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domenica 12 maggio 2024

Azar Nafisi, “Leggere Lolita a Teheran” (2003)


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“Leggere Lolita a Teheran” non รจ solo un tributo a Nabokov e alle sue opere, รจ un inno alla letteratura, a quanto possa essere determinante il suo ruolo nell’esistenza, a quanto peso abbia non solo come semplice rifugio, ma anche come strumento per coltivare lo spirito di ribellione allo status quo; soprattutto quando diventa essenziale per la consapevolezza della propria condizione umana, sia nei panni dello scrittore, che in quello del lettore, oppure, ancora, in quelli del lettore/scrittore, come nel caso della Nafisi.

Non รจ solo un romanzo storico che racconta minuziosamente un pezzo della storia dell’Iran, e non solo un romanzo sui libri, un'affascinante analisi di critica letteraria, รจ anche un meraviglioso romanzo sul senso della vita, sulla vita privata di Azar e delle sue straordinarie allieve.

Il libro รจ diviso in quattro parti: la prima si intitola “Lolita” ed รจ ispirata a Vladimir Nabokov, la seconda “Gatsby”, a Francis Scott Fitzgerald, la terza “James”, a Henry James, la quarta “Austen”, ovviamente, a Jane Austen.

Le parti cosรฌ divise, anche se intenzionalmente dominate dalle figure dei quattro scrittori, non vanno intese come strettamente dedicate esclusivamente a loro. 

La narrazione, รจ in questo senso assai fluida, si passa da un autore all’altro, cosรฌ come si parla di molti altri autori. Questi quattro perรฒ dominano in qualche modo la scena, e offrono alla scrittrice la possibilitร  di mettere un ordine logico al racconto di fatti, storie, abusi e soprusi sotto il regime della Repubblica islamica e, nello specifico, della sottomissione delle donne.

Il romanzo narra dell’esperienza della Nafisi come insegnante di letteratura inglese a Teheran, della scelta di tenere un seminario, tramite lezioni settimanali, a casa sua a sette ragazze, dopo la decisione di interrompere l’insegnamento universitario, a causa delle pressioni subite dal regime, nonostante “Allameh Tabatabai” fosse considerata l’universitร  piรน “liberale” di tutto l’Iran.

Tuttavia, le lezioni non si limitarono solo al periodo del seminario. Erano iniziate giร  anni prima all’universitร  e il romanzo parla anche di queste, quando la Nafisi si volge verso il passato. 

Scegliere “Lolita” non atteneva perรฒ al fatto che il romanzo di Nabokov poteva essere letto come una precisa critica metaforica alla Repubblica islamica, ma perchรฉ era «una denuncia dell’essenza stessa di ogni totalitarismo».

La Nafisi per motivare ciรฒ, offre un’interpretazione di “Lolita” molto suggestiva e particolareggiata, piena di fascino. 

Lei e le sue allieve sono dalla parte della vittima Lolita. Nabokov aveva reso perfettamente il punto di vista del malvagio che cerca di sedurre e di suscitare simpatia, perfino empatia. รˆ un'analisi assai minuziosa, del tutto originale, insolita, per dei versi anche inedita. Non mi รจ mai capitato di leggerne un’altra altrettanto puntuale e significativa, di una linearitร  disarmante.

Sotto il nume tutelare di Nabokov, perennemente presente in spirito, le sette ragazze piรน la loro insegnante si andavano trasformando un po' alla volta in novelle Sharazad. Questo seminario si potrebbe definire, infatti, proprio come una sorta di rito che celebra lo sposalizio letterario tra Nabokov e la narratrice delle Mille e una Notte.

La scelta di Nabokov come autore centrale di queste riunioni stava nel fatto che lo scrittore russo aveva capito benissimo che cosa significasse vivere in una societร  totalitaria, quindi l'analogia con la loro situazione all'interno della Repubblica Islamica dell'Iran, era chiarissima. Di conseguenza, era apparsa fondamentale la soluzione che prospettava una libertร  senza limiti attraverso l'ausilio della letteratura. 

Il giovedรฌ nel soggiorno dell'insegnante quindi significava avere la possibilitร  di uno spazio liberato da questa orribile realtร . 

Il desiderio di bellezza le esortava ad andare oltre le appartenenze ideologiche per riscoprire l’essenza ultima, autentica, la forza e l’energia piรน intensa della letteratura. Avevano bisogno di libertร  e non di dogmi.

Tutto il libro della Nafisi gira attorno proprio a due modi di concepire le opere della narrativa: il romanzo come semplice opera di fantasia, a volte, come critica e analisi della realtร  e dell’esistenza umana, ma traendo sempre piacere semplicemente nel raccontare storie; e il romanzo come modello morale, come strumento di indottrinamento e di propaganda.

Lo spazio liberato dell’immaginazione era l’alternativa, il modo migliore per opporsi. Trovare nella letteratura questo spazio e mostrarlo agli altri, fuori dalla gabbia della politica, nella vera realtร  che l’ideologia distorceva. In questo caso, Azar poteva mostrarlo alle sue allieve, e cambiare le cose, rivendicando nell’atto stesso della critica letteraria la strada per la sovversione e il diritto alla felicitร .  

E tutti i romanzi di quegli autori: Austen, Nabokov, James, Fitzgerald e altri ancora erano piรน sovversivi di romanzi e saggi ideologicamente connotati.

La capacitร  di far vedere il male, di evidenziare l'assenza di empatia, di identificarsi negli altri. Questo รจ uno dei meriti della grande letteratura. E questo รจ appunto assai sovversivo in una societร  totalitaria dove la sfera pubblica domina tutto e annichilisce quella privata. Ed รจ cosรฌ sempre e dappertutto.

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