฏ๐˜ฅ๐˜ฐ ๐˜ต๐˜ถ๐˜ต๐˜ต๐˜ข ๐˜ญ๐˜ข ๐˜ค๐˜ช๐˜ต๐˜ต๐˜ขa'. ๐˜—๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ค๐˜ฉ๐˜ฆ' ๐˜ช๐˜ฐ ๐˜ด๐˜ฐ ๐˜ฒ๐˜ถ๐˜ข๐˜ญ ๐˜ฆ' ๐˜ญ’๐˜ฐ๐˜ณ๐˜ช๐˜จ๐˜ช๐˜ฏ๐˜ฆ ๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ญ๐˜ญ๐˜ฆ ๐˜จ๐˜ถ๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ณ๐˜ฆ ๐˜จ๐˜ณ๐˜ฆ๐˜ค๐˜ฉ๐˜ฆ. ๐˜”๐˜ข ๐˜ญ๐˜ถ๐˜ช ๐˜ฏ๐˜ฐ. ๐˜Œ ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฎ๐˜ฆ ๐˜ฑ๐˜ฐ๐˜ต๐˜ณ๐˜ฆ๐˜ฃ๐˜ฃ๐˜ฆ, ๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ญ ๐˜ณ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ต๐˜ฐ? ๐˜•๐˜ฆ๐˜ด๐˜ด๐˜ถ๐˜ฏ ๐˜จ๐˜ณ๐˜ฆ๐˜ค๐˜ฐ ๐˜ฑ๐˜ฐ๐˜ต๐˜ณ๐˜ฆ๐˜ฃ๐˜ฃ๐˜ฆ. ๐˜๐˜ฐ ๐˜ฉ๐˜ฐ ๐˜ฑ๐˜ข๐˜ด๐˜ด๐˜ข๐˜ต๐˜ฐ ๐˜ฒ๐˜ถ๐˜ข๐˜ด๐˜ช ๐˜ต๐˜ถ๐˜ต๐˜ต๐˜ข ๐˜ญ๐˜ข ๐˜ท๐˜ช๐˜ต๐˜ข ๐˜ข๐˜ญ๐˜ญ๐˜ข ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ณ๐˜ต๐˜ฆ ๐˜ฅ๐˜ช ๐˜—๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ด๐˜ช๐˜ข ๐˜ฆ ๐˜ข๐˜ฏ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ณ๐˜ข ๐˜ฐ๐˜จ๐˜จ๐˜ช, ๐˜ข ๐˜ด๐˜ฆ๐˜ต๐˜ต๐˜ข๐˜ฏ๐˜ต๐˜ข๐˜ค๐˜ช๐˜ฏ๐˜ฒ๐˜ถ๐˜ฆ ๐˜ข๐˜ฏ๐˜ฏ๐˜ช, ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ช๐˜ฏ๐˜ถ๐˜ฐ ๐˜ข ๐˜ด๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ท๐˜ช๐˜ณ๐˜ฆ ๐˜ช๐˜ญ ๐˜Ž๐˜ณ๐˜ข๐˜ฏ ๐˜™๐˜ฆ ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฎ๐˜ฆ ๐˜ง๐˜ฆ๐˜ค๐˜ช ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ ๐˜ด๐˜ถ๐˜ฐ ๐˜ฑ๐˜ข๐˜ฅ๐˜ณ๐˜ฆ ๐˜š๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ด๐˜ฆ – ๐˜ช๐˜ญ ๐˜ฎ๐˜ช๐˜ฐ ๐˜ข๐˜ฎ๐˜ช๐˜ค๐˜ฐ ๐˜ข๐˜ฅ๐˜ฐ๐˜ณ๐˜ข๐˜ต๐˜ฐ – ๐˜ฆ ๐˜ฑ๐˜ณ๐˜ช๐˜ฎ๐˜ข ๐˜ข๐˜ฏ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ณ๐˜ข ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ญ ๐˜ฑ๐˜ข๐˜ฅ๐˜ณ๐˜ฆ ๐˜ฅ๐˜ช ๐˜ญ๐˜ถ๐˜ช, ๐˜ถ๐˜ฏ ๐˜ท๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ฐ ๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ฐ๐˜ฆ, ๐˜ฏ๐˜ฐ๐˜ต๐˜ฐ ๐˜ข๐˜ฏ๐˜ค๐˜ฉ๐˜ฆ ๐˜ต๐˜ณ๐˜ข ๐˜ช ๐˜จ๐˜ณ๐˜ฆ๐˜ค๐˜ช ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฎ๐˜ฆ ๐˜‹๐˜ข๐˜ณ๐˜ช๐˜ฐ ๐˜ช๐˜ญ ๐˜Ž๐˜ณ๐˜ข๐˜ฏ๐˜ฅ๐˜ฆ.»

«๐˜ˆ๐˜ญ๐˜ญ’๐˜ช๐˜ฏ๐˜ช๐˜ป๐˜ช๐˜ฐ ๐˜ง๐˜ถ ๐˜ช๐˜ญ ๐˜ง๐˜ถ๐˜ฐ๐˜ค๐˜ฐ. ๐˜“’๐˜ช๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ข ๐˜ค๐˜ณ๐˜ฆ๐˜ข๐˜ป๐˜ช๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ฆ ๐˜ด๐˜ฆ๐˜ฎ๐˜ฃ๐˜ณ๐˜ข๐˜ท๐˜ข ๐˜ช๐˜ฏ ๐˜ง๐˜ช๐˜ข๐˜ฎ๐˜ฎ๐˜ฆ. ๐˜ˆ๐˜ท๐˜ฆ๐˜ท๐˜ข๐˜ฎ๐˜ฐ ๐˜ฃ๐˜ฆ๐˜ท๐˜ถ๐˜ต๐˜ฐ ๐˜ช๐˜ญ ๐˜ด๐˜ข๐˜ค๐˜ณ๐˜ฐ ๐˜ฉ๐˜ข๐˜ฐ๐˜ฎ๐˜ข ๐˜ฆ ๐˜ช๐˜ญ ๐˜ฎ๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ฅ๐˜ฐ ๐˜ด๐˜ฆ๐˜ฎ๐˜ฃ๐˜ณ๐˜ข๐˜ท๐˜ข ๐˜ฆ๐˜ต๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ฆ๐˜ฐ ๐˜ฆ ๐˜ญ๐˜ถ๐˜ฎ๐˜ช๐˜ฏ๐˜ฐ๐˜ด๐˜ฐ ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฎ๐˜ฆ ๐˜ช๐˜ญ ๐˜ง๐˜ถ๐˜ฐ๐˜ค๐˜ฐ ๐˜ค๐˜ฉ๐˜ฆ ๐˜ข๐˜ณ๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ท๐˜ข ๐˜ด๐˜ถ๐˜ญ๐˜ญ’๐˜ข๐˜ญ๐˜ต๐˜ข๐˜ณ๐˜ฆ.

