Boris Akunin, “L’avvocato del diavolo - racconto dell'orrore” (2025)
«Quando un grande paese è in mano a una sola persona per molto tempo, quella persona perde il contatto con la realtà, si fa un’idea del mondo tutta sua, si immagina, grazie anche a quelli che lo circondano, prima di tutto di essere infallibile, e anche di essere l’unto di Dio, e perciò di poter vedere più lontano, meglio di tutti.»
«Erano tutti al settimo cielo per il nuovo Chruščëv-Gorbacëv. Come gesto di buona volontà, l’Occidente revocò metà delle sanzioni e scongelò metà degli asset. L’intellighenzia si appuntò dei distintivi con scritto “Quant’è bella la Ristrutturazione Totale?”. Nella Duma fu creato un nuovo gruppo, “Russia Onesta”, in cui entrarono subito tutti coloro che fecero domanda. La campagna presidenziale di Čestnokov si svolse all’insegna dello slogan “Onore e Onestà”, nacquero il movimento studentesco “Onore sin da giovani” e il movimento di veterani “Onore della divisa”.»
«Certo. È l’antica litigiosità slava. Risale già all’Antica Russia. Iniziò con la fiaba di Maša e i tre orsi, dove Maša è la Russia e i tre orsi sono Kiev, Novgorod e Mosca. Tre modelli statali. In una stessa tana i tre orsi non potevano vivere in armonia. L’orso Toptygin di Mosca sbranò subito quello repubblicano e commerciale di Novgorod, ma con quello di Kiev gli ci volle un po’ più di tempo. Sono molto diversi, questi due animali. Uno è cupo, selvaggio, cresciuto al guinzaglio dei mongoli, obbediente al padrone, desideroso di rissa. L’altro, festivo, danzante, non ha regole. È l’eterno conflitto tra Ordine e Caos, tra la verticalità zarista e l’orizzontalità della nobiltà cosacca. In epoche diverse gli orsi vennero chiamati in modi diversi. Prima “Grande principato di Mosca” e “Grande principato della Lituania”, poi “Impero Russo” e “Piccola Russia”, ora “Federazione russa” e “Ucraina”.»
Boris Akunin è famoso qui da noi soprattutto per la fortunata e brillante serie di romanzi gialli storici iniziata a partire dal 1998, il cui protagonista è Erast Petrovič Fandorin, un investigatore elegante, colto, un po’ dandy e un po’ malinconico, che si muove in una Russia tardo-imperiale tra intrighi politici, misteri internazionali e riflessioni filosofiche. La serie ha conquistato milioni di lettori, diventando un fenomeno culturale in Russia e trovando traduzioni in tutto il mondo. Fandorin è stato spesso paragonato a Sherlock Holmes, ma con un accento russo che mescola razionalità e fatalismo, azione e introspezione, e tanta ironia
Boris Akunin è uno pseudonimo, essendo un esperto di cultura giapponese, ha scelto Akunin perché è tratto dal termine russo "акун", per l'assonanza con la parola giapponese akunin (悪人) parola giapponese che sta per “villain” o “mascalzone”. Tuttavia, nello pseudonimo si può trarre anche un gioco di parole che sta per B.Akunin, richiamando il famoso anarchico russo. Lo scrittore è nato in Georgia, da madre georgiana e padre armeno, e il suo vero nome è Grigorij Čchartišvili.
Dopo il 2022, nei mesi successivi all'invasione dell’Ucraina, i romanzi di Akunin sono stati vietati in Russia e lo scrittore inserito in una lista di agenti stranieri, e in un’altra di estremisti e terroristi. Era uno degli autori più letti in Russia. Oggi Akunin è ufficialmente "in esilio", il suo nome è associato, nei media di Stato, a “tradimento” e “propaganda occidentale”.
Alcune sue dichiarazioni critiche contro la guerra lo hanno reso bersaglio di attacchi mediatici e politici. Questo racconto lungo è la prima opera di Akunin a non essere pubblicata in Russia. È facile capire il perché già anche dall'introduzione di Paolo Nori, che riporta alcune parti di una famosa intervista allo scrittore in cui sono contenute dichiarazioni tutt'altro che benevole su Putin. Akunin è a tutti gli effetti ormai uno dei sei più noti dissidenti russi.
Quindi, lo pseudonimo, come tutta la sua opera, gioca su più livelli — letterario, storico, linguistico, politico. Il suo antiautoritarismo è sempre presente anche se implicito: pur scrivendo di solito romanzi ambientati nell’Impero zarista, Akunin ha sempre messo in scena personaggi che agiscono ai margini del potere, o che si confrontano criticamente con esso. Anche nei suoi romanzi più apparentemente leggeri, l’autore tende a far emergere una tensione etica, spesso antigerarchica, antinazionalista, libertaria.
C’è il paradosso dell’ordine formale della narrazione contro il potere: Akunin costruisce trame eleganti, basate su logica e deduzione — ma lo fa per mettere a nudo la corruzione del potere e l’ingiustizia del sistema. Come Fandorin, cerca la verità senza aderire a nessuna ideologia.
Boris Akunin è una figura molteplice: un giallista raffinato, un "giapponologo", un ironico costruttore di mondi letterari, oltre che dissidente culturale. Sempre lucido, mai gratuito, riesce a parlare a un vasto pubblico senza perdere finezza. E soprattutto, non ha mai smesso di cercare nuove forme narrative con cui raccontare il rapporto tra individuo e potere, tra giustizia e verità, tra storia e coscienza.
“L'avvocato del diavolo” è un racconto ambientato nell’immediato futuro, narra di un processo surreale e grottesco, è esplicito, caustico, immediato, delinea nella forma un'originale satira in un certo qual modo distopica, assai divertente, ironica e autoironica, con taglio autobiografico (la voce narrante è quella dell'alter ego: Boris Grigor’evič Turgenčikov), caricaturale (anche grazie alle vignette che illustrano il racconto), una metafora pungente e sarcastica dell’attualità russa, della politica di Putin, del sistema giudiziario, della propaganda e del carattere russo, ma che non risparmia neanche critiche al dissenso e all’Occidente.

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