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lunedì 21 luglio 2025

La scomparsa di Majorana come gesto etico e simbolico nella visione di Leonardo Sciascia. Elogio della diserzione.


La scomparsa di Majorana come gesto etico e simbolico nella visione di Leonardo Sciascia. Elogio della diserzione.

«Se i morti sono, dice Pirandello, "i pensionati della memoria", gli scomparsi ne sono gli stipendiati: di un più ingente e lungo tributo di memoria. In ogni caso. Ma specialmente in un caso come quello di Ettore Majorana, nel cui mitico scomparire venivano ad assumere mitici significati la giovinezza, la mente prodigiosa, la scienza. E crediamo che Majorana di questo tenesse conto, pur nell'assoluto e totale desiderio di essere "uomo solo" o di "non esserci più"; che insomma nella sua scomparsa prefigurasse, avesse coscienza di prefigurare, un mito: il mito del rifiuto della scienza.»

«E' storia ormai a tutti nota che Fermi e i suoi collaboratori ottennero senza accorgersene la fissione (allora scissione) del nucleo di uranio nel 1934. Ne ebbe il sospetto Ida Noddack: ma né Fermi, né altri fisici presero sul serio le sue affermazioni se non quattro anni dopo, alla fine del 1938. Poteva benissimo averle prese sul serio Ettore Majorana, aver visto quello che i fisici dell'Istituto romano non riuscivano a vedere. E tanto più che Segrè parla di "cecità". "La ragione della nostra cecità non è chiara nemmeno oggi", dice. Ed è forse disposto a considerarla come provvidenziale, se quella loro cecità impedì a Hitler e Mussolini di avere l'atomica.

Non altrettanto - ed è sempre così per le cose provvidenziali - sarebbero stati disposti a considerarla gli abitanti di Hiroshima e di Nagasaki.»

L’integrità morale dello scienziato che non viene meno alla sua coscienza etica si trova al centro del saggio biografico romanzato di Leonardo Sciascia “La scomparsa di Majorana”. Sciascia rilegge l'enigmatica sparizione del fisico siciliano non come un caso di cronaca, ma come un gesto, oltre che etico, simbolico e radicalmente moderno. La scomparsa di Ettore Majorana diventa così un punto di partenza per un'indagine anche sul rapporto tra sapere e potere, sulla responsabilità dell'intellettuale nel mondo contemporaneo.

Majorana, per Sciascia, è uno dei pochi grandi scienziati del Novecento ad aver detto "no". Non partecipa alla corsa alla bomba atomica, non offre il proprio genio alla logica del dominio, ma si sottrae. Il suo gesto non è fuga o debolezza: è rifiuto, è resistenza, è obiezione di coscienza, è pura altissima diserzione. In questo senso, Majorana si trova in un territorio opposto a quello di figure come Enrico Fermi, che pur amico e stimatore di Majorana, partecipa attivamente al Progetto Manhattan senza mostrare dubbi morali. Fermi rappresenta per Sciascia lo scienziato perfetto, ma cieco, immerso in una razionalità tecnica che non si interroga sull'uso del proprio sapere.

Al fianco di Fermi e Majorana, Sciascia colloca Werner Heisenberg e Robert Oppenheimer. Il primo, pur restando in Germania durante il nazismo, non lavora alla bomba atomica, cercando anzi, maldestramente, di impedire che l'impresa tedesca possa decollare. Sciascia rivaluta l’uomo Heisenberg: lo rappresenta come figura di scienziato tragico, diviso tra etica e appartenenza. Oppenheimer, invece, incarna il pentimento tardivo: guida il progetto americano, ma solo dopo Hiroshima mostra rimorso, quando ormai è troppo tardi.

In questo confronto, la figura di Majorana emerge con forza morale assoluta: è l'unico a sottrarsi, a rifiutare radicalmente. Per Sciascia, questa scomparsa è una vera e propria "diserzione dal potere", un atto rivoluzionario senza ideologia. Non combatte, non denuncia, ma elude, con un silenzio più eloquente di qualsiasi discorso. La scomparsa diventa così simbolo di una scelta etica estrema, di un'intelligenza che non accetta di essere complice.

Questo gesto trova risonanza in molte figure della letteratura e del pensiero. Bartleby lo scrivano di Melville, con il suo "preferirei di no", rappresenta la stessa forma di resistenza passiva. Mattia Pascal di Pirandello finge la propria morte per sfuggire a un'identità insostenibile. Kirillov, nei Demoni di Dostoevskij, concepisce il suicidio come affermazione estrema della libertà. Josef K. nel Processo di Kafka cerca invano di capire la logica del potere che lo condanna. 

Tutti questi personaggi, come Majorana, incarnano la tensione tra individuo e sistema, tra coscienza e società. Ma Majorana va oltre non solo perché è un personaggio vissuto realmente, nonostante la penna di Sciascia gli doni l'aura mitica dell'eroe letterario, quel che conta di più è che il suo non è solo un gesto di sottrazione esistenziale come in Mattia Pascal, in Kirillov o in Josef. K, ma una scelta politica nel senso più nobile e pieno del termine.

Sciascia, però, non vuole risolvere il mistero di Majorana. Anzi, è proprio il mistero a renderlo fertile: la scomparsa come enigma, come interrogativo permanente. Che cosa significa vivere eticamente? Si può sfuggire al potere senza soccombere? Quale responsabilità ha la conoscenza? In definitiva, Majorana diventa, per Sciascia, una figura mitica, un "santo laico" della modernità, il disertore perfetto, che con il suo silenzio e la sua assenza continua a essere presente più che mai. La sua scomparsa non è una fuga, ma una forma altissima di presenza morale.


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