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lunedì 4 agosto 2025

Agatha Christie, “Istantanea di un delitto” (1957)


Agatha Christie, “Istantanea di un delitto” (1957)

«Un treno sfrecciò nella direzione opposta e i vetri tintinnarono facendola sobbalzare. Poi il suo treno rumoreggiò sugli scambi, oltrepassò una stazione e cominciò a rallentare, mentre un altro convoglio diretto al Nord lo sorpassava. Il suo treno riacquistò velocità. Contemporaneamente, un altro, che viaggiava nello stesso senso, si mise in pari con quello della signora McGillicuddy e per un po' i due convogli corsero paralleli, guadagnando terreno a vicenda alterna. La signora McGillicuddy guardò dal proprio finestrino in quelli delle carrozze parallele. La maggior parte delle tendine erano abbassate, ma di quando in quando si potevano vedere i viaggiatori dell'altro treno con pochi passeggeri e diverse carrozze vuote.

In un momento in cui i due treni davano l'impressione di essere fermi, una tendina volò su di scatto e la signora McGillicuddy sbirciò nello scompartimento di prima classe illuminato che si trovava a brevissima distanza da lei.

Le si mozzò il respiro e quasi balzò dal sedile.

Le mani di un uomo che stava in piedi volgendo le spalle al finestrino, circondavano il collo di una donna, strangolandola lentamente... deliberatamente. Gli occhi della vittima sporgevano dalle orbite, il viso era violaceo e congestionato. Mentre la signora McGillicuddy fissava ammutolita la scena, venne la fine; il corpo della donna si afflosciò inerte nelle mani dell'uomo.

In quella il treno della signora McGillicuddy tornò a rallentare e l'altro lo sorpassò.»

Come ho già osservato in un’altra recensione dedicata a un romanzo di Agatha Christie, continuo a preferire di gran lunga Jane Marple a Hercule Poirot. Purtroppo, la scrittrice scelse di dare maggiore spazio all’investigatore belga, lasciando a Miss Marple un numero più esiguo di apparizioni, spesso segnate da una certa "marginalità". In Istantanea di un delitto, questa tendenza sembra accentuarsi ulteriormente.

È un peccato, perché il potenziale del personaggio avrebbe meritato maggiore attenzione, non solo in questo romanzo, ma nell'intera produzione dell'autrice. Tuttavia, bisogna riconoscere che questa marginalità risponde a una precisa scelta narrativa, funzionale alla natura del personaggio: tutt’altro che superficiale, tutt’altro che secondaria.

Christie, infatti, non nasconde mai un certo processo di identificazione con Jane Marple — ispirata a una sua vecchia zia — un legame che si intensifica col passare del tempo. La scrittrice sembra volerle riservare il ruolo di osservatrice distaccata, di colei che coglie la sintesi finale, mentre ad altri spetta l’azione investigativa vera e propria. Quasi fosse la voce narrante implicita delle storie in cui compare, Miss Marple assume anche il ruolo di deus ex machina degli enigmi provinciali inglesi. Ed è forse proprio questa peculiarità a renderla più originale e riuscita rispetto al pur celebre ma più “convenzionale” Poirot.

Il primo capitolo del romanzo è un piccolo gioiello di costruzione narrativa. Christie impiega una serie di espedienti che condizioneranno l’intero sviluppo della vicenda: la tensione si genera in uno spazio ristretto e in un tempo limitato, con una narrazione che segue il ritmo del treno — e non solo in senso descrittivo. Il taglio è quasi cinematografico: la scrittrice fonde la velocità crescente del convoglio, il rumore cadenzato delle ruote sui binari, il tremolio della carrozza, in un climax emotivo che cresce gradualmente.

Elspeth McGillicuddy, primo personaggio a entrare in scena, è perfetta per questo ruolo: una donna anziana, non abituata a “vedere delitti”, che si trova suo malgrado al centro dell’azione iniziale. Assiste a un omicidio misterioso, la cui brevità e brutalità lo rendono così improbabile da suscitare incredulità. Christie gioca abilmente con il lettore e con i personaggi: induce l’identificazione con Elspeth proprio perché è una testimone casuale, inascoltata, in un contesto di assoluta quotidianità — un semplice viaggio in treno.

L’incertezza che ne deriva, l’assenza di prove tangibili, diventano strumenti attraverso cui Christie depista costantemente il lettore. I colpi di scena si moltiplicano, l’intreccio si sviluppa lungo piste apparentemente facili, ma costellate di complicazioni e ipotesi che si contraddicono a vicenda. Non è tanto la soluzione del mistero ad affascinare, quanto l’architettura del racconto stesso.

Colpisce che la testimone sia una figura tanto simile a Miss Marple per età, indole e apparente marginalità: è come se Christie mettesse in scena una Marple “allo specchio”, una testimone che ha bisogno dell’altra per essere ascoltata, creduta, compresa. E Miss Marple non esita a raccogliere quel testimone invisibile, per rendere giustizia non solo alla verità, ma anche al suo doppio. Un doppio che ci parla della stessa Agatha Christie, che relega ai margini il proprio alter ego, e persino la sua controfigura, rivelando un rapporto conflittuale con il personaggio e, forse, con se stessa.

In definitiva, la grande giallista inglese costruisce il romanzo rendendo chiaro fin da subito che non intende mettere in discussione la testimonianza della McGillicuddy. Si impegna invece a rendere plausibile la ricerca delle prove. Il cuore della narrazione ruota proprio attorno alla ricostruzione meticolosa degli avvenimenti e alla trasformazione graduale degli indizi in prove, grazie all’azione congiunta di due personaggi fondamentali: la giovane e brillante assistente Lucy Eyelesbarrow e l’ispettore Dermot Craddock di Scotland Yard.

Tuttavia, Christie lavora su un doppio registro: la McGillicuddy dice probabilmente la verità, ma questa verità resta né confermata né confutata. Uno dei temi centrali della sua narrativa — l’ambiguità — diventa il vero motore della storia. Le percezioni sensoriali e la memoria, pur fondamentali, non bastano: sono strumenti fragili ma indispensabili nell’interpretazione dei fatti e nel contesto in cui si collocano.

Anche il lettore si ritrova sospeso in questa ambiguità. Il pregiudizio nei confronti dell’età avanzata non riguarda solo i personaggi “istituzionali” che raccolgono la testimonianza, ma viene continuamente sollecitato e messo alla prova. Christie ci costringe a interrogarci sul nostro stesso modo di giudicare. Il mistero ruota tutto attorno a una verità che deve essere ricostruita a partire da un unico, folgorante fotogramma mentale: una vera e propria “istantanea”.


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