Uiguri, questi sconosciuti. Un genocidio silenzioso.
Commento a un articolo pubblicato da Gariwo.
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Contesto e dati principali
La minoranza uigura è un gruppo turcofono di tradizione musulmana sunnita che vive principalmente nella regione autonoma dello Xinjiang Uygur, nel nord-ovest della Cina.
Secondo un rapporto delle Nazioni Unite del 2018, più di un milione di uiguri sarebbero stati internati in quelli che il governo cinese definisce «centri di formazione professionale», ma che in pratica funzionerebbero come campi di detenzione e lavoro forzato, con l’obiettivo di sradicare l’identità culturale e religiosa della minoranza.
Parallelamente, è in atto una severa politica di controllo delle nascite nella regione: gravidanze monitorate, interruzioni obbligatorie, impianto forzato di contraccettivi e sanzioni pesanti per chi viola le norme sulla natalità. In Xinjiang il tasso di natalità è diminuito di oltre il 60 % tra il 2015 e il 2018.
Il Parlamento europeo nel giugno 2020 ha affermato che «potremmo essere di fronte a un genocidio».
Origini della “questione uigura”
La dinamica della repressione nasce dal timore del governo cinese di un risveglio del secessionismo uiguro dopo il crollo dell’URSS e la nascita delle repubbliche dell’Asia Centrale.
Gli scambi culturali e commerciali con paesi vicini hanno alimentato l’ideale panturco, che Pechino ha interpretato come minaccia separatista. Il governo ha quindi ricondotto questa aspirazione a terrorismo, inserendo la questione uigura all’interno della lotta globale al terrorismo.
Inoltre, la stabilità dello Xinjiang è strategica per la Cina per motivi economici e geopolitici (ad es. la via della seta); ciò complica le prese di posizione internazionali riguardo alle violazioni dei diritti umani.
Forme di repressione
– Internamento di massa: più di un milione di uiguri rinchiusi in centri dove sono soggetti a lavoro forzato, interrogatori, violazioni del sonno e del cibo, indottrinamento ideologico.
– Sorveglianza tecnologica: uso di sistemi di riconoscimento facciale “etnici”, raccolta massiva di dati biometrici (DNA, impronte digitali, scansioni facciali, registrazioni vocali) per monitorare gli spostamenti e i comportamenti della minoranza.
– Controllo demografico: politiche per ridurre drasticamente i nascere di uiguri e favorire la sostituzione demografica.
Risposta internazionale
Il giornale The New York Times ha pubblicato a fine 2019 documenti segreti del Partito comunista cinese contenenti piani interni per la repressione degli uiguri.
Nel marzo 2021 Stati Uniti, UE, Regno Unito e Canada hanno imposto sanzioni alla Cina per diritti umani sulla questione uigura. Gli USA hanno qualificato ufficialmente come “genocidio” la situazione degli uiguri.
Un rapporto dell’Amnesty International (giugno 2021) descrive che gli uiguri, i kazaki e altre minoranze musulmane subiscono internamento di massa, tortura e persecuzione che si configurano come crimini contro l’umanità.
Nel 2022 un rapporto delle Nazioni Unite ha confermato gravi violazioni dei diritti umani nello Xinjiang, ma non ha formalmente ratificato la definizione di “genocidio”.
Significato e implicazioni
L’articolo sottolinea che la sorte degli uiguri rappresenta un caso emblematico di repressione sistematica di una minoranza etnica e religiosa all’interno della strategia statale di assimilazione culturale e controllo territoriale.
Il ricorso a lavoro forzato, detenzioni, controllo demografico, sorveglianza tecnologica e indottrinamento ideologico non si limita ad atti isolati: forma una politica coerente di annientamento dell’identità distintiva uigura.
Sul piano internazionale, la questione pone interrogativi sul modo in cui le potenze rispondono a violazioni massicce dei diritti umani, su come definire fenomeni di sterminio culturale e demografico, e sul rapporto tra diritti umani e interessi geopolitici/strategici.

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