TRE VISIONI DEL MONDO AL FEMMINILE: LE GUIN, ATWOOD, ZIMMER BRADLEY
Di esempi di letteratura fantastica, declinata al femminile, ce ne sono molti e forse in futuro ci scriverò ancora. “La mano sinistra delle tenebre” di Ursula K. Le Guin (1969), “Il racconto dell'ancella” di Margaret Atwood (1985) e “Le nebbie di Avalon” di Marion Zimmer Bradley (1983) appartengono a questa categoria: tre romanzi sbcritti da donne, ambientati in contesti immaginari, che tuttavia parlano, non solo della condizione della donna in maniera più specifica, ma in genere indirettamente anche della condizione umana. Pur essendo profondamente diversi per forma, tono e intenzione, i tre testi convergono attorno a un nucleo comune: come il potere invade i corpi, i generi, le credenze e le istituzioni, e cosa rimane dell'individuo quando questo potere è assoluto.
Il punto di partenza più radicale è quello della Le Guin. Su Gethen, il pianeta immaginario al centro del romanzo, gli alieni non hanno un sesso permanente: sono in uno stato neutro per la maggior parte del tempo, e diventano temporaneamente maschili o femminili solo durante il kemmer, il periodo di calore riproduttivo. Questa premessa, che potrebbe sembrare un semplice espediente fantascientifico, è in realtà una parabola sull’identità, sull’alterità e sul costrutto culturale, non solo in senso sessuale. Un individuo che cambia sesso ogni volta che è pronto all'accoppiamento è costretto a calarsi anche biologicamente nei panni dell’altro. Ma è condannato pure alla ripetizione di uno schema.
Si potrebbe speculare all'infinito sulla simbologia contenuta nel romanzo su sesso alieno e alienazione. Ma ciò che più emerge è che nonostante il fatto che tutto ciò che diamo per scontato e naturale nei rapporti tra i sessi si riveli essere su Gethen stravolto da un ordine biologico, non solo diverso, ma addirittura opposto. Se si potesse cioè eliminare la differenza sessuale permanente, nella società umana, resterebbe quasi tutto inalterato: la politica, la burocrazia, il tradimento, la lealtà, la paura, l’oppressione, le dinamiche sociali di vario genere, incluse quelle distruttive e autodistruttive.
Il protagonista Genly Ai, inviato terrestre su Gethen, non riesce per lungo tempo a liberarsi dal bisogno di classificare i Getheniani come maschi o femmine, e la sua difficoltà è l’argomento centrale del romanzo: la “cecità” prodotta da una differente natura. Il suo compagno di viaggio Estraven, che lo salva a rischio della propria vita, sembra rimanere per lui comunque un enigma. La Le Guin invita il lettore a compiere il lavoro di decostruzione dei pregiudizi che non riesce a Genly.
La Atwood opera su un registro completamente diverso: la proiezione distopica del presente. Gilead, la teocrazia totalitaria che ha sostituito gli Stati Uniti, nel “Racconto dell'ancella”, viene collocata in una dimensione temporale non ben definita ed è un’estensione coerente di tendenze già presenti nella società contemporanea: il fondamentalismo religioso, la crisi della fertilità, il controllo normativo della sessualità femminile, schiave costrette alla gestazione di figli per individui appartenenti alle élite. Il corpo femminile in Gilead è ridotto alla sua funzione riproduttiva con una logica che Atwood mostra essere molto razionale e perfettamente sistematica.
Ciò che rende il romanzo altamente inquietante è la familiarità del meccanismo oppressivo e non elementi fantastici o mostruosi: quello che narra è riconoscibile perché in qualche modo è già qui, nella gestione normativa dei corpi privati della libera scelta, nella gerarchizzazione dei corpi femminili, nell'uso della religione come strumento di disciplinamento. La voce narrante di Difred, il cui vero nome è June, è quella di una donna che cerca di resistere per salvaguardare la sopravvivenza del sé interiore, dei ricordi, con piccoli gesti di disobbedienza, una forma di resistenza fragile, ma determinata che Margaret Atwood tratta con assoluta consapevolezza.
Ovviamente la scrittrice canadese fissa le coordinate sul fondamentalismo cristiano suprematista e patriarcale di stampo americano, ma lo usa come espediente narrativo per un discorso molto più ampio e universale sul dominio maschile. Ciononostante con l’ipotesi della rete clandestina Mayday, la Atwood vuole dimostrare che anche nei sistemi più totalitari può esistere una possibilità di ribellione.
