Cult Movie
“Fahrenheit 451” (1966)
regia di Francois Truffaut
con Oskar Werner, Julie Christie, Cyril Cusack, Anton Diffring, Bee Duffell, Alex Scott
Forse potrà sembrare esagerato, ma considero gli “uomini libro” una delle invenzioni più geniali, belle e commoventi della storia della letteratura, e Francois Truffaut, col finale del film, interpreta questa idea in maniera assai azzeccata, lasciando un segno indelebile e qualcosa di indimenticabile. L’opera del regista francese infatti varrebbe di per sé anche solo per il magnifico epilogo con quel filo di speranza, tutt'altro che esile, che riesce a trasmettere.
Quell’accenno di speranza che rende diversa la distopia di “Fahrenheit 451” dalle altre celebri distopie del XX secolo. Guy Montag non è affatto Winston Smith.
Tuttavia, Truffaut ne evidenzia l’ambiguità: tra speranza e disperazione il confine è labile e gli uomini libro potrebbero essere condannati a vagare in eterno. Lo fa omettendo, inoltre, una parte essenziale del finale del romanzo, enfatizzando l’assoluta importanza che il regista attribuisce all’amore per i libri. Questo è l’elemento che veramente gli interessa e che estrae dal racconto di Ray Bradbury.
Truffaut non amava la fantascienza, ma l'incontro casuale con l'immenso capolavoro dello scrittore americano, lo induce a cambiare idea nel breve lasso di tempo necessario al fine di sposare un’idea e realizzarla, tanto da convincersi, quindi, a girarne un adattamento cinematografico. È l'amore infinito per i libri ad aver creato lo stimolo giusto, per i libri come oggetti, un amore che sconfina nel feticismo, anche quando bruciano.
Infatti la pellicola è un inno ai libri, sono loro i veri protagonisti dall’inizio alla fine, tutto il resto conta poco. Anche se povero e schematico nella sua realizzazione, qualche critico lo colloca addirittura tra i suoi film meno riusciti, il Fahrenheit di Truffaut ha tutte le caratteristiche per restare indimenticabile nella sua critica radicale al potere massificante, che distrugge e opprime l'individuo, rendendolo un derelitto idiota, e che annulla la memoria sostituendola con un presente immodificabile.
L’anarchismo individualista del regista francese è palese e si esprime in tutta la sua potenza. L’orrore per il potere è anche l’orrore per la politica, per il tanto decantato bene collettivo.
L’immagine degli uomini libro è emblematica proprio da questo punto di vista: ognuno impara a memoria un libro diverso, solo e sempre quello, e lo tramanda. Ogni individuo diventa il libro e questa piena identificazione lo rende libero e assolutamente indipendente dagli altri, pur facendo parte integrante di una stessa comunità, che però è in continuo movimento. Una comunità di nomadi, dunque, la cui unica patria è il libro, al quale si votano con assoluta dedizione.
Ma, a parte quella lunga sequenza finale, le scene da antologia sono molte, ne elenco alcune: l’enorme biblioteca nascosta in casa della vecchia protettrice di libri; l’autodafé di lei che si immola nel rogo della sua casa; il catalogo di Salvador Dalì che brucia mentre le pagine sono sfogliate dal vento; Montag che brucia con il lanciafiamme il suo letto matrimoniale, dopo che è stato denunciato dalla moglie; l'incubo hitchcockiano commentato dalla musica evocativa di Bernard Herrmann; la lettura lenta, cadenzata e fanciullesca da parte di Montag del “David Copperfield” di Dickens, sillabando e seguendo le righe con un dito.
Ed è proprio l’impronta autobiografica sull’infanzia che caratterizza il film, il rapporto con il libro quasi come fosse un giocattolo, gli oggetti tutt’altro che avveniristici di cui è pieno, che sembrano partoriti dalla fantasia di un bambino e intimamente legati ai balocchi del passato. Alcune trovate sono deliziosamente naif.
C’è un filo che unisce “Fahrenheit 451” con altri due film di Truffaut, e cioè l’infanzia dei “Quattrocento colpi” e la trasgressione di “Jules e Jim”, in quest’ultimo inoltre c’era già Oskar Werner. Il Jules si è trasformato in Montag.
Alla figura di Montag si aggiunge inoltre quella del doppio femminile: Julie Christie, che interpreta sia Linda, la moglie fredda e conformista, sia la dolce e trasgressiva Clarisse.

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