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sabato 21 giugno 2025

Kundera e il totalitarismo del Kitsch


Kundera e il totalitarismo del Kitsch

Queste due citazioni di Kundera, tratte da L’insostenibile leggerezza dell’essere, esprimono in modo chiaro e accessibile a chiunque la dinamica generata dal Kitsch quando viene applicato alle categorie del politico.

Il Kitsch è, prima di tutto, un meccanismo di rassicurazione collettiva: un «sentire insieme», un’emozione condivisa di cui andare fieri, che esclude tutto ciò che è ambiguo, scomodo, contraddittorio, antagonista. È l’estrema semplificazione delle motivazioni dell’agire sociale: uno stereotipo zuccheroso, totalizzante e totalitario, che trasforma la commozione collettiva in devozione per un’idea astratta, spogliata della complessità e ridotta a slogan.

In Kundera, il Kitsch non è soltanto cattivo gusto artistico o estetico: è una forma di menzogna ontologica, una negazione del reale, una sua distorsione armoniosa e seducente. È un rito collettivo che nasconde un’illusione: l’abolizione dell’ambiguità, della complessità, del dubbio e della perplessità in nome di una presunta “fratellanza”. È, al tempo stesso, cattivo gusto estetico ed etico, perché celebra l’avvento di una Verità Assoluta protetta dal Dio dell’Automatismo Ideologico.

Questa abolizione è, insieme, illusione e finzione: rappresenta l’ipocrisia, l’ingenuità e l’opportunismo, alimentati da un riflesso condizionato, da una coazione a ripetere, dalla banalità del cliché, dalla normalizzazione dell’anticonformismo.

In altre parole: il Kitsch è l’estetica dell’amnesia e dell’obbedienza, mentre l’arte autentica è memoria, lacerazione interiore, ambiguità, ironia — insomma, una sfida costante a ciò che vorrebbe pacificare e addomesticare la coscienza e la conoscenza.

Kundera non limitava questa critica ai regimi totalitari: la logica del Kitsch è trasversale a ogni forma di propaganda ed è assolutamente ubiqua.

A differenza dei totalitarismi del Novecento, oggi non esiste un solo «regno del Kitsch», ma una costellazione di bolle ideologiche, ognuna col proprio Kitsch. Il problema non è soltanto chi lo produce, ma anche chi lo consuma, lo riproduce, lo condivide viralmente.

Il Kitsch resta, in ogni sua forma, irrimediabilmente totalitario.

«Quando parla il cuore non sta bene che la ragione trovi da obiettare. Nel regno del Kitsch impera la dittatura del cuore.

I sentimenti suscitati dal Kitsch devono essere, ovviamente, tali da poter essere condivisi da una grande quantità di persone. Per questo il Kitsch non può dipendere da una situazione insolita, ma è collegato invece alle immagini fondamentali che le persone hanno inculcate nella memoria: la figlia ingrata, il padre abbandonato, i bambini che corrono sul prato, la patria tradita, il ricordo del primo amore.

Il Kitsch fa spuntare, una dietro l’altra, due lacrime di commozione. La prima lacrima dice: Come sono belli i bambini che corrono sul prato!

La seconda lacrima dice: Com’è bello essere commossi insieme a tutta l’umanità alla vista dei bambini che corrono sul prato!

È soltanto la seconda lacrima a fare del Kitsch il Kitsch.

La fratellanza di tutti gli uomini della terra sarà possibile solo sulla base del Kitsch.»

«Nessuno lo sa meglio degli uomini politici. Quando c’è in giro una macchina fotografica, si precipitano subito verso il bambino più vicino per sollevarlo in aria e baciarlo sulla guancia. Il Kitsch è l’ideale estetico di tutti gli uomini politici, di tutti i partiti e i movimenti politici.

In una società dove coesistono orientamenti politici diversi e dove quindi la loro influenza si annulla o si limita reciprocamente, possiamo ancora in qualche modo sfuggire all’inquisizione del Kitsch; l’individuo può conservare la sua individualità e l’artista può creare opere inattese. Ma là dove un unico movimento politico ha tutto il potere, ci troviamo di colpo nel regno del Kitsch totalitario.Quando dico totalitario, voglio dire che tutto ciò che turba il Kitsch è bandito dalla vita: ogni espressione di individualismo (perché ogni discordanza è uno sputo in faccia alla fratellanza sorridente), ogni dubbio (perché chi comincia a dubitare di una piccolezza finirà per dubitare della vita in quanto tale), ogni ironia (perché nel regno del Kitsch ogni cosa deve essere presa con assoluta serietà), e inoltre la madre che ha abbandonato la famiglia o l’uomo che preferisce gli uomini alle donne, minacciando in tal modo il precetto divino: «crescete e moltiplicatevi».

Da questo punto di vista, possiamo considerare il cosiddetto gulag come una fossa settica dove il Kitsch totalitario getta i suoi rifiuti.»


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