La Zimmer Bradley si muove su un territorio ancora diverso: dopo la space opera speculativa della Le Guin e la distopia della Atwood, è la volta della rivisitazione del mito arturiano. “Le nebbie di Avalon” è una riscrittura del celeberrimo ciclo dal punto di vista delle donne che ne sono state protagoniste: Morgana, Ginevra, Viviana e altre, relegate tradizionalmente al ruolo di figure decorative, marginali, malvagie o passive. La scelta della Zimmer Bradley è di tipo squisitamente politico anche quando si presenta come recupero del fantastico: riappropriarsi di un mito fondativo della cultura occidentale e riscriverlo partendo dal basso, dalle voci femminili, significa contestare la legittimità della versione ufficiale. Il romanzo riflette il clima culturale degli anni ’80, segnato dal femminismo e dalla rivalutazione delle spiritualità pagane.
Morgana, che nella tradizione è la strega malvagia, diventa qui una sacerdotessa della Dea della Vecchia Religione impegnata in una disperata lotta di resistenza contro l'avanzata di quella forma di Cristianesimo gerarchico e maschile che sta cancellando le religioni della Terra e della fertilità femminile. Il romanzo è, tra i tre, il più esplicitamente spirituale: la perdita di Avalon è la perdita di un intero sistema di significato in cui il femminile era sacro, e questa perdita è trattata alla stregua di un lutto di carattere cosmico. La critica della Zimmer Bradley è rivolta non solo al patriarcato politico ma al patriarcato della costruzione teologica, all'idea che il divino sia per definizione maschile e che la spiritualità femminile debba essere estirpata come stregoneria.
I tre romanzi si distinguono anche nel modo in cui trattano la questione del potere tra donne. Ursula Le Guin, sciogliendo il genere biologico, dissolve anche la solidarietà di genere come categoria stabile. Su Gethen non ci sono sorelle con cui solidarizzare, e a causa di questa assenza è ancora più ambiguo anche nella metafora: non è solo il patriarcato terrestre che tende ad annullare il protagonismo femminile, ma anche la fluidità di genere aliena, nonostante crei una parità definitiva.
Margaret Atwood, invece, mostra come il patriarcato si perpetui anche attraverso le donne che amministrano e riproducono la dinamica di potere: le Zie, le Mogli, le Marthas, e come la complicità delle donne con la propria oppressione sia uno degli aspetti più atroci della condizione femminile. È una visione puntuale, lucida, non consolatoria: non c'è una naturale solidarietà femminile che affiori quando le donne sono sottomesse, ci sono donne che sopravvivono a spese di altre donne. La solidarietà va pazientemente costruita attraverso una graduale ribellione.
Marion Zimmer Bradley offre una terza prospettiva: le sue protagoniste sono anche in conflitto tra loro, oltre che con l'istituzione religiosa maschile dominante. Morgana e Ginevra rappresentano due visioni opposte del potere femminile: Morgana incarna la spiritualità pagana e l’autonomia, mentre Ginevra è legata al cristianesimo e al ruolo di regina. Il loro scontro riflette la tensione tra Vecchia e Nuova Religione. Il rapporto tra Morgana e Viviana, invece, nonostante condividano la fede in Avalon, è segnato da divergenze sulla gestione del potere e della conoscenza. Viviana, come Dama del Lago, incarna la saggezza istituzionale, mentre Morgana ne sfida le regole.
Sul piano formale le distanze sono altrettanto significative. La Le Guin scrive con determinata precisione e con intento antropologico, tipici del suo stile e della migliore fantascienza classica: il romanzo è costruito infatti attorno al rapporto di una missione diplomatica interrotto da diari, miti e documenti sulla società aliena che ampliano progressivamente la comprensione del mondo getheniano.
La Atwood lavora invece sulla frammentazione traumatica della memoria: la voce di Difred procede per associazioni, ricordi involontari, auto-correzioni, e la struttura discontinua descrive l'esperienza di un soggetto che cerca di mantenere una coesione interiore sotto la costante pressione totalitaria. È una riflessione sulla memoria, la testimonianza, il potere e il ruolo della religione come strumento di controllo, sulla perdita di identità e di dignità.
La Zimmer Bradley opta per la forma del romanzo-fiume epico, avvolto nell’intangibile atmosfera nebbiosa di Avalon, tipica dei fantasy, con una narrazione corale che si svolge nell'arco di decenni e dà voce a più personaggi femminili in successione: la scelta formale corrisponde alla volontà di privilegiare completamente la presenza femminile in un mito che ne era stato quasi svuotato.
Ciò che accomuna questi tre libri, al di là delle differenze, è una sottile intuizione: che i grandi sistemi di oppressione non si mantengono soltanto attraverso la violenza fisica, ma anche attraverso il controllo delle categorie con cui il reale viene percepito e rappresentato. Il genere nella Le Guin, la riproduzione nella Atwood, il divino nella Zimmer Bradley: in ciascun caso la dominazione si esercita definendo cosa è naturale, normale, sacro — e cosa non lo è. La letteratura di immaginazione, in questi tre casi, rappresentando dimensioni, contesti e tempi diversi, riesce a cogliere quanto la realtà sia fondata su una costruzione contingente e mutevole, ma con dinamiche universalizzabili.