๐˜˜๐˜ถ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ต๐˜ฐ ๐˜ข๐˜ค๐˜ค๐˜ข๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ท๐˜ข ๐˜ข ๐˜‰๐˜ข๐˜ต๐˜ต๐˜ณ๐˜ข. ๐˜๐˜ฐ ๐˜ข๐˜ท๐˜ฆ๐˜ท๐˜ฐ ๐˜ด๐˜ฆ๐˜ต๐˜ต๐˜ฆ ๐˜ข๐˜ฏ๐˜ฏ๐˜ช. ๐˜Œ๐˜ณ๐˜ฐ ๐˜ช๐˜ฏ ๐˜ฑ๐˜ช๐˜ฆ๐˜ฅ๐˜ช ๐˜ข๐˜ค๐˜ค๐˜ข๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฐ ๐˜ข ๐˜ฎ๐˜ช๐˜ฐ ๐˜ฏ๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ฏ๐˜ฐ, ๐˜ก๐˜ฐ๐˜ณ๐˜ฐ๐˜ข๐˜ด๐˜ต๐˜ณ๐˜ฐ. ๐˜›๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ฆ๐˜ท๐˜ฐ ๐˜ช๐˜ฏ ๐˜ฎ๐˜ข๐˜ฏ๐˜ฐ ๐˜ญ๐˜ข ๐˜ง๐˜ข๐˜ด๐˜ค๐˜ช๐˜ฏ๐˜ข ๐˜ฅ๐˜ช ๐˜ด๐˜ต๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ฑ๐˜ช ๐˜ณ๐˜ช๐˜ต๐˜ถ๐˜ข๐˜ญ๐˜ฆ ๐˜ฆ ๐˜ญ๐˜ฐ ๐˜จ๐˜ถ๐˜ข๐˜ณ๐˜ฅ๐˜ข๐˜ท๐˜ฐ ๐˜ฎ๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ณ๐˜ฆ ๐˜ข๐˜ต๐˜ต๐˜ช๐˜ป๐˜ป๐˜ข๐˜ท๐˜ข ๐˜ช๐˜ญ ๐˜ง๐˜ถ๐˜ฐ๐˜ค๐˜ฐ ๐˜ด๐˜ถ๐˜ญ๐˜ญ’๐˜ข๐˜ญ๐˜ต๐˜ข๐˜ณ๐˜ฆ. ๐˜๐˜ญ ๐˜ด๐˜ฐ๐˜ญ๐˜ฆ ๐˜ด๐˜ต๐˜ข๐˜ท๐˜ข ๐˜ต๐˜ณ๐˜ข๐˜ฎ๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ข๐˜ฏ๐˜ฅ๐˜ฐ ๐˜ฆ ๐˜ช๐˜ญ ๐˜ง๐˜ถ๐˜ฐ๐˜ค๐˜ฐ ๐˜ฃ๐˜ณ๐˜ถ๐˜ค๐˜ช๐˜ข๐˜ท๐˜ข ๐˜ด๐˜ถ๐˜ญ๐˜ญ’๐˜ข๐˜ญ๐˜ต๐˜ข๐˜ณ๐˜ฆ, ๐˜ฒ๐˜ถ๐˜ข๐˜ฏ๐˜ฅ๐˜ฐ ๐˜ช ๐˜ฎ๐˜ข๐˜จ๐˜ช ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฎ๐˜ช๐˜ฏ๐˜ค๐˜ช๐˜ข๐˜ณ๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ฐ ๐˜ข ๐˜ด๐˜ข๐˜ญ๐˜ฎ๐˜ฐ๐˜ฅ๐˜ช๐˜ข๐˜ณ๐˜ฆ ๐˜ถ๐˜ฏ๐˜ฐ ๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜จ๐˜ญ๐˜ช ๐˜ช๐˜ฏ๐˜ฏ๐˜ช ๐˜ค๐˜ฉ๐˜ฆ ๐˜ก๐˜ฐ๐˜ณ๐˜ฐ๐˜ข๐˜ด๐˜ต๐˜ณ๐˜ฐ ๐˜ข๐˜ท๐˜ฆ๐˜ท๐˜ข ๐˜ข๐˜ฑ๐˜ฑ๐˜ณ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ฐ ๐˜ฅ๐˜ช๐˜ณ๐˜ฆ๐˜ต๐˜ต๐˜ข๐˜ฎ๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฆ ๐˜ฅ๐˜ข ๐˜ˆ๐˜ฉ๐˜ถ๐˜ณ๐˜ข ๐˜”๐˜ข๐˜ป๐˜ฅ๐˜ข๐˜ฉ, ๐˜ช๐˜ญ ๐˜š๐˜ข๐˜จ๐˜จ๐˜ช๐˜ฐ ๐˜š๐˜ช๐˜จ๐˜ฏ๐˜ฐ๐˜ณ๐˜ฆ.»

«๐˜—๐˜ฆ๐˜ณ ๐˜ช๐˜ญ ๐˜‰๐˜ถ๐˜ฅ๐˜ฅ๐˜ฉ๐˜ข, ๐˜ญ’๐˜ช๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ข ๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ญ๐˜ญ’๐˜ฆ๐˜ด๐˜ช๐˜ด๐˜ต๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ป๐˜ข ๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ข ๐˜ฒ๐˜ถ๐˜ข๐˜ญ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ด๐˜ข ๐˜ฅ๐˜ช ๐˜ข๐˜ด๐˜ด๐˜ฐ๐˜ญ๐˜ถ๐˜ต๐˜ข๐˜ฎ๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฆ ๐˜ฅ๐˜ฐ๐˜ญ๐˜ฐ๐˜ณ๐˜ฐ๐˜ด๐˜ฐ. ๐˜Š๐˜ฐ๐˜ฎ๐˜ฆ ๐˜ข๐˜ท๐˜ฆ๐˜ท๐˜ข ๐˜ณ๐˜ข๐˜จ๐˜ช๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ฆ! ๐˜˜๐˜ถ๐˜ข๐˜ญ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ด๐˜ข ๐˜ฅ๐˜ช ๐˜ค๐˜ถ๐˜ช ๐˜ด๐˜ฃ๐˜ข๐˜ณ๐˜ข๐˜ป๐˜ป๐˜ข๐˜ณ๐˜ด๐˜ช ๐˜ฆ๐˜ญ๐˜ช๐˜ฎ๐˜ช๐˜ฏ๐˜ข๐˜ฏ๐˜ฅ๐˜ฐ ๐˜ฐ๐˜จ๐˜ฏ๐˜ช ๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ช๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ช๐˜ฐ, ๐˜ช๐˜ฏ๐˜ค๐˜ญ๐˜ถ๐˜ด๐˜ฐ ๐˜ช๐˜ญ ๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ช๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ช๐˜ฐ ๐˜ฅ๐˜ช ๐˜ด๐˜ฃ๐˜ข๐˜ณ๐˜ข๐˜ป๐˜ป๐˜ข๐˜ณ๐˜ด๐˜ช ๐˜ฅ๐˜ช ๐˜ฐ๐˜จ๐˜ฏ๐˜ช ๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ช๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ช๐˜ฐ. ๐˜•๐˜ข๐˜ต๐˜ถ๐˜ณ๐˜ข๐˜ญ๐˜ฎ๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฆ, ๐˜ฑ๐˜ฐ๐˜ค๐˜ฉ๐˜ช ๐˜ท๐˜ช ๐˜ณ๐˜ช๐˜ฆ๐˜ด๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ฐ – ๐˜ข๐˜ญ๐˜ฎ๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ฐ ๐˜ฑ๐˜ฆ๐˜ณ ๐˜ด๐˜ฆ๐˜ฎ๐˜ฑ๐˜ณ๐˜ฆ. ๐˜”๐˜ข ๐˜ด๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ฐ ๐˜ณ๐˜ข๐˜จ๐˜ช๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ฆ๐˜ท๐˜ฐ๐˜ญ๐˜ฎ๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฆ ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ท๐˜ช๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฐ ๐˜ค๐˜ฉ๐˜ฆ, ๐˜ช๐˜ฏ ๐˜ฒ๐˜ถ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ต๐˜ฐ ๐˜ฎ๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ฅ๐˜ฐ, ๐˜ช ๐˜ด๐˜ถ๐˜ฐ๐˜ช ๐˜ด๐˜ฆ๐˜จ๐˜ถ๐˜ข๐˜ค๐˜ช ๐˜ค๐˜ข๐˜ฎ๐˜ฑ๐˜ข๐˜ฏ๐˜ฐ ๐˜ฎ๐˜ฆ๐˜จ๐˜ญ๐˜ช๐˜ฐ ๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜จ๐˜ญ๐˜ช ๐˜ข๐˜ญ๐˜ต๐˜ณ๐˜ช.»

Il romanzo che Vidal pubblica nel 1981, dopo il successo di “Giuliano”, riprende il tentativo di andare oltre i canoni del romanzo storico sull’antichitร  fine a se stesso, e lo amplia per rappresentare, per mezzo di un'unica voce narrante, una molteplicitร  di risposte al problema del senso della creazione e dell'esistenza stessa - risposte che nella realtร  storica le vede come elaborate quasi simultaneamente e senza alcun contatto reciproco in punti lontanissimi dell'Eurasia come convenzione geografica e non politica. Un fantasioso espediente narrativo che tiene insieme miracolosamente e coerentemente l’intera narrazione. Il libro รจ anche una dotta satira sulle dispute storiografiche e i suoi eccessi, riguardo alla pretesa oggettivitร  delle singole interpretazioni. Per questo ritengo vi si possa rintracciare anche una bella dose di autoironia.

Ciro Spitama, il narratore-protagonista, รจ un'invenzione di grande genialitร : รจ il nipote di Zoroastro (che Vidal colloca, cosรฌ, piรน tardi rispetto al contesto assegnato al profeta dalla cronologia tradizionale, preferendo intenzionalmente la suggestione di un periodo storico totalmente interconnesso). Spitama รจ un ambasciatore achemenide, mezzo greco e mezzo persiano, cieco e ottuagenario nell'Atene di Pericle mentre detta le sue memorie al nipote Democrito - un Democrito, ancora giovane e non ancora atomista compiuto, ma giร  ossessionato dal problema del vuoto e della materia, e rientra nell'invenzione narrativa tipica di Vidal fare del futuro filosofo dell'atomo l'amanuense di un uomo che ha visto con i propri occhi Buddha, Confucio e i maestri del Giainismo indiano.

