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mercoledì 25 giugno 2025

Oscar Wilde, “Il fantasma di Canterville” (1887)


Oscar Wilde, “Il fantasma di Canterville” (1887)

«Che assurdità», esclamò Washington Otis, «lo Smacchiatore Eccellente e Detergente Perfetto Pinkerton la eliminerà in un attimo», e prima che la terrorizzata governante potesse intromettersi egli era già in ginocchio e stava celermente strofinando il pavimento con una piccola stecca di quello che pareva un cosmetico nero. In un batter d’occhio non c’era più traccia della macchia di sangue.

«Egregio signore», disse il signor Otis, «devo proprio pregarla di oliare quelle catene, e a tal fine le ho portato una boccetta di Lubrificante Sole Nascente Tammany. Dicono che sia già efficacissimo dopo una sola applicazione, e sulla confezione ci sono diverse testimonianze in proposito, da parte di alcuni dei nostri più eminenti teologi autoctoni. Gliela lascio qui vicino alle candele della camera da letto e sarò lieto di fornirgliene ancora, se ne avesse bisogno.»

«Virginia si inginocchiò vicino allo scheletro e, giungendo le sue manine, iniziò a pregare in silenzio, mentre il resto della famiglia osservava con stupore la terribile tragedia il cui segreto era stato ora svelato loro.»

Uno dei gioielli usciti dalla penna di Oscar Wilde è questo romanzo breve, spesso catalogato come narrativa per ragazzi. Sebbene tale definizione non tolga nulla al suo valore, risulta senz’altro limitante. La storia è ben più che divertente e riflette perfettamente lo spirito di Wilde: elegante, arguto, ricco di paradossi e attraversato da un’ironia che non scade mai nella crudeltà gratuita. La lettura è piacevolissima, dal ritmo vivace, ma, come spesso accade con Wilde, dietro la leggerezza si cela uno sguardo profondo sull’animo umano, sulla colpa e sulla possibilità di redenzione.

Wilde gioca sapientemente con i cliché del genere gotico, ribaltandoli con ironia e umorismo. Con pungente sarcasmo evidenzia i contrasti tra Vecchio e Nuovo Mondo, così come erano rappresentati nella cultura del tempo—tema caro anche a Henry James: gli americani appaiono pragmatici e razionali, mentre l’aristocrazia inglese è ritratta come tradizionalista, ottusa e decadente. Tuttavia, Wilde non risparmia nessuno, facendosi beffe tanto delle superstizioni aristocratiche quanto dell’arroganza materialista americana. Sotto questa comicità si cela però un messaggio tutt’altro che superficiale, intriso di tenerezza, compassione e possibilità di riscatto. Il personaggio di Virginia, in questo senso, è straordinario.

Il racconto si apre con una classica atmosfera gotica: Canterville Chase è un antico maniero inglese, ricco di passaggi segreti, quadri inquietanti e un fantasma celebre, Sir Simon di Canterville, che nel 1575 uccise la moglie e da allora infesta la dimora. Lord Canterville, l’ultimo proprietario, avverte onestamente l’acquirente, l’americano Mr. Otis, della presenza del fantasma, ma questi, pragmatico e razionale, non dà alcun peso alla notizia. Wilde recupera così i motivi ricorrenti nella letteratura gotica del XVIII e XIX secolo (da Horace Walpole ad Ann Radcliffe, da M. G. Lewis fino a Edgar Allan Poe), trasformandoli in una farsa sorretta dal suo inconfondibile stile.

Proprio qui Wilde realizza un brillante colpo di genio: trasforma il racconto gotico da storia del terrore in una irresistibile commedia. Il testo è un capolavoro di raffinata ironia, caratterizzato da battute argute, situazioni paradossali e personaggi caricaturali—i gemelli vivacissimi, in particolare, formano una coppia comica memorabile. Lo stile narrativo è semplice, brillante e fluido. Tuttavia Wilde, con elegante discrezione, introduce gradualmente un secondo livello più malinconico, che emerge soprattutto attraverso le figure di Virginia e del povero fantasma, destinato a suscitare empatia.

Nel gotico tradizionale il fantasma rappresenta una minaccia soprannaturale; qui, invece, diventa un povero attore tragico intrappolato in una routine, condannato alla frustrazione di non riuscire più a spaventare nessuno. La vera tragedia di Sir Simon non è più l’omicidio commesso, ma l’incapacità di suscitare paura: è diventato ridicolo, patetico, umano, vittima delle crudeli burle dei gemelli.

Wilde compie così due fondamentali smascheramenti: da un lato, mette a nudo la superficialità di un genere ormai ripetitivo e stereotipato; dall’altro, mostra come il vero coinvolgimento emotivo non nasca dalla paura o dal mistero, ma dalla compassione di una giovane ragazza dotata di grande sensibilità e carattere. La satira del gotico ne Il Fantasma di Canterville è un elegante gioco letterario, ma anche un invito a guardare oltre le paure create dall’immaginario narrativo, per scoprire ciò che resta autentico: l’anima umana dietro la maschera del mostro, superando timori e discriminazioni verso il diverso.


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