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martedì 2 settembre 2025

Fëdor Dostoevskij, “Le notti bianche” (1848)


Fëdor Dostoevskij, “Le notti bianche” (1848)

«Perdonatemi se vi dirò di nuovo qualcosa che… Ma, ecco, non posso fare a meno di tornare qui domani. Io sono un sognatore; è così insignificante la mia vita reale, e sono tanto rari momenti simili, che non posso fare a meno di riviverli nei sogni. Sognerò di voi tutta la notte, tutta la settimana, per un anno intero. Immancabilmente domani tornerò qui, in questo stesso posto, esattamente a quest’ora, e sarò felice ricordando ciò che è avvenuto la sera precedente. Questo luogo, come altri a Pietroburgo, mi è già caro.»

«Sia limpido il tuo cielo, sia luminoso e sereno il tuo caro sorriso, sii tu benedetta per l’attimo di beatitudine e di felicità che hai donato a un altro cuore, solitario e riconoscente!

Mio Dio! Un intero attimo di beatitudine! È forse poco, anche se resta il solo in tutta la vita di un uomo?»

Nonostante sia considerata un’opera minore e giovanile, “Le notti bianche” occupa un posto centrale nell’immaginario letterario: un racconto che da solo basterebbe a consacrare la fortuna di qualsiasi scrittore, affermato o meno. Il motivo è evidente: Dostoevskij vi affronta un tema universale, che attraversa epoche e culture, con straordinaria precisione e intensità — una storia d’amore, di sofferenza e di consolazione. Non sorprende che da questo testo siano nati due piccoli gioielli cinematografici, pur diversissimi tra loro: l’omonimo film di Luchino Visconti e “Quattro notti di un sognatore" di Robert Bresson. Ma nulla può reggere il confronto con la scrittura del grande russo.

Il titolo richiama le “notti bianche” di Pietroburgo, quando il sole non tramonta e la città rimane sospesa in una luce irreale. È lo scenario perfetto per il narratore, giovane solitario, prigioniero dei suoi sogni e di una realtà rarefatta. Vive immerso in un’atmosfera crepuscolare, tra incanto e malinconia, dove l’immaginazione diventa l’unico rifugio.

Il “sognatore” osserva la città e i suoi abitanti proiettando su di essi fantasie e desideri, tentando di colmare così il vuoto della propria vita. È consapevole della propria solitudine e delle sue contraddizioni, e cerca rifugio nei libri, uniche vere compagne della sua esistenza. Personaggio che anticipa i più tipici protagonisti dostoevskiani, ricorda al tempo stesso alcune figure di Dickens: non a caso lo scrittore russo amava profondamente Dickens, che ricambiava la stima.

Il giovane scrittore russo aveva letto molti romanzi dickensiani, sia in gioventù sia durante la deportazione in Siberia, cogliendone subito le affinità con la propria sensibilità. Ne assimilò la capacità di dar voce agli “umiliati e offesi”, e tale influenza rimase viva in tutta la sua opera. I due ebbero persino occasione di incontrarsi a Londra, nel 1862.

L’incontro del “sognatore” con Nasten’ka segna la svolta decisiva: la ragazza rappresenta finalmente il “tu” agognato, non più un fantasma della sua immaginazione, ma una presenza concreta, capace di offrirgli la felicità. In quelle quattro notti egli vive un’esaltazione sconosciuta, scopre in sé un potenziale affettivo e umano che non sospettava, riempiendo la propria vita di speranza e di amore.

La poetica giovanile di Dostoevskij è ancora intrisa di romanticismo idealista, per quanto già attraversata dal dolore. Non siamo ancora di fronte alla complessità drammatica e alle ambiguità psicologiche che caratterizzeranno la maturità dello scrittore: l’introspezione è intensa, ma priva ancora del cinismo e della crudezza che verranno. Tuttavia, nel finale sospeso tra consolazione e dolore, si intravede già la direzione futura.

L’epilogo rivela che il romanticismo non basta più a contenere la sua narrazione. Si intravede, nella capacità di scandagliare l’animo umano, un orizzonte che va ben oltre la cornice sentimentale della giovinezza. Non sarebbe stato possibile costringere a lungo Dostoevskij in schemi semplici e rassicuranti: “Le notti bianche” è il preludio alla grande stagione della sua narrativa, in cui dal chiarore romantico del “sognatore” emergeranno le profondità oscure del “Sottosuolo” e dei romanzi maggiori.

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