Il romanzo รจ un viaggio vertiginoso attraverso le culle del pensiero umano, guidato da una voce narrante straordinariamente cinica, colta e dissacrante di un ambiente storico quello del V secolo A.C. Vidal usa la finzione letteraria per cercare di demolire l'etnocentrismo occidentale, regalandoci un affresco in cui la Storia viene percepita da una prospettiva capovolta e, tuttavia, scritta da un occidentale. La cornice narrativa ha una funzione polemica precisa, che รจ forse il nucleo ideologico piรน esplicito del libro: Ciro scrive per correggere, o meglio per smentire dall'interno, la Storia di Erodoto, di cui ha ascoltato pubbliche letture ad Atene e che giudica un tessuto di calunnie filo-greche contro l'impero persiano. 

Spitama costruisce una contro-storiografia in cui le guerre persiane sono viste dalla parte della potenza imperiale, non da quella della polis eroica e assediata. รˆ un gesto che appartiene a una costante di tutta la scrittura storica di Vidal, dal ciclo americano ai romanzi antichi: mette in scena una diffidenza quasi sistematica verso le storiografie ufficiali. L’Atene democratica, in “Creazione”, non รจ affatto il luogo della libertร  contrapposto al dispotismo orientale: รจ un'oligarchia mascherata, governata da clan aristocratici che manipolano l'assemblea. 

La Polis pratica lo schiavismo su scala di massa e conduce una politica imperiale nell'Egeo non meno predatoria di quella achemenide - semmai meno efficiente e meno tollerante in materia religiosa, dato che i Persiani, nella rappresentazione di Vidal, praticano una forma di pluralismo confessionale interno all'impero che i Greci, con il loro campanilismo di polis, nemmeno concepiscono. Tuttavia, nonostante questo, Vidal fa finire il viaggio proprio ad Atene, con Ciro che deposita le sue memorie nelle mani di Democrito, come rappresentazione di un futuro che sta giร  arrivando, quel futuro che sposterร  il baricentro verso Occidente. Vidal gioca astutamente su un doppio binario.

Sbaglierebbe chi volesse vedere nella immaginaria ricostruzione storica di Vidal un mero tentativo di riscrivere la Storia e ne contestasse la veridicitร . รˆ chiaro che allo scrittore non interessa affatto ristabilire, come ho detto, l’oggettivitร  dei fatti, dato che forza in piรน parti la linea temporale nel tentativo di rendere coevi personaggi che non lo furono affatto o che lo furono solo in parte.

Ma la struttura portante del romanzo รจ il viaggio, e il viaggio serve a Vidal per allestire l'ipotesi, a lui cara quanto discussa dagli storici delle religioni, secondo cui nel giro di due o tre secoli attorno al VI-V secolo A.C., senza contatti diretti, emergono in luoghi diversissimi le grandi tradizioni sapienziali che strutturano ancora oggi buona parte del pensiero umano: lo zoroastrismo persiano, il buddhismo, e poi il giainismo e le Upanisad in India, il confucianesimo e il taoismo in Cina, la filosofia presocratica e socratica in Grecia, l'ebraismo dell'Esilio Babilonese.

Ciro, in quanto diplomatico persiano mandato in missione fino ai confini orientali dell'impero e oltre, ha il privilegio narrativo di incontrare, o quasi incontrare, quasi tutti i protagonisti di questa fioritura: conversa con Buddha stesso (di cui dร  un ritratto scettico e umanizzato, alieno da ogni aura agiografica), con Mahavira e i maestri jaina, naviga, poi, fino in Catai dove intrattiene colloqui con Confucio, di cui Vidal sottolinea soprattutto il pragmatismo etico-politico e la sostanziale indifferenza metafisica, e infine, tornato in Occidente, osserva da vecchio il giovane Socrate muoversi nell'agorร . Si scontra con la dialettica irritante del filosofo ateniese, visto da Ciro come un sofista fastidioso e perdigiorno.

Il filtro attraverso cui tutto questo viene raccontato non รจ neutro, ed รจ qui che sta l'intelligenza costruttiva del libro: Ciro รจ un fedele dualista zoroastriano, discepolo diretto (nella finzione) del profeta stesso attraverso la nonna, e legge ogni sistema di pensiero che incontra alla luce dello scontro cosmico fra luce e tenebra, veritร  e menzogna. Questo non fa di lui un narratore ingenuo, tutt'altro: Vidal gli presta una sensibilitร  scettica, capace di notare con ironia le incongruenze e gli opportunismi di ogni sistema religioso che incontra, incluso il proprio, che difende piรน per lealtร  dinastica e culturale che per convinzione metafisica. 

Questo scetticismo militante รจ la vera cifra ideologica del romanzo, ed รจ coerente con tutta la produzione vidaliana: l'ostilitร  dichiarata verso le "religioni del libro" monoteiste, la preferenza intellettuale per i sistemi che Vidal percepisce, a torto o a ragione, come meno dogmatici - il buddhismo delle origini, il confucianesimo come etica civile priva di apparato teologico ingombrante - e una visione sostanzialmente materialistica ed epicurea della condizione umana, in cui il problema del senso non trova soluzione trascendente ma solo, se va bene, una forma di dignitร  stoica di fronte alla morte. Non a caso Democrito, l'ascoltatore-trascrittore, prefigura nel romanzo l'atomismo che sarร  la risposta greca piรน radicale al problema, quella che elimina il bisogno stesso di un principio spirituale ordinatore.

Sul piano politico, che in Vidal non รจ mai disgiunto da quello storiografico, “Creazione” รจ anche un trattato mascherato sulla natura dell'impero e sulla superioritร , o almeno la pari dignitร , del modello imperiale-plurale achemenide rispetto al modello civico-esclusivo greco: i Persiani raccontati da Spitama governano un mosaico di popoli, lingue, culti, con un pragmatismo amministrativo che Vidal sembra apparentemente preferire, ma senza mancare di contraddizioni, alla retorica ellenica di libertร , che nella pratica storica si accompagnava a schiavismo di massa, esclusione delle donne, xenofobia verso i "barbari" - categoria di cui lo stesso Ciro, in quanto persiano colto e polรญglotta, smonta pazientemente la tesi.

Stilisticamente, il libro รจ caratterizzato da una grande ironia, inevitabilmente da qualche forzatura - il punto di vista di Spitama non va preso troppo sul serio - e da una prosa limpida, quasi classicista, un registro colloquiale, quasi memorialistico, in cui la vastitร  geografica e dottrinale del materiale viene tenuta insieme dalla voce di un vecchio uomo di mondo, disincantato, vanitoso quanto basta, che racconta soprattutto per irritazione verso chi ha scritto la storia al posto suo. รˆ un dispositivo narrativo che permette a Vidal di far passare una quantitร  notevole di storia delle religioni senza mai scivolare nel trattato, e di tenere il lettore ancorato a un dramma umano - la cecitร , la vecchiaia, la dura rivalitร  storiografica con Erodoto, l'affetto burbero per Democrito, il sarcasmo verso Socrate.

martedรฌ 14 luglio 2026

๐—Ÿ๐—” ๐—ฃ๐—ฅ๐—ข๐—ฃ๐—”๐—š๐—”๐—ก๐——๐—” ๐—ฆ๐—ข๐—–๐—œ๐—ข๐—Ÿ๐—ข๐—š๐—œ๐—–๐—”

