ADRIANO VIRGILI, “LA BIBBIA NON PARLA DI UFO:
(2025)
«Si tratta di leggere la Bibbia per quello che è: una raccolta di libri redatti in epoche diverse, da autori con teologie e finalità differenti, uniti però da una vicenda storica e da una visione di fede. C’è poi da ricordare che perfino i più ferrati studiosi non sono sempre d’accordo sul contesto storico di certi passi. Per esempio, la datazione di alcuni salmi o di certi brani profetici è dibattuta, e questo naturalmente complica le cose. Ma tutti, in linea di massima, sanno che, senza la ricerca del contesto specifico, si può far dire ai testi qualunque cosa. Così, conoscere la storia delle lingue semitiche, la letteratura del Vicino Oriente antico, le influenze tra le culture limitrofe, è fondamentale per comprendere che, di volta in volta, la Bibbia rielabora temi e motivi comuni.»
«Gli antichi giudei, come altri popoli semitici, immaginavano la divinità manifestarsi in segni cosmici: fuoco, nubi, tuoni, apparizioni di figure soprannaturali. Erano convinti che Dio potesse intervenire in modo prodigioso a favore o contro l’uomo. Al contempo non avevano l’ossessione che abbiamo noi moderni per l’esattezza del dato fattuale. Per loro un testo poteva essere «vero» anche se non descriveva in modo esatto eventi reali, anzi, quando si trattava di trasmettere verità teologiche, la verità del testo risiedeva più nel suo senso che nella sua corrispondenza con dei fatti realmente accaduti. In tal caso si ricorreva all’apporto di simboli immaginifici e teologumeni, vale a dire narrazioni che non pretendevano di riferire eventi storici in senso stretto, ma che servivano a esprimere, appunto in forma narrativa, una verità teologica.»
«In definitiva, nel contesto biblico ogni «prodigio» ha una finalità spirituale e legata all’alleanza. Se qualcuno si ostina a inquadrare tali eventi come il frutto dell’uso di una tecnologia avanzata, deve anzitutto spiegare perché mai non ci sono tracce archeologiche della stessa, perché tutti i partecipanti considerano questi eventi come un segno di carattere spirituale e perché nessun’altra fonte semitica, vicina cronologicamente o geograficamente, menziona forme di tecnologia evoluta. Il buon senso, da questo punto di vista, suggerisce che le teorie ufologiche prendono a prestito parole e racconti biblici e li reinterpretano fuori contesto, ignorando che queste parole e questi racconti vivevano in una cornice rituale e culturale completamente diversa da quella di una società industriale o postindustriale, una cornice culturale che si fondava su simboli, su miti e su letture teologiche degli eventi.»
«Contrariamente a quanto molti pensano, la lettura contestuale e filologica dei testi biblici non è meno affascinante di una lettura «fantascientifica». Anzi, è più ricca di sfumature. Scoprire i paralleli col Vicino Oriente antico, capire come i profeti e i sapienti riflettono sul male, la giustizia, la sofferenza, la fede, è un’avventura intellettuale e spirituale notevole.»
Era senz’altro auspicabile che qualcuno facesse uscire un libro del genere a confutazione di certe fantasiose teorie di interpretazione della Bibbia. Adriano Virgili ci riesce molto bene, scrivendo un breve saggio assai divertente, con un linguaggio molto accessibile, ma con argomentazioni del tutto serie e documentate, che serve anche a ricordare che cos'è la Bibbia, come andrebbe letta e interpretata, e a invitare a leggerla per intero perché è un’esperienza assolutamente unica.
Anche se definisce il suo un «libricino senza troppe pretese», l’autore adopera molto di quel buon senso a cui fa appello continuamente e giustamente nelle sue pagine. Virgili per fare questo parte da un esempio paradossale usato come espediente narrativo. Ipotizza un articolo di giornale su un fatto di cronaca in cui un ordigno bellico fatto brillare dagli artificieri rischia — attraverso una catena di fraintendimenti lessicali e di reinterpretazioni concettuali — di trasformarsi, nella trascrizione giornalistica, in una locomotiva addobbata di luminarie da un gruppo di artisti.
