Angela Carter, “La bottega dei giocattoli” (1967)
«S’imbarcò in un viaggio incantato, esplorandosi tutta, risalendo per le sue catene montuose, penetrando la ricchezza umida delle sue valli segrete, quasi un Cortés della fisiologia, un Vasco da Gama, o un Mungo Park. Per ore continuava a fissarsi nello specchio del guardaroba; inseguiva col dito la struttura elegante della cassa toracica, dove il cuore palpitava sotto la pelle come un uccellino sotto una coperta, e tracciava la lunga linea dallo sterno all’ombelico (che era una caverna o una grotta misteriosa) e poi strofinava i palmi sull’accenno di ali che sembravano spuntarle sotto le scapole. E poi ancora si rigirava, si abbracciava stretta, ridendo e facendo la ruota o la verticale, per la pura euforia che le metteva addosso scoprire la sua morbida sorpresa ora che non era più una bambina.»
«Melanie nuotava come un pesce cieco e senza orecchie in un mare di sedativi, dove non c’era tempo né memoria, ma solo sogni. L’estate aveva lasciato il posto all’autunno prima che riemergesse pallida sul letto, in grado di ricordare. Quando si sentì abbastanza forte per farlo uscì all’alba una mattina e diede degna sepoltura al vestito di nozze sotto l’albero di mele. Si sentiva svuotata come se avesse seppellito il suo cuore, ma riusciva ancora a muoversi e a parlare.»
Melanie, appena quindicenne, in una notte d’estate scopre di essere diventata donna e, attraverso un personale rito catartico, indossa l’abito nuziale della madre per poi esporsi ai raggi della luna. Ma, risvegliatasi dal sogno nella rassicurante villa paterna, in quella stessa notte perde entrambi i genitori. Orfana, si reca a Londra con i fratelli per andare a vivere dagli zii.
Più che una casa, quella degli zii è una bottega di giocattoli — giocattoli strani, dotati quasi di vita propria. Melanie verrà così a contatto con un mondo incredibile e a tratti oscuro, popolato da personaggi singolari, tra cui spicca lo zio Philip, burattinaio, novello Mangiafuoco. Ma scoprirà anche l’amore.
Il personaggio contraddittorio di Finn, nipote irlandese dello zio Philip — ragazzo rude e istintivo, ma dal cuore benevolo — riveste un ruolo centrale nella vicenda, controbilanciando la presenza oscura e maligna dello zio. Finn diventa un punto di riferimento essenziale e determinante per Melanie, soprattutto nel finale, con la sua complicità e la sua dedizione: è lui a permetterle di scoprire la sensualità, la libertà e la gioia della trasgressione, ma anche la paura, l’ambiguità e la confusione che talvolta si accompagnano al desiderio.
La bottega dei giocattoli è un romanzo di formazione che segna un percorso di crescita complesso e contraddittorio, tutt’altro che lineare. Di taglio gotico, fu pubblicato dalla grande scrittrice inglese Angela Carter, autrice di romanzi e racconti di straordinaria originalità, molti dei quali appartenenti al genere fantastico, e di una celebre rilettura di fiabe tradizionali. Collaborò anche con il regista Neil Jordan alla sceneggiatura del film In compagnia dei lupi, originale e inquietante trasposizione della fiaba di Cappuccetto rosso.
Questa novella, fiaba trasgressiva, ha come tema centrale il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, con la scoperta della sessualità e la conseguente perdita dell’innocenza. Tuttavia, affronta anche altri temi di grande rilievo: il senso di libertà, le dinamiche di potere, di manipolazione e di controllo, simboleggiate dalle marionette — i “giocattoli” del titolo.
La manipolazione esercitata dallo zio Philip si muove su un doppio piano, fisico e psicologico: un comportamento tipico del maltrattante, la cui natura emerge anche dal fatto che la zia Margaret è divenuta muta dopo il matrimonio — un mutismo indotto dalla violenta sottomissione. La scrittrice, in questo modo, demolisce i comuni stereotipi maschili legati al sesso, facendo emergere con decisione il protagonismo femminile.
Il personaggio del burattinaio e giocattolaio Philip racchiude in sé molteplici figure letterarie e mitologiche che incarnano il sogno maschile di potenza creatrice e manipolativa: Prometeo, Pigmalione, il Golem, Frankenstein. Un sogno che, tuttavia, conduce spesso all’incontro con la Nemesi, che qui assume le sembianze della creatura oggetto della manipolazione.
Angela Carter, autrice femminista, al pari di una novella Mary Shelley del XX secolo, riscrive il mito ponendo al centro la presa di coscienza della vittima. Ma la sua metafora trascende la semplice lettura femminista: essa riguarda, in senso più ampio, il corpo come oggetto di manipolazione e di controllo — e la sua liberazione.
È interessante, inoltre, come la Carter metta in luce aspetti della sessualità tutt’altro che romantici e coerenti: il suo potere sovversivo, la componente oscura, la violenza, l’ambiguità del desiderio, la paura. L’atmosfera gotica e inquieta in cui è immerso il romanzo si nutre di queste dissonanze. L’uso dei miti di Leda e il cigno e di Pinocchio è, in questo senso, assolutamente pertinente. Carter è abilissima anche nel lasciare spazio all’interpretazione del lettore, consapevolmente. Il labile confine tra realtà e finzione stimola una libertà interpretativa ancora maggiore.
Non dimentichiamo che l’anno di pubblicazione è il 1967, immediatamente precedente a quello che sarebbe stato, per molti versi, l’annus horribilis e insieme mirabilis per eccellenza. Tematiche come quelle affrontate dalla Carter stavano allora cominciando a diffondersi per la prima volta su larga scala, alimentando le prime elaborazioni teoriche e i movimenti di emancipazione sessuale, culturale e individuale — prima ancora che propriamente politici.
Ho letto questo libro in una notte insonne, all’inizio di un anno lontano. Non direi che sia l’ideale leggerlo in simili condizioni, ma spesso le circostanze della lettura contribuiscono, nel bene e nel male, a lasciare un segno particolare nel lettore. In questo caso, l’ambientazione onirica e visionaria, illuminata solo dalla piccola lampada del comodino, mi lasciò un sapore indelebile, persistente anche a distanza di tempo. In quelle ore mi sentii pienamente immerso nella storia della giovane Melanie.

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