 «๐˜š๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ฐ ๐˜ช ๐˜ง๐˜ข๐˜ต๐˜ต๐˜ฐ๐˜ณ๐˜ช ๐˜ฆ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ฐ๐˜ฎ๐˜ช๐˜ค๐˜ช, ๐˜ฑ๐˜ฐ๐˜ญ๐˜ช๐˜ต๐˜ช๐˜ค๐˜ช ๐˜ฆ ๐˜ด๐˜ฐ๐˜ค๐˜ช๐˜ฐ๐˜ญ๐˜ฐ๐˜จ๐˜ช๐˜ค๐˜ช ๐˜ข ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ช๐˜ด๐˜ต๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ฆ, ๐˜ช๐˜ฏ ๐˜ฑ๐˜ณ๐˜ช๐˜ฎ๐˜ฐ ๐˜ญ๐˜ถ๐˜ฐ๐˜จ๐˜ฐ, ๐˜ฆ ๐˜ข ๐˜ง๐˜ข๐˜ณ ๐˜ฑ๐˜ณ๐˜ฐ๐˜จ๐˜ณ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ด๐˜ช๐˜ท๐˜ข๐˜ฎ๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฆ ๐˜ฑ๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ฆ๐˜ต๐˜ณ๐˜ข๐˜ณ๐˜ฆ ๐˜ถ๐˜ฏ๐˜ข ๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ต๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ฎ๐˜ช๐˜ฏ๐˜ข๐˜ต๐˜ข ๐˜ช๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ฐ๐˜ญ๐˜ฐ๐˜จ๐˜ช๐˜ข ๐˜ฏ๐˜ฆ๐˜จ๐˜ญ๐˜ช ๐˜ช๐˜ฏ๐˜ฅ๐˜ช๐˜ท๐˜ช๐˜ฅ๐˜ถ๐˜ช ๐˜ฆ ๐˜ฏ๐˜ฆ๐˜ญ๐˜ญ๐˜ฆ ๐˜ฎ๐˜ข๐˜ด๐˜ด๐˜ฆ. ๐˜—๐˜ฆ๐˜ณ ๐˜ฎ๐˜ฆ๐˜ป๐˜ป๐˜ฐ ๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ญ๐˜ญ๐˜ฆ ๐˜ด๐˜ต๐˜ณ๐˜ถ๐˜ต๐˜ต๐˜ถ๐˜ณ๐˜ฆ ๐˜ฆ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ฐ๐˜ฎ๐˜ช๐˜ค๐˜ฉ๐˜ฆ ๐˜ฆ ๐˜ฑ๐˜ฐ๐˜ญ๐˜ช๐˜ต๐˜ช๐˜ค๐˜ฉ๐˜ฆ ๐˜ด๐˜ช ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ด๐˜ต๐˜ช๐˜ต๐˜ถ๐˜ช๐˜ด๐˜ค๐˜ฆ ๐˜ถ๐˜ฏ๐˜ข ๐˜ค๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ต๐˜ข ๐˜ช๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ฐ๐˜ญ๐˜ฐ๐˜จ๐˜ช๐˜ข. ๐˜˜๐˜ถ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ต๐˜ข ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ฅ๐˜ถ๐˜ค๐˜ฆ ๐˜ข๐˜ญ๐˜ญ๐˜ข ๐˜ฑ๐˜ข๐˜ณ๐˜ต๐˜ฆ๐˜ค๐˜ช๐˜ฑ๐˜ข๐˜ป๐˜ช๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ฆ ๐˜ข๐˜ต๐˜ต๐˜ช๐˜ท๐˜ข ๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ญ๐˜ญ๐˜ฆ ๐˜ฎ๐˜ข๐˜ด๐˜ด๐˜ฆ, ๐˜ฆ ๐˜ข๐˜ญ๐˜ญ’๐˜ข๐˜ฅ๐˜ข๐˜ต๐˜ต๐˜ข๐˜ฎ๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฐ ๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜จ๐˜ญ๐˜ช ๐˜ช๐˜ฏ๐˜ฅ๐˜ช๐˜ท๐˜ช๐˜ฅ๐˜ถ๐˜ช. ๐˜“’๐˜ช๐˜ฎ๐˜ฑ๐˜ฐ๐˜ณ๐˜ต๐˜ข๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฆ ๐˜ฆ' ๐˜ง๐˜ข๐˜ณ ๐˜ฑ๐˜ข๐˜ณ๐˜ต๐˜ฆ๐˜ค๐˜ช๐˜ฑ๐˜ข๐˜ณ๐˜ฆ ๐˜ข๐˜ต๐˜ต๐˜ช๐˜ท๐˜ข๐˜ฎ๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฆ ๐˜ญ’๐˜ช๐˜ฏ๐˜ฅ๐˜ช๐˜ท๐˜ช๐˜ฅ๐˜ถ๐˜ฐ ๐˜ฆ ๐˜ข๐˜ฅ๐˜ข๐˜ต๐˜ต๐˜ข๐˜ณ๐˜ญ๐˜ฐ ๐˜ฏ๐˜ฆ๐˜ญ ๐˜ฎ๐˜ช๐˜จ๐˜ญ๐˜ช๐˜ฐ๐˜ณ๐˜ฆ ๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ช ๐˜ฎ๐˜ฐ๐˜ฅ๐˜ช ๐˜ข ๐˜ฒ๐˜ถ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ต๐˜ฐ ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฆ๐˜ด๐˜ต๐˜ฐ ๐˜ด๐˜ฐ๐˜ค๐˜ช๐˜ฐ๐˜ญ๐˜ฐ๐˜จ๐˜ช๐˜ค๐˜ฐ.

๐˜˜๐˜ถ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ต๐˜ข ๐˜ฑ๐˜ณ๐˜ฐ๐˜ฑ๐˜ข๐˜จ๐˜ข๐˜ฏ๐˜ฅ๐˜ข ๐˜ฆ' ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ด๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ป๐˜ช๐˜ข๐˜ญ๐˜ฎ๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฆ ๐˜ฅ๐˜ช๐˜ง๐˜ง๐˜ถ๐˜ด๐˜ข.

๐˜™๐˜ข๐˜ณ๐˜ข๐˜ฎ๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฆ ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ด๐˜ข ๐˜ด๐˜ช ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ฑ๐˜ณ๐˜ช๐˜ฎ๐˜ฆ ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ ๐˜ฑ๐˜ข๐˜ณ๐˜ฐ๐˜ญ๐˜ฆ ๐˜ฅ’๐˜ฐ๐˜ณ๐˜ฅ๐˜ช๐˜ฏ๐˜ฆ ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ฑ๐˜ญ๐˜ช๐˜ค๐˜ช๐˜ต๐˜ฆ, ๐˜ฐ ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ ๐˜ช๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ป๐˜ช๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ช ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ฑ๐˜ณ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ด๐˜ฆ. ๐˜—๐˜ช๐˜ถ๐˜ต๐˜ต๐˜ฐ๐˜ด๐˜ต๐˜ฐ, ๐˜ฆ' ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ด๐˜ต๐˜ช๐˜ต๐˜ถ๐˜ช๐˜ต๐˜ข ๐˜ฅ๐˜ข ๐˜ถ๐˜ฏ ๐˜ค๐˜ญ๐˜ช๐˜ฎ๐˜ข ๐˜จ๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ข๐˜ญ๐˜ฆ, ๐˜ฅ๐˜ข ๐˜ถ๐˜ฏ’๐˜ข๐˜ฎ๐˜ฃ๐˜ช๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฆ ๐˜ค๐˜ฉ๐˜ฆ ๐˜ข๐˜จ๐˜ช๐˜ด๐˜ค๐˜ฆ ๐˜ช๐˜ฏ ๐˜ฎ๐˜ฐ๐˜ฅ๐˜ฐ ๐˜ช๐˜ฏ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ด๐˜ค๐˜ช๐˜ฐ. ๐˜•๐˜ฐ๐˜ฏ ๐˜ฉ๐˜ข ๐˜ญ’๐˜ข๐˜ฑ๐˜ฑ๐˜ข๐˜ณ๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ป๐˜ข ๐˜ฅ๐˜ช ๐˜ถ๐˜ฏ๐˜ข ๐˜ฑ๐˜ณ๐˜ฐ๐˜ฑ๐˜ข๐˜จ๐˜ข๐˜ฏ๐˜ฅ๐˜ข ๐˜ฆ ๐˜ค๐˜ข๐˜ต๐˜ต๐˜ถ๐˜ณ๐˜ข ๐˜ญ๐˜ข ๐˜ฑ๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ด๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ข ๐˜ฏ๐˜ฆ๐˜ช ๐˜ด๐˜ถ๐˜ฐ๐˜ช ๐˜ถ๐˜ด๐˜ช, ๐˜ช๐˜ฏ ๐˜ค๐˜ช๐˜ฐ' ๐˜ค๐˜ฉ๐˜ฆ, ๐˜ฏ๐˜ฆ๐˜ญ๐˜ญ๐˜ฆ ๐˜ด๐˜ถ๐˜ฆ ๐˜ข๐˜ฃ๐˜ช๐˜ต๐˜ถ๐˜ฅ๐˜ช๐˜ฏ๐˜ช, ๐˜ฉ๐˜ข ๐˜ฅ๐˜ช ๐˜ฑ๐˜ช๐˜ถ' ๐˜ช๐˜ฏ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ด๐˜ข๐˜ฑ๐˜ฆ๐˜ท๐˜ฐ๐˜ญ๐˜ฆ. ๐˜Š๐˜ณ๐˜ฆ๐˜ข ๐˜ฑ๐˜ฆ๐˜ณ ๐˜ญ๐˜ฆ๐˜ช ๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ญ๐˜ญ๐˜ฆ ๐˜ฏ๐˜ถ๐˜ฐ๐˜ท๐˜ฆ ๐˜ข๐˜ฃ๐˜ช๐˜ต๐˜ถ๐˜ฅ๐˜ช๐˜ฏ๐˜ช. ๐˜˜๐˜ถ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ต๐˜ฐ, ๐˜ฅ๐˜ช ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ด๐˜ฆ๐˜จ๐˜ถ๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ป๐˜ข, ๐˜ฅ๐˜ช๐˜ท๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ข ๐˜ถ๐˜ฏ๐˜ข ๐˜ด๐˜ฑ๐˜ฆ๐˜ค๐˜ช๐˜ฆ ๐˜ฅ๐˜ช ๐˜ฑ๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ด๐˜ถ๐˜ข๐˜ด๐˜ช๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ฆ ๐˜ช๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ช๐˜ฐ๐˜ณ๐˜ฆ: ๐˜ข๐˜ฅ๐˜ฐ๐˜ต๐˜ต๐˜ข ๐˜ฏ๐˜ถ๐˜ฐ๐˜ท๐˜ช ๐˜ค๐˜ณ๐˜ช๐˜ต๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ช ๐˜ฅ๐˜ช ๐˜จ๐˜ช๐˜ถ๐˜ฅ๐˜ช๐˜ป๐˜ช๐˜ฐ ๐˜ฆ ๐˜ฅ๐˜ช ๐˜ด๐˜ค๐˜ฆ๐˜ญ๐˜ต๐˜ข, ๐˜ฆ ๐˜ญ๐˜ช ๐˜ข๐˜ฅ๐˜ฐ๐˜ต๐˜ต๐˜ข ๐˜ช๐˜ฏ ๐˜ฎ๐˜ฐ๐˜ฅ๐˜ฐ ๐˜ด๐˜ฑ๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ข๐˜ฏ๐˜ฆ๐˜ฐ, ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฎ๐˜ฆ ๐˜ด๐˜ฆ ๐˜ง๐˜ฐ๐˜ด๐˜ด๐˜ฆ ๐˜ฅ๐˜ข๐˜ท๐˜ท๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ฐ ๐˜ญ๐˜ฆ๐˜ช ๐˜ข ๐˜ด๐˜ค๐˜ฆ๐˜จ๐˜ญ๐˜ช๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ญ๐˜ช. ๐˜”๐˜ข ๐˜ฒ๐˜ถ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ต๐˜ช ๐˜ค๐˜ณ๐˜ช๐˜ต๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ช ๐˜ฉ๐˜ข๐˜ฏ๐˜ฏ๐˜ฐ ๐˜ถ๐˜ฏ ๐˜ฑ๐˜ข๐˜ณ๐˜ต๐˜ช๐˜ค๐˜ฐ๐˜ญ๐˜ข๐˜ณ๐˜ฆ: ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ช๐˜ฏ๐˜ค๐˜ช๐˜ฅ๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ฐ ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ ๐˜ญ’๐˜ข๐˜ฎ๐˜ฃ๐˜ช๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฆ, ๐˜ฆ ๐˜ด๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ฐ ๐˜ฆ๐˜ด๐˜ด๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ป๐˜ช๐˜ข๐˜ญ๐˜ฎ๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฆ ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ญ๐˜ญ๐˜ฆ๐˜ต๐˜ต๐˜ช๐˜ท๐˜ช⁠.»

