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domenica 15 giugno 2025

Philip K. Dick, “Le tre stimmate di Palmer Eldritch” (1964)


Philip K. Dick, “Le tre stimmate di Palmer Eldritch” (1964)

«Era assurdo, visto che la P.P. Layouts pagava all'ONU un abnorme tributo annuo in cambio dell'immunità; ma, assurdo o no, nei pressi della calotta polare settentrionale di Marte, un'astronave da guerra dell'Ufficio ONU per il Controllo sui Narcotici aveva sequestrato un intero carico di Can-D proveniente dalle super-sorvegliate piantagioni di Venere, per un valore di quasi un milione di scorze. Era chiaro che il denaro spillatogli non aveva raggiunto chi di dovere, nei meandri della gerarchia ONU.

Ma non poteva farci niente. L'ONU era una monade senza finestre, sulla quale egli non aveva influenza.»

«"Non ho trovato Dio nel sistema di Proxima, ho trovato qualcosa di meglio", confida Eldritch a Leo ancora sotto l'effetto del Chew-Z; "Dio promette la vita eterna. Io posso fare di meglio. Posso consegnarla a domicilio".»

«Con lunghe braccia tentacolari, si estendeva dal sistema di Proxima Centauri fino alla Terra, e non era umano: non era un uomo quello che era ritornato. E aveva un grande potere. Poteva sconfiggere la morte.

Ma non era felice. Per la semplice ragione che era solo. Così, a un tratto, cercò un rimedio: e si cacciò in un mare di guai per attirare altri sulla strada che lui aveva seguito.»

Sarebbe del tutto legittimo considerare Le tre stimmate di Palmer Eldritch l’opera più compiuta di Philip K. Dick, se non fosse che stabilire una gerarchia all’interno della produzione del forse più geniale autore della letteratura di anticipazione rischia di ridursi a un esercizio sterile. La sua completezza, infatti, non è data nonostante l’andamento delirante della trama, ma proprio in virtù di esso. Un’affermazione che può sembrare paradossale, ma che, parlando di Dick, risulta perfettamente coerente.

Il romanzo trae la sua forza proprio dal delirio allucinatorio che lo percorre, trovando in esso una sorprendente coerenza interna. Ogni elemento — personaggi, ambientazioni, oggetti simbolici (Can-D, Chew-Z, le stimmate stesse) — concorre a formare un sistema tematico integrato e perfettamente funzionale. Nulla è superfluo: tutto risponde a una logica. È la logica da incubo in cui si manifesta la manipolazione da parte del potere, ma che è pur sempre una logica. In questo senso Palmer Eldritch è anche una metafora della propaganda come mostruosa psicopatologia, che si fa Dio e che si insinua nelle menti e persino nei corpi, trasformandoli a sua immagine e somiglianza.

Se esiste un’“essenza” dickiana, è questa: la realtà come costruzione fragile, deformabile, potenzialmente illusoria. Palmer Eldritch è il romanzo in cui questa visione non solo è espressa, ma anche incarnata in forma narrativa, resa viscerale, perturbante, indelebile. Il lettore, al pari dei personaggi, non sa mai con certezza dove si trovi. È la vertigine dickiana portata al suo massimo grado di compiutezza.

Anche per questo, Palmer Eldritch può essere considerato il romanzo più affine alla Trilogia di Valis. Anzi, potremmo definirlo un proto-Valis, il testo che più chiaramente prefigura le tematiche centrali della trilogia, anche se intercorrono diciassette anni di differenza. Siamo nel cuore dello gnosticismo fantascientifico di Dick, dove la divinità si manifesta attraverso fratture della realtà e può assumere tratti oppressivi o tragicamente inadeguati. In questo senso, Matrix ha ben poco di realmente anticipatore: è Dick ad aver già detto tutto, e con più profondità. Anzi, Matrix è più che altro una mera rielaborazione di alcuni aspetti dell'universo letterario dickiano.

Che le esperienze mistiche siano indotte dalle droghe o da disturbi mentali importa poco: l’identità si disgrega o si sdoppia, generando comunque alienazione, orrore del vuoto. La diffusione della paranoia infrange ogni argine, aprendo la percezione a un’entità che manipola e controlla la realtà. Tuttavia, Palmer Eldritch mantiene una forma più coesa e romanzesca rispetto alla Trilogia di Valis, che ha invece una struttura più frammentaria e diaristica.

In questo romanzo il conflitto, o meglio la confusione, tra realtà e illusione raggiunge un grado di evidenza drammaticamente chiaro. Il confine tra le due dimensioni si sgretola, si fa evanescente. Eldritch incarna il post-umano: un ibrido di carne e macchina, un “Messia rovesciato”, inquietante, e forse abitato da un’entità aliena. Si presenta come dio, ma è ambiguo: è un salvatore o un demone? Qui Dick esplora la teologia negativa: la divinità come ciò che sfugge, come potenzialmente malvagia e inconoscibile. Se è Dio, è dio della guerra nel senso più esteso del termine, e quindi anche Demone. Un ibrido molto attuale - carne e macchina, carne e metallo. Il dio della distruzione dell’umano, metafora anche dei mass media e del Grande Capitale. Ma soprattutto metafora che anticipa in maniera inquietante la nostra realtà in tutte le sue forme.

Le droghe Can-D e Chew-Z promettono salvezza, offrendo esperienze di evasione collettiva o di allucinazione individuale. Si apre così un conflitto insanabile tra due droghe, due visioni, due entità che si contendono l’anima umana attraverso il mercato, in un gioco perverso di potere e straniamento. Parlare di “anticipazione” in Dick è quasi superfluo. Eppure, come dicevo, l’autore riesce a mantenere il controllo della narrazione, senza cedere del tutto al flusso psicotico, pur restando costantemente sull’orlo del baratro. Siamo tutti sull'orlo del baratro.

Le tre stimmate di Palmer Eldritch è forse il romanzo in cui Dick raggiunge il miglior equilibrio tra ispirazione e controllo, tra delirio visionario e struttura narrativa. La sua prosa disturbante tocca vette sublimi, spiazza e annichilisce, conferendo al racconto una forza inquietante. Il delirio non è un limite: è la forma necessaria per descrivere un mondo che ha perduto ogni centro, che si nutre solo di odio e disprezzo. Il romanzo non cede mai del tutto alla deriva psicotica (come accade in Valis), né si rifugia in una trama rassicurante. Cammina su un crinale sottile: tra allucinazione e lucidità. Ed è proprio questa tensione a renderlo così completo, capace di raccontare l’infinita speranza e la mostruosa tristezza di creature crudeli che si dibattono per, e nel, nulla.

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