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lunedì 9 febbraio 2026

Breve storia triste dell'opposizione allo stato d’eccezione pandemico.


Breve storia triste dell'opposizione allo stato d’eccezione pandemico.

1. La propaganda lockdown/provax e la fragilità ipocondriaca delle classi colte

La pandemia non ha solo attivato la paura della malattia, ma ha risvegliato un bisogno di ordine e di controllo sociale anche nelle classi colte “progressiste, liberali e libertarie”, azzerandone lo spirito critico. L’ipocondria è stata la causa emotiva scatenante, cosa che ha determinato un desiderio di delega a un’autorità indiscutibile. Quando la politica non è più credibile, la scienza (in altri casi ciò accade con l'economia) viene investita di un ruolo salvifico e le viene affidata la responsabilità di stabilire la cornice per un impianto normativo emergenziale fondato sulla coercizione. In questo contesto, la propaganda ha semplicemente offerto una narrazione scientista, un linguaggio e un nemico. Il luogo comune "negazionista", prima, e “novax”, poi, è stato lo stigma identitario perfetto.

2. La scienza come religione civile universale

Ne consegue che la scienza non è stata usata come metodo, ma come dogma. Non è stata invocata per la sua capacità di dubitare, ma per la sua capacità di imporre. È stato formalizzato, nel sistema democratico liberale contemporaneo, un metodo che ha condotto alla costruzione di una religione civile, di una tecnocrazia morale, che si ispira molto a certe derive positiviste e scientiste ottocentesche e che contiene in nuce una tendenza al totalitarismo. La pandemia ha accelerato un processo già in corso: la trasformazione della scienza in un sistema di credenze dogmatiche condivise a livello collettivo, che ha permesso di superare le differenze ideologiche e identitarie. Non ha importanza se si è progressista, conservatore, cattolico, ateo o altro: “seguire la scienza” diventa un atto di fede universale e di appartenenza alla comunità dei “razionali”. Ma, come ogni religione civile, funziona solo se ha un eretico da stigmatizzare. Il dissidente è stato rappresentato esattamente così: come demenziale novax, delegittimato e criminalizzato, non come oppositore con cui dialogare.

3. La deriva della maggioranza del fronte critico e il suo effetto boomerang

A questi due fattori ne va aggiunto un terzo che ha completato l'opera. Il fronte critico è stato di fatto inquinato dall'estraneità e dall'irrazionalità di argomentazioni e di posizioni, provenienti da una pluralità di soggetti diversi, che spesso convergevano nell'intento di dirottare il dissenso su altre linee narrative (revanscismo, tradizionalismo, bigottismo, simpatie per il dispotismo, sciovinismo, antisemitismo, complottismo, teorie anti scientifiche, pensiero magico). Ciò ha prodotto un effetto devastante e funzionale all’attivazione dei dispositivi coercitivi. Ha offerto alla propaganda un bersaglio facile e ha reso impossibile una battaglia culturale sulla libertà di scelta, perché ogni argomento serio veniva immediatamente contaminato da finalità completamente diverse, persino opposte. Il risultato è stato un cortocircuito: chi si opponeva allo stato d'eccezione e alla coercizione del green pass è stato automaticamente associato a chi negava l’esistenza del virus, parlava di microchip, di complotto giudaico o sosteneva regimi autocratici e teocratici e creava artatamente una discriminante in termini geopolitici. E questo ha permesso alla narrazione dominante di screditare qualsiasi critica razionale, di frustrare ogni tentativo di fare seria e credibile informazione e di far fallire la costruzione di un movimento genuinamente libertario.


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