La comicità di fondo dell’esempio riesce efficacemente a dimostrare come il meccanismo per cui parole antiche, strappate dal loro contesto e consegnate a un lettore con scarse conoscenze filologiche o vulnerabile al sensazionalismo, può generare costruzioni del tutto arbitrarie che acquistano, nella ripetizione e nell'amplificazione, la dignità illusoria di rivelazioni di cosmogonia aliena. La fallacia di tali ricostruzioni è già smentita dall’archeologia, dato che nessun ritrovamento ha mai portato come testimonianza tracce di una tecnologia extraterrestre.
Il bersaglio del libro è chiaro, anche se Virgili lo affronta con una misura, un’eleganza e un'ironia che gli evitano il tono del pamphlet aggressivo. E lo fa anche senza mai essere del tutto esplicito sul nome dell'autore più conosciuto, può bastare il titolo di questo libro a far capire che non possono esserci equivoci. Si tratta, comunque, di un’impostazione interpretativa — ormai vasta e ramificata, con un suo affermato mercato editoriale e una sua audience fedele — che rilegge i testi biblici come cronache di visite extraterrestri, di clonazioni primordiali, di navicelle spaziali.
Virgili evidenzia le caratteristiche di una pseudo-filologia che si ammanta di rigore lessicale per costruire una narrazione radicalmente estranea all'orizzonte culturale del testo. La strategia argomentativa di Virgili è elegante proprio perché non si affida alla confutazione diretta e punto per punto, che rischierebbe di accordare alle tesi ufologiche una dignità dialettica sproporzionata. Porta solo come esempio una serie di riferimenti tra i temi più ricorrenti nelle teorie di lettura ufologica della Bibbia.
Preferisce quindi mostrare un metodo interpretativo con uno stile che riesce a essere al tempo stesso accessibile e rigoroso, su quali siano i criteri minimi di una lettura corretta di un testo antico: la necessità di contestualizzarlo nel suo ambiente storico e culturale, di non isolare singoli termini, di non estrapolarli dal sistema semantico in cui sono inseriti, la consapevolezza che categorie culturali e linguistiche moderne non possono essere applicate al passato remoto senza stravolgere il senso di testi che concepivano il mondo in termini radicalmente diversi.
Ciò non significa difendere dogmi religiosi, né negare in linea di principio la possibilità che esistano forme di vita intelligente altrove nell'universo. Il punto non è cosmologico né teologico in senso stretto: è filologico e metodologico. Fare finta che le parole significhino altro da ciò che significano nel loro contesto è abuso fantasioso degli scritti biblici. Come è pretestuoso e ridicolo, in questo caso, invocare la libertà di pensiero.
Ciò che rende il libro di Virgili interessante al di là della sua specifica polemica è il quadro culturale che individua con grande intuito. Il proliferare di letture alternative della Bibbia — come di qualunque altro testo fondativo, dalla mitologia sumerica ai Vangeli apocrifi — non è riducibile alla sola ignoranza. Risponde a un bisogno concreto di teorie suggestive e di facile fruizione che stimolino l’immaginario delle persone, esentandole da approfondimenti troppo impegnativi.
Viviamo in un periodo in cui le grandi narrazioni religiose tradizionali hanno perduto per molti fascino e capacità di dare senso all'esistenza, e in cui, al tempo stesso, l’invasivo positivismo scientifico, che ha assunto i tratti di una fede laica, non riesce a colmare il vuoto che lascia nel vissuto emotivo e simbolico delle persone, il mercato dell'esoterico e del para-biblico offre una narrazione alternativa assai intrigante.
La sensazione di accedere a una verità nascosta, censurata e sovversiva rispetto alle narrazioni ufficiali, e a seducenti storie parallele, colmano il bisogno di favolistico necessario ad evadere da una realtà sempre più brutale e alienata, fa percepire se stessi come risvegliati e alternativi al sistema. La capacità retorica e di affabulazione, inoltre, riesce a fare breccia nell’immaginario di chi non ha gli strumenti di conoscenza adeguati, dandogli la sensazione di far parte di un gruppo illuminato che è più avanti nella comprensione della realtà di chi accetta supinamente la narrazione del potere dominante.