๐˜‘๐˜ข๐˜ค๐˜ฒ๐˜ถ๐˜ฆ๐˜ด ๐˜Œ๐˜ญ๐˜ญ๐˜ถ๐˜ญ, “๐˜—๐˜ณ๐˜ฐ๐˜ฑ๐˜ข๐˜จ๐˜ข๐˜ฏ๐˜ฅ๐˜ข” (1962)

Il passo coglie il nucleo della distinzione che Ellul traccia in “Propaganda” tra propaganda politica diretta e propaganda sociologica - e sceglie deliberatamente la seconda come la piรน efficace, proprio perchรฉ รจ la piรน invisibile. A differenza della propaganda di regime, che parla attraverso slogan e ha un mittente riconoscibile, la propaganda sociologica non ne ha bisogno: รจ il tessuto stesso delle pratiche quotidiane, dei consumi, degli stili di vita a produrre conformitร . 

Il punto piรน importante รจ quello dell'illusione di autonomia: l'individuo crede di scegliere, mentre in realtร  sta semplicemente confermando criteri che l'ambiente gli ha giร  fornito. La propaganda sociologica di Ellul agisce sotto la soglia della consapevolezza. 

Il destinatario diventa esso stesso emittente: non subisce soltanto, riproduce la propaganda attraverso le proprie pratiche quotidiane, spontanee, apparentemente autonome. Non c'รจ bisogno di un apparato che ripeta il messaggio, perchรฉ ogni individuo "adattato" lo ritrasmette semplicemente vivendo, scegliendo, comunicando.

L'individuo stesso tende, quindi, a farsi propagandista. Chi ha interiorizzato certi criteri sente il bisogno di vederli confermati negli altri - convertire il proprio interlocutore diventa un modo per rassicurare se stessi che i criteri adottati siano davvero "propri" e non imposti. E nel frattempo, la propaganda, si diffonde per contagio orizzontale, capillare, tra pari.

LEONARDO LIPPOLIS, “L'APOCALISSE DEL POST PUNK. NELLE CITTร€ CI ANNOIAMO” (2025)


ALIENAZIONE E RIVOLTA

«La rapiditร  con cui le cittร  industriali del nord dell'Inghilterra nacquero e si svilupparono come un paesaggio completamente nuovo ha determinato il fatto che, nel secondo dopoguerra, la rivoluzione urbanistica che distrusse i vecchi quartieri operai potesse imporsi con particolare violenza. E' nel triangolo compreso tra Manchester e Sheffield e Leeds che si รจ forgiata l'anima psicogeografica del post-punk, quella che interpretava e metteva a nudo le trasformazioni urbane come veicolo di una mutazione economico-sociale e di immaginario.»

«Nella letteratura inglese con gotico urbano si identificano quegli autori che portarono le istanze romantiche dentro i confini della cittร , per indagare il mistero che si annidava sotto la superficie apparentemente banale della sua vita quotidiana... In questo senso, proponendo una rottura nei confronti della storia intesa come tempo lineare del progresso, il gotico urbano post-punk รจ un'ereditร  diretta del romanticismo inglese.»

«Alla fine degli anni settanta i sintetizzatori erano diventati economicamente accessibili rispetto a pochi anni prima e risultavano molto semplici da utilizzare, permettendo di applicare lo spirito punk del do it yourself e aprendo nuove possibilitร  musicali. Se il gotico urbano elaborava sonoritร  cupe con strumenti tradizionali per esprimere i sentimenti di rivolta e malinconia, un'altra faccia del post-punk si affidรฒ all'uso massiccio dei sintetizzatori per interpretare la “visione fredda del mondo” di Le Corbusier, con la quale gli architetti e urbanisti stavano stravolgendo il paesaggio urbano inglese con edifici brutalisti, strade nel cielo, sottopassaggi, parcheggi multipiano, zone di interscambio e tangenziali.»

La prima considerazione da fare dopo aver finito questo saggio รจ che non assomiglia a nessun altro libro che ho letto in vita mia. รˆ talmente originale da essere unico. La seconda che, pur non essendo affatto una storia musicale del post-punk, cosa ribadita anche dall’autore, conferma in me la convinzione che tra l’etร  di diciotto e di ventisei anni ho vissuto una delle stagioni musicali piรน intense della mia esistenza. Forse la piรน intensa. รˆ in questo senso un saggio di altissimo livello capace di emozionarmi e commuovermi.

Sono nato nel 1958 e molti dei protagonisti di quella storia erano miei coetanei o quasi, con uno scarto massimo di tre anni in piรน o in meno. Vale la pena fare dei nomi (dimenticherรฒ sicuramente qualcuno): Ian Curtis, Peter Hook, Bernard Sumner e Stephen Morris (i Joy Division); e poi, Siouxsie Sioux, Robert Smith, Marc Almond, David Sylvian, Gary Numan, Annie Lennox, Viv Albertine, Morrissey, Paul Weller, Peter Murphy, Julian Cope, Andrew Eldritch, Jim Kerr, Jaz Coleman, Ian McCulloch, Andrew Fletcher, Anne Clark, Kirk e Mallinder dei Cabaret Voltaire. 

Puรฒ apparire solo una semplice lista, un elenco di nomi, ma รจ ben altro. Pur essendo in fin dei conti un gioco, ho voluto rendere omaggio, nominandoli, a musicisti, cantanti, frontmen, persone con cui mi sono sentito affine per un lungo periodo e a volte anche ben oltre il 1984. Non tutti questi nomi appaiono nel saggio di Lippolis, ma la storia musicale รจ la stessa. Sono solo britannici. Ce ne sarebbero da aggiungere molti altri, tra americani, tedeschi, australiani e nord-europei.

