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mercoledì 13 agosto 2025

Jean Claude Izzo, "Casino Totale" (“Total Kheops”) (1995)


Jean Claude Izzo, "Casino Totale" (“Total Kheops”) (1995)

«Il suo quartiere. C’era nato. Rue des Petits-Puits, vicino a dove era nato Pierre Puget. Suo padre, appena arrivato in Francia, aveva abitato in rue de la Charité. In fuga dalla miseria e da Mussolini.

Aveva vent’anni e si portava dietro due fratelli. Erano “nabos”, napoletani. Altri tre si erano imbarcati per l’Argentina. Fecero i lavori che i Francesi rifiutavano.»

«Vivere al Panier era una vergogna. Da un secolo. Il quartiere dei marinai, delle puttane. La piaga della città. Il grande lupanare. Per i nazisti, che avevano progettato di distruggerlo, “un focolaio di infezione per il mondo occidentale”. Lì, suo padre e sua madre avevano conosciuto l’umiliazione. L’ordine di espulsione, in piena notte. Il 24 gennaio 1943. Ventimila persone. Una carretta trovata in fretta e furia per stiparci le proprie cose. Poliziotti francesi violenti e soldati tedeschi arroganti. All’alba, spingere la carretta sulla Canebière, sotto gli occhi di chi andava al lavoro. Al liceo, li segnavano a dito. Anche i figli degli operai, quelli di Belle de Mai.»

«Pensano di ripulire Marsiglia. Sognano di appiccare il fuoco alla città. Un grande casino, che parta dai quartieri Nord. Orde di giovani che si danno al saccheggio. E’ Wepler a occuparsi di questo, con l’aiuto degli spacciatori. Hanno il compito di aumentare la tensione tra i giovani.

Ora, sono caldi. Da un lato, la violenza. Dall’altro, la paura e il razzismo. Sperano così di far arrivare in Comune i loro amici fascisti…

…Ero frastornato. L’odio, la violenza. I malavitosi, gli sbirri, i politici. E la miseria come sfondo. La disoccupazione, il razzismo.

Eravamo tutti come insetti intrappolati nella ragnatela. Ci si dimenava, ma il ragno avrebbe finito per divorarci.»

Questo romanzo ha il sapore del mare, della musica, dell’amore, dell’amicizia e della buona cucina. Ma porta con sé anche il gusto amaro della solitudine, della sconfitta, della rassegnazione, della vendetta e della morte.

Jean-Claude Izzo, dopo la sua prematura scomparsa, è entrato nel mito: è uno degli scrittori francesi che più hanno incarnato l’essenza del romanzo noir. Leggendolo, è inevitabile pensare ad altri grandi maestri come Malet, Simenon e Manchette: autori tristi, cinici, malinconici e duri, “neri” come lui. Izzo, come loro, ha fatto scuola, diventando a sua volta punto di riferimento per molti scrittori contemporanei.

“Casino totale” ha il respiro di una tragedia greca ed è il primo capitolo della trilogia marsigliese dedicata al poliziotto Fabio Montale, figlio di immigrati italiani. Il romanzo si apre con Ugo, amico di Montale, che torna in città per cercare un senso e una sorta di giustizia all’assassinio del loro comune amico Manu. Eppure, la vera protagonista della storia è Marsiglia: città che, forse più di ogni altra, restituisce l’immagine dell’Europa di allora nelle sue contraddizioni più estreme e, al contempo, offre la chiave per capire come si sia arrivati al presente. Un crocevia mediterraneo di popoli, culture e interessi in conflitto.

Izzo dipinge una Marsiglia viva e contraddittoria: porto multietnico, teatro di tensioni sociali, ma anche luogo di passioni mediterranee. Il contrasto tra il degrado urbano e remoti scorci naturali scandisce l’intera narrazione, fino a trasformarsi in un personaggio a sé stante. Negli ultimi anni, alcuni quartieri — come il Panier — hanno conosciuto processi di riqualificazione, ma le problematiche profonde restano, in gran parte, immutate.

La narrazione alterna inizialmente la terza persona alla voce diretta di Montale, che diventa il vero narratore della vicenda. Agente di polizia cresciuto nei vicoli, ex ragazzo di strada, Montale si trova a indagare sull’uccisione dei vecchi amici, finendo invischiato in tensioni razziali, corruzione, malavita e vicende personali dolorose. È la Marsiglia che vedeva in primo piano la contesa tra la Nuova Camorra di Raffaele Cutolo e la Nuova Famiglia di Michele Zaza.

Montale è un antieroe: si muove nella sua città con passione, ma anche con disincanto. Sembra guidato quasi esclusivamente dall’istinto, che lo spinge — per inerzia o per vendetta più che per convinzione — a compiere azioni coerenti con un suo inderogabile bisogno di ristabilire equilibrio nel caos che lo circonda. Parallelamente, cerca disperatamente di ritrovare un equilibrio interiore, spezzato da anni e forse irrimediabilmente compromesso.

Il personaggio di Izzo è distante anni luce da molti protagonisti del noir, del poliziesco e del thriller. Il mondo in cui si muove vive ai margini della legalità: non è il classico poliziotto ribelle ma moralmente incorruttibile, con chiari confini tra bene e male. Montale sa che la realtà si gioca soprattutto nelle sfumature del grigio, che spesso sconfinano nel nero, dove malavita e polizia talvolta condividono interessi e corruzione.

“Casino totale” non è semplicemente un giallo: è un mosaico di voci, sapori ed emozioni. Dietro la trama poliziesca, Izzo racconta un’umanità autentica, le contraddizioni e il cuore mediterraneo di una città che è al tempo stesso luogo di memoria e di conflitto. È un romanzo che interroga sul prezzo della giustizia, sull’identità e sul valore del sacrificio. Izzo sceglie di stare dalla parte degli immigrati, degli arabi, dei neri, di una Marsiglia e di una Francia interetniche, fondate sulla solidarietà tra oppressi: «Marsiglia appartiene a chi ci vive».

Gli altri personaggi sono quasi ombre: i pochi affetti, soprattutto femminili, che tentano di aiutare Montale, anch’essi intrisi di disincanto; i molti migranti che hanno scelto la città come approdo, portando con sé e assorbendo una violenza cruda; e infine la criminalità marsigliese e l’estrema destra: i primi, avversari ma talvolta alleati occasionali; i secondi, nemici implacabili e quasi impalpabili.

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