Questo meccanismo è lo stesso che sottende a diversi esempi di cospirazionismo, non solo religioso, che tra l’altro finiscono anche per gettare discredito su qualsiasi legittima radicale critica all’esistente. Ciò che andrebbe evidenziato, invece, è proprio come la consueta psicologia di massa si formi attraverso la manipolazione delle credenze, di quali siano le condizioni culturali che rendono credibile un'argomentazione fantasiosa, di come la soglia critica del lettore medio venga sistematicamente abbassata da un sistema di comunicazione che privilegia la suggestione e il sensazionalismo.
Questo non avviene solo nelle bolle complottiste, ma anche nel sistema di informazione ufficiale. Il letteralismo degli ufologi in fondo è speculare a quello dei fondamentalisti religiosi. Eliminano il simbolico, non contestualizzano, cercano di adattare il linguaggio e il pensiero degli antichi alle categorie del presente, semplificano la complessità cancellandola, in nome di una narrazione rigida che non ammette obiezioni.
Ed è appunto la facilitazione all’accesso verso uno stravolgimento dei temi fondativi della cultura e delle tradizioni, la rivelazione segreta di contenuti che verrebbero tenuti nascosti, la possibilità di una partecipazione attiva a una sorta di gnosticismo popolare, ad avere tanto successo. Virgili, coglie il funzionamento di questa dinamica culturale quando descrive come certi interpreti costruiscano il loro discorso proprio su quel meccanismo di svelamento, volto a togliere presunte maschere che altri (i fantomatici “Loro”) avrebbero interesse a mantenere.
Virgili, nella sua veste di studioso cattolico di teologia con una solida formazione biblica e patristica — autore anche di lavori ben più impegnativi, come la sua introduzione al Gesù storico, dal titolo “Sulle tracce del Nazareno”, la sua indagine sulla risurrezione di Gesù, la guida alla Biblioteca della Bibbia, o la recente pubblicazione dell’introduzione ai Vangeli apocrifi, — sceglie qui un tono volutamente leggero, quasi di ironica divulgazione, che è una scelta consapevole che potrebbe facilmente raggiungere proprio quel lettore curioso ma non addetto ai lavori che è anche lo stesso principale destinatario delle teorie ufologiche.
L’autore sostiene che la seria e corretta metodologia di studiosi della Bibbia, credenti e non credenti, si basa su cinque pilastri: la filologia, la storia, la storia delle religioni, l’archeologia e la logica narrativa. «La Bibbia non è né un romanzo di fantascienza né un protocollo cifrato: è un insieme di racconti religiosi, simbolici, teologici, radicati nella storia e nella fede.». «La cautela scientifica dice che potremmo scoprire nuove varianti testuali, nuovi rotoli, nuovi siti, ma finora ogni scoperta (come i Rotoli di Qumran, la stele di Mesha, l’iscrizione di Tel Dan) ha confermato la dimensione storica e religiosa, non astronautica dei testi biblici.»
Alla fine il libro lascia una sensazione che mi sembra senz'altro assai feconda: quella per cui la risposta più efficace alle cattive interpretazioni è la paziente ricostruzione del metodo di interpretazione. Virgili lo sa, e questo suo piccolo saggio ha un valore che supera la contingenza della polemica. Ricorda, con sobrietà, che nessuna bomba può trasformarsi in una locomotiva solo perché qualcuno opera una manipolazione del linguaggio. E, con tutto il rispetto per la fantascienza e le rielaborazioni narrative fantastiche dei miti religiosi, che sono tutt’altra cosa rispetto a chi si fa depositario di verità ufologiche, afferma che un viaggio attraverso la scoperta della Bibbia nel suo senso originale può essere altrettanto, se non più affascinante di qualsiasi versione fantascientifica.

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