Sono, per storia personale, ipoacusia permettendo, un ascoltatore e un appassionato “onnivoro” di musica. Ma la stagione del post-punk, va ben oltre il genere musicale e Leonardo Lippolis nel suo saggio lo spiega molto bene. l'Inghilterra รจ il luogo psicogeografico preso quasi esclusivamente in considerazione dall’autore, scelta assolutamente condivisibile, proprio a fronte del fatto che non รจ una storia del rock come qualsiasi altra. “L’apocalisse del post-punk” non ha nulla di convenzionale.

La musica รจ, sรฌ, protagonista, protagonista principale, ma lo รจ a fianco ad altri protagonisti, ad iniziare dalle cittร , sia metropoli che semplici agglomerati urbani. L’analisi dell’amico Leo si concentra sulla critica dell’esistenza all'interno di questi “inferni” architettonici in disfacimento, partendo dalla distruzione dell’architettura vittoriana, passando al brutalismo lecorbusiano. 

Il debito teorico di maggiore riferimento รจ con l'Internazionale Situazionista di Guy Debord e soci e con la produzione letteraria di J.G. Ballard, Philip Dick e George Orwell. E scusate, se vi sembra poco. La profonda connessione tra arte, architettura, rivoluzione, neoliberismo thatcheriano, spazio urbano alienato, condizione giovanile e musica, รจ l'anima della ricostruzione storico-sociale dell’intera opera. La musica si fa spazio con le unghie e con i denti attraverso le rovine di un paesaggio grigio, tossico e degradato.

Il concetto di separazione, che nella “Societร  dello spettacolo” di Guy Debord non indica semplicemente l'alienazione marxiana classica - il lavoratore separato dal prodotto del suo lavoro - ma qualcosa di piรน radicale, reale e pervasivo: la separazione dell'esperienza vissuta da se stessa, la trasformazione di ogni possibilitร  di vita autentica in immagine contemplabile, consumabile, inesorabilmente passiva. 

Lo spettacolo non รจ un insieme di immagini, รจ un rapporto sociale tra persone mediato da immagini. Il che significa che la critica dello spettacolo non รจ semplicistica critica dei media, non รจ critica culturale nel senso corrente, ma critica di una forma di organizzazione sociale totale che produce la sua propria legittimazione attraverso la saturazione visiva e sensoriale.

Ora, la domanda che Lippolis pone implicitamente - e che il post-punk pone esplicitamente, con il corpo, col rumore, con l'ostentazione del disagio - รจ: cosa succede quando lo spettacolo non riesce a incorporare una zona della realtร  sociale? Le cittร  industriali abbandonate dalla produzione, i quartieri operai lasciati a decomporsi dalla deindustrializzazione thatcheriana, rappresentano esattamente questo: un residuo che lo spettacolo non ha ancora digerito, una materialitร  grezza che resiste alla trasfigurazione in immagine consumabile. 

Manchester, Sheffield, Leeds, Liverpool, Birmingham, Londra stessa, non sono qui, infatti, come semplici scenari di sfondo ma veri e propri soggetti storico-geografici, che animano intere vicissitudini, fonti di una produzione simbolica, musicale e artistica di alto livello. Non sono mai fantasmi inanimati. E il post-punk nasce proprio da questo residuo, come urlo e come elaborazione, come materia viva, seppure condannata a rappresentare la morte.

Tuttavia, la musica non รจ solo uno specchio, vuole incarnare soprattutto una risposta, invocare una rivolta, che rivendichi dignitร  per le sue anime dannate, condannate in un universo concentrazionario che richiama quello dei lager e dei gulag. Al centro del discorso musicale, ci sono loro: i Joy Division e non poteva essere altrimenti. Culmine e origine di un intero universo musicale, la band di Manchester รจ, senza esagerazione alcuna, quella che ha dato vita a tutto.

Gli attori musicali perรฒ sono diversi. Particolare attenzione l’autore la dedica anche ad altre due formazioni: i Cabaret Voltaire, capostipiti della scena synth, e i Throbbing Gristle, maggiori protagonisti di quella industrial, col loro rapporto con la Berlino Ovest della fine dei settanta e gli Einstรผrzende Neubauten, una delle sezioni piรน interessanti dell’opera, unica eccezione alla storia quasi esclusivamente britannica.

Le condizioni orribilmente mutilate non producono necessariamente musica triste: il post punk dimostra che un particolare modo di abitare la marginalizzazione economica, spaziale e culturale puรฒ generare, in condizioni storiche specifiche, una risposta estetica di straordinaria densitร . Ed รจ questa specificitร  che il libro rivendica contro ogni riduzione a mero genere musicale del post-punk. Una musica che ha cercato di sconfiggere noia e disperazione, con una creativitร  unica e assoluta, emergendo direttamente dall’infernale apocalisse urbana.

L’ultima sezione del libro unisce originalitร  a originalitร . รˆ una guida alle sonoritร  dal 1977 al 1984, una selezione di canzoni inglesi di quegli anni, un’ideale e suggestiva colonna sonora, e come specifica l’autore: la scelta dei brani รจ puramente soggettiva. «Cento canzoni per cento gruppi, ma avrebbero potuto starcene almeno altrettanti, una per gruppo, alcuni celebri, alcuni sconosciuti, alcuni ampiamente trattati nel testo, altri neanche citati, alcuni che hanno avuto una carriera longeva e di cui si potrebbero citare intere discografie, altri che hanno fatto un solo album o addirittura un solo singolo, unica eccezione รจ i Joy Division, per la cui importanza ho scelto un brano per ogni anno della loro breve vita.» Fortunati coloro che sceglieranno di leggere “L’apocalisse del post punk”, non si annoieranno in alcun modo. 

lunedรฌ 13 luglio 2026

๐— ๐—ข๐—ฆ๐—ง๐—ฅ๐—œ ๐—˜ ๐—”๐—•๐—œ๐—ฆ๐—ฆ๐—ข ๐—œ๐—ก ๐—ก๐—œ๐—˜๐—ง๐—ญ๐—ฆ๐—–๐—›๐—˜

 

«๐˜Š๐˜ฉ๐˜ช ๐˜ญ๐˜ฐ๐˜ต๐˜ต๐˜ข ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ ๐˜ช ๐˜ฎ๐˜ฐ๐˜ด๐˜ต๐˜ณ๐˜ช ๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ท๐˜ฆ ๐˜จ๐˜ถ๐˜ข๐˜ณ๐˜ฅ๐˜ข๐˜ณ๐˜ด๐˜ช ๐˜ฅ๐˜ช ๐˜ฏ๐˜ฐ๐˜ฏ ๐˜ฅ๐˜ช๐˜ท๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ข๐˜ณ๐˜ฆ, ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ดรฌ ๐˜ง๐˜ข๐˜ค๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ฅ๐˜ฐ, ๐˜ถ๐˜ฏ ๐˜ฎ๐˜ฐ๐˜ด๐˜ต๐˜ณ๐˜ฐ. ๐˜Œ ๐˜ด๐˜ฆ ๐˜ต๐˜ถ ๐˜ด๐˜ค๐˜ณ๐˜ถ๐˜ต๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ข๐˜ช ๐˜ข ๐˜ญ๐˜ถ๐˜ฏ๐˜จ๐˜ฐ ๐˜ช๐˜ฏ ๐˜ถ๐˜ฏ ๐˜ข๐˜ฃ๐˜ช๐˜ด๐˜ด๐˜ฐ, ๐˜ข๐˜ฏ๐˜ค๐˜ฉ๐˜ฆ ๐˜ญ'๐˜ข๐˜ฃ๐˜ช๐˜ด๐˜ด๐˜ฐ ๐˜ด๐˜ค๐˜ณ๐˜ถ๐˜ต๐˜ฆ๐˜ณร  ๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ณ๐˜ฐ ๐˜ฅ๐˜ช ๐˜ต๐˜ฆ.»

Questa celeberrima citazione di Nietzsche รจ stata spesso usata e abusata, e, a mio parere, anche fraintesa fino a farla passare quasi come uno stereotipo. Nonostante questo, come le piรน grandi intuizioni del genio umano, conserva una potenza visionaria inestinguibile. Riguarda essenzialmente il rischio concreto di adottare gli stessi metodi del proprio nemico. Per sconfiggere un mostro, spesso si ha la tentazione di usare la sua stessa spietatezza, le stesse modalitร , gli stessi automatismi. Ciรฒ mi permette di riflettere spesso anche su come agisco e su cosa penso.

Non esiste una posizione di sicurezza da cui si possa combattere il male, l'orrore, la mostruositร  senza pagarne un prezzo. L'opposizione non รจ un'operazione pulita e indolore: chi si mette in “guerra” contro qualsiasi cosa rischia di assumerne, quasi per contagio, la forma - gli strumenti, la logica, persino la crudeltร  che intendeva estirpare. Il fine non basta a preservare i mezzi da questa contaminazione. Anzi, seguendo questa logica, quasi sempre si prende una strada che peggiora la relazione di potere.

Non serve nemmeno agire, basta guardare a lungo l'abisso con compiacimento. La contemplazione prolungata del nulla, dell'orrore, del non-senso, non lascia chi scruta com'era prima. C'รจ una reciprocitร  inquietante: l'oggetto osservato finisce per agire su chi guarda, per riflettersi dentro di lui. Ogni serio confronto con l'estremo - che sia lotta o semplice contemplazione - comporta un rischio di trasformazione involontaria di sรฉ. Non รจ un invito a distogliere lo sguardo o a rinunciare alla lotta, ma un richiamo alla vigilanza su di sรฉ: chi si occupa del male, in qualunque forma, non deve sorvegliare solo il nemico ma anche la propria metamorfosi interiore.

Il rischio concreto รจ che chi combatte l'idolatria - i pregiudizi, il gregge, la morale assoluta - diventi lui stesso un idolo, un dogma, un mostro fatto di devoti anzichรฉ di spiriti liberi. Si trasformi a sua volta in un tiranno, un fanatico o un nuovo falso profeta.

giovedรฌ 9 luglio 2026

JAMES ELLROY, “PERFIDIA” (2014).


DA PEARL HARBOR ALL'INTERNAMENTO DEI NIPPO-AMERICANI. 

«Ci son piรน cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia».

"Perfidia" รจ un capolavoro del noir storico politico, un'opera che ridefinisce i confini della narrativa. Spesso, la critica lo relega alla categoria "di genere" ed etichetta Ellroy frettolosamente come "reazionario", citando le sue provocatorie dichiarazioni tratte da alcune interviste. Ma รจ solo il classico stereotipo di chi ha necessitร  di incasellare letterariamente e ideologicamente. Sempre a proposito di grandi “reazionari”, leggere "Perfidia" significa confrontarsi con un'architettura narrativa e una profonditร  storica che non hanno nulla da invidiare ai grandi maestri europei come Dostoevskij o Cรฉline.

Chi cerca una lettura consolatoria ha sbagliato autore; chi cerca la veritร  brutale della storia americana, troverร  qui una maestria che trascende qualsiasi categoria ideologica. Pur volendo considerare come vera la premessa, credo che non si conterebbero scrittori “progressisti” che darebbero qualsiasi cosa per scrivere capolavori come “Delitto e castigo”, “Viaggio al termine della notte” e questo “Perfidia”, che liquidare come prodotti reazionari รจ davvero arduo e ridicolo. 

Questo romanzo inaugura il secondo 'Quartetto di Los Angeles' (poi diventato Quintetto), espandendo vertiginosamente l'universo ellroyiano. Prequel monumentale della tetralogia originale, “Perfidia” non รจ solo un tassello di una serie, ma un'opera che impone una nuova prospettiva di lettura e racconta una storia scarsamente conosciuta. Ellroy in un secondo tempo abbandona il contesto previsto per i volumi successivi e sceglie una rotta piรน ambiziosa, preparando il terreno per le dinamiche di potere e le ossessioni che domineranno l'intero ciclo dedicato al detective Freddy Otash, personaggio realmente esistito. 

6 dicembre 1941. Los Angeles รจ una polveriera. Pearl Harbor incombe. La famiglia Watanabe รจ morta. L'indagine รจ una corsa nel fango, un intreccio spietato. Dudley Smith: il male puro, il manipolatore. Kay Lake: l'ambiguitร  impersonificata. William H. Parker: la legge che si fa potere. E Hideo Ashida, il chimico forense giapponese: intrappolato in una causa che non รจ la sua. Deve servire il sistema che sta preparando la distruzione della sua comunitร . L'aria รจ satura di paranoia. 

​Il 19 febbraio 1942, il presidente Franklin D. Roosevelt firmรฒ l'Executive Order 9066. Questo provvedimento autorizzava il Segretario alla Guerra a designare determinate aree come "zone militari", dalle quali qualsiasi persona poteva essere espulsa. Sebbene il decreto non menzionasse esplicitamente una nazionalitร , fu applicato quasi esclusivamente ai residenti di origine giapponese che vivevano sulla costa occidentale degli Stati Uniti. 

L’amministrazione americana, mossa da un'ondata di isteria collettiva, pregiudizio razziale e pressione politica, decise di confinare forzatamente circa 120.000 persone di origine giapponese in campi di concentramento (ufficialmente chiamati Relocation Centers). I residenti, senza aver commesso alcun reato, furono costretti ad abbandonare case, proprietร  e attivitร  commerciali per essere reclusi in queste strutture gestite dal governo federale.

Il vero centro tematico del libro รจ perรฒ il periodo appena precedente all'internamento dei giapponesi-americani, che Ellroy usa come lente per esaminare il razzismo sistemico, l'opportunismo politico e la corruzione delle istituzioni losangeline in un momento di panico collettivo. Ellroy dipinge il clima di xenofobia e paranoia che portรฒ la cittร  di Los Angeles e il governo americano a pianificare la reale e drammatica deportazione. 

Lo stile รจ quello tipico della fase matura di Ellroy: prosa telegrafica, frammentata, quasi percussiva, con capitoli che alternano prospettive diverse e un uso massiccio di gergo poliziesco e slang d'epoca - una scrittura molto piรน radicale rispetto al “Quartetto” originale -, uno stile che alcuni lettori trovano faticoso affrontare e altri, tra cui il sottoscritto, considerano il momenti piรน alti della sua evoluzione stilistica.

Ellroy narra degli arresti preventivi di leader della comunitร  nippo-americana, le perquisizioni per confiscare radio, macchine fotografiche, armi, i rastrellamenti condotti su liste giร  pronte da mesi nei cassetti dell'FBI. รˆ una scelta che rende il libro piรน inquietante di un romanzo ambientato nei campi stessi: mostra la burocrazia del sospetto mentre si sta appena attivando.

Il protagonista principale attorno a cui ruota la vicenda รจ Hideo Ashida, unico chimico forense di origine giapponese della polizia di Los Angeles, e qui Ellroy compie la sua mossa piรน geniale: Ashida non รจ vittima passiva, viene arruolato - da Dudley Smith, da Parker, dagli stessi apparati che si preparano a internare la sua gente - come collaboratore nell'individuare elementi "sospetti" dentro la propria comunitร . 

Ellroy descrive il personaggio rendendolo anche omosessuale represso, in un'epoca in cui questo costituisce un secondo, distinto motivo di ricatto: doppia clandestinitร , etnica e sessuale, e la sua utilitร  intrinseca al sistema รจ ciรฒ che temporaneamente lo protegge. รˆ un rovesciamento amaro: essere indispensabili non significa essere al sicuro, significa diventare strumento e complice della persecuzione.

Il razzismo istituzionale coesiste con l'opportunismo economico piรน spiccio: il panico antigiapponese viene usato per espropriare proprietร  e attivitร  commerciali dei nippo-americani ancor prima che scatti l'internamento legale, aggiungendo alla persecuzione razziale anche interessi personali. Attorno a Dudley Smith si muove una rete di notabili, poliziotti, imprenditori e giornalisti in cui convinzione razzista genuina, calcolo politico, corruzione e pura rapina economica si mescolano senza soluzione di continuitร  - la stessa saldatura fra stato e crimine organizzato che attraversa tutta l'opera di Ellroy, dal Quartetto originale alla trilogia di American Tabloid.

Ellroy non edulcora il lessico dell'epoca - epiteti razzisti, luoghi comuni sulla "natura orientale", gergo da caserma, antisemitismo, retorica della quinta colonna circolano senza filtro quando fa parlare i bianchi. E a proposito della mia premessa, parte della critica lo ha accusato di compiacimento per questo, un’altra parte lo ha difeso perchรฉ era storicamente necessario rendere la persecuzione e i pregiudizi credibili e senza filtri - una tensione analoga a quella sul razzismo contro i neri giร  presente nel “Quartetto” originale: Ellroy non offre mai una lettura consolatoria. 

Il linguaggio dell'epoca รจ una radiografia precisa dell'odio. รˆ lo strumento chirurgico con cui la societร  separa. Divide. Etichetta. Questo linguaggio รจ essenziale e necessario mentre attraversa tutta la narrazione. Come non leggerne un significato anche per la situazione attuale in cui si invocano deportazioni, esclusioni e indiscriminate e forzate remigrazioni? Altro che reazionario.


mercoledรฌ 8 luglio 2026

RIELABORAZIONI STORICHE E MITOLOGICHE


A proposito di certe ricorrenti polemicucce su rielaborazioni di storia e mitologia, sia cinematografiche, che televisive e piรน raramente letterarie (perchรฉ la letteratura, si sa, รจ quasi impossibile che possa fare sensazione nell'era dei social).

Sostenere che le storie e i miti del passato siano materia intoccabile perchรฉ legata a regole ben precise, come se appartenessero a un canone immutabile, รจ un'enorme sciocchezza: una visione del genere limita inutilmente la fantasia e la creativitร , e la possibilitร  di esplorare e sperimentare nuove forme narrative. 

Allo stesso tempo, perรฒ, forzare la riscrittura di queste opere solo per rimediare a colpe storiche legate al colonialismo รจ ancora piรน assurdo. Cosรฌ, infatti, l'arte smette di essere autentica e finisce per diventare solo uno strumento al servizio del catechismo di un'ideologia. Mutatis mutandis, potrebbe, inoltre, accadere con qualsiasi addomesticamento ideologico, come d'altronde รจ accaduto in passato.

Consiglio di lettura: "Creazione" di Gore Vidal, a cui presto dedicherรฒ, per quei pochissimi che fossero interessati, una specifica recensione.

๐—Ÿ๐—˜๐—ง๐—ง๐—˜๐—ฅ๐—”๐—ง๐—จ๐—ฅ๐—” ๐—˜ ๐—š๐—œ๐—จ๐——๐—œ๐—ญ๐—œ ๐— ๐—ข๐—ฅ๐—”๐—Ÿ๐—œ. ๐—” ๐—ฃ๐—ฅ๐—ข๐—ฃ๐—ข๐—ฆ๐—œ๐—ง๐—ข ๐——๐—œ ๐—–๐—”๐—ก๐—–๐—˜๐—Ÿ ๐—–๐—จ๐—Ÿ๐—ง๐—จ๐—ฅ๐—˜

La letteratura รจ tale in quanto letteratura, e su di essa mi permetto di esprimere soltanto un giudizio di qualitร : le colpe, le fragilitร  e persino gli orrori dell'autore appartengono a un altro tribunale, quello morale, che non ha nessuna competenza quando io leggo. Pretendere di subordinare il valore di un’opera alla biografia di chi l’ha scritta costituisce, a mio avviso, un errore di categoria: confonde il piano etico con quello estetico, una deriva che, portata alle estreme conseguenze, priverebbe il canone letterario universale di gran parte delle sue pagine migliori. 

Concordo poi anche con una seconda tesi, da non confondere con la prima, che pur essendo altrettanto valida conduce a un esito differente: essa non suggerisce di giudicare l'opera a prescindere dall'uomo, ma ipotizza che proprio i limiti, le debolezze e le zone d'ombra dell'autore costituiscano il bagaglio esperienziale da cui l'opera trae la propria profonditร . In quest'ottica, il nesso si rovescia: ciรฒ che era motivo di condanna si trasforma in sorgente di ricchezza. Le due tesi non si escludono, ma sono distinte: la prima รจ un principio di metodo nella lettura, la seconda un'ipotesi critica sull'origine della qualitร  artistica. Tenerle separate รจ, a mio parere, il modo migliore di sostenerle entrambe senza incorrere in contraddizione.

Due princรฌpi, questi, che infastidiscono le odierne grette forme di cancel culture o di censura etica, che siano conservatrici o progressiste, cosรฌ sollecite nella loro ossessione moralizzatrice. Un fenomeno attuale, ma che, allo stesso tempo, appartiene da sempre alla storia dell'intolleranza, ai suoi conflitti e ai suoi dispotismi.

martedรฌ 7 luglio 2026

SYD BARRETT A VENT’ANNI DALLA SUA MORTE. OVVERO, DELLE LACRIME E DELLA COMMOZIONE


Un mio ricordo riveduto e corretto per l’occasione

Syd รจ un personaggio a cui sono da sempre molto legato, sia in senso romantico che musicale. Forse piรน di quello che io stesso effettivamente riesco a percepire.

Uno dei miti della storia del rock, un mito piรน che meritato, perchรฉ ha contribuito con poche note a cambiarne il corso, per sempre e irrimediabilmente.

So che molti non condivideranno, ma credo che i Pink Floyd siano essenzialmente Syd Barrett, anche se รจ rimasto con loro lo spazio di qualche singolo, un album e poco piรน. I Pink Floyd non avrebbero mai potuto prescindere da Syd Barrett e se lo avessero fatto, non sarebbero stati quello che effettivamente sono stati. Anche se forse con lui ancora vivo sarebbero stati qualcosa di molto diverso, chissร . 

Ma sono i suoi stessi ex compagni ad esserne stati sempre consapevoli nel corso degli anni, anche quando si ostinavano a volersi affrancare dalla sua ingombrante presenza. Il suo spirito ha sempre aleggiato sopra e dentro le loro composizioni, in maniera, prima, esplicita (musicalmente fino a "Meddle"), anche dopo, seppure in maniera piรน sfumata e simbolica. Syd Barrett ha continuato a essere nel tempo una sorta di nume tutelare per il suo ex gruppo. Tanti, infatti, sono stati gli omaggi rivolti all'amico, soprattutto negli album "The Dark Side of the Moon" e "Wish You Were Here". Da miliardari quali sono poi diventati, era il minimo che potessero fare.

Ma non si tratta solo di omaggi e di ricordi, non si tratta solo di riconoscimenti, di legame affettivo o di senso di colpa. รˆ ben altra la connessione, รจ un robusto filo relativo al discorso narrativo, musicale e non, e piรน in generale a quel qualcosa che non si puรฒ rendere a parole. Quasi un'ossessione, anche per gli altri, per loro che sono rimasti fuori dall'abisso, ma quasi sempre in bilico, sull'orlo. Anzi, รจ terribilmente impressionante come la sua personalitร  abbia influito in maniera cosรฌ profonda sulla loro arte, cosรฌ a lungo e cosรฌ intensamente.

Barrett in fondo ha lasciato poco di sรฉ, ma quel poco รจ stato talmente dirompente, da trasformare tutto e da influenzare generazioni di musicisti. Basti pensare al rivoluzionario e sublime primo album dei Pink Floyd: "The Piper At The Gates Of Dawn" del lontano 1967; e poi a quei due dischi, singolarissimi oggetti partoriti dalla sua mente allucinata: "The Madcap Laughs", con l'ausilio di David Gilmour e Roger Waters, e ‘“Barrett” con quello di David Gilmour e Richard Wright, gioielli di un'arte esasperatamente aliena, ma anche intensamente e dolorosamente romantici.

Syd se ne andรฒ un giorno dal gruppo che aveva contribuito a rendere celebre, precipitando nel suo fatato abisso di follia e di marginalitร , e non credo sia stato mai, fino in fondo, consapevole dell'effettiva portata innovativa della sua opera. La vulgata vuole che questo sia dipeso dall'uso eccessivo di sostanze di vario genere. In realtร  se questo era in buona parte vero, ma chi non ne aveva fatto un uso eccessivo all'epoca? Non erano molti.

La separazione non fu a senso unico e fu determinata anche dall'incompatibilitร  caratteriale del chitarrista con lo show biz, con la ricerca dei Pink Floyd del successo e con le esigenze della EMI. Syd รจ precipitato e praticamente non si รจ mai piรน rialzato, anche nella seconda parte della sua vita, quando si era praticamente autorelegato in casa, accudito dai soli familiari, dedicandosi per lo piรน alla pittura e al giardinaggio.

Malato da tempo di diabete, se n'รจ andato definitivamente a sessant'anni, il 7 luglio del 2006, vent'anni fa, per colpa di un tumore al pancreas, quasi del tutto solo e per lo piรน dimenticato. Ma non certo dimenticato dai suoi ammiratori che lo hanno sempre considerato, suo malgrado, una leggenda, uno degli dei della musica rock. Uno di quelli che hanno saputo lasciare piรน di un segno, che non sarร  piรน possibile cancellare.

Il rock รจ essenzialmente un rito pagano, nel quale la follia, oltre la morte, assume una particolare sacralitร , e nella sua follia, Barrett รจ diventato un'icona pagana, con tutte le contraddizioni proprie del mondo del rock. Ma per quanto mi riguarda, lui, il menestrello folle, emarginato e anarchico, in qualche modo รจ ancora qui, eccolo: "the lunatic is on the grass", sotto il cielo stellato alla luce della luna, qui sul prato vicino casa mia e io sono seduto al suo fianco.