Cult Movie
“Heat - La sfida” (1995)
regia di Michael Mann
con Robert De Niro, Al Pacino, Val Kilmer, Jon Voight, Diane Venosa, Amy Brenneman, Ashley Judd, Natalie Portman, Tom Sizemore, Kevin Gage
«Vincent Hanna: Eccoci seduti qui. Io e te, normali, come due vecchi amici, ma tu fai quello che fai e io faccio quello che devo fare. E ora che ci siamo conosciuti se, quando sarà, dovrò toglierti di mezzo... potrà non piacermi. Ma ti avverto: se mi troverò a scegliere fra te e un poveraccio che per colpa tua rischia di lasciare una vedova scelgo te, senza neppure esitare.
Neil McCauley: Trascuri l'altra faccia della medaglia: cosa succederebbe se tu mi incastrassi e fossi io a dover scegliere? Perché per nessun motivo ti permetterei di fermarmi. È vero, ci siamo conosciuti, sì... ma neppure io esiterei, nemmeno un istante.
Vincent Hanna: Forse è proprio così che andrà. O... chi può dirlo?
Neil McCauley: O forse non ci rivedremo mai più.»
Questo film meriterebbe un saggio a parte, non una semplice recensione, tante sono le implicazioni coinvolte nella sua realizzazione e nella trama. Quando dici capolavoro e ti sembra ancora poco. E quindi, in questo caso, non la farò tanto lunga.
“Heat” è la semplicità e la linearità che si fanno complessità e si trovano su un piano logico e narrativo più alto, nella rappresentazione esistenziale di vite vissute pericolosamente e fuori dai canoni e che si incontrano nell’ineluttabilità del destino e dei ruoli.
Intanto, la sfida più importante, una doppia sfida, non è quella tra i due personaggi protagonisti, ma quella attoriale che ritengo si concluda con un bel pareggio, al contrario di ciò che accade nella trama.
Robert De Niro e Al Pacino si trovano per la prima volta in un faccia a faccia clamoroso (nel Padrino II non s'incontravano mai), che entra di prepotenza nella storia del Cinema, con una delle sequenze cult più famose in assoluto.
Un dialogo da manuale, breve, ma non brevissimo. Una manciata di minuti che valgono l’intero film. La scena, su proposta di De Niro, venne girata in diretta, senza nessuna prova. Michael Mann, autore anche del soggetto e della sceneggiatura, accettò quest’ulteriore sfida con entusiasmo.
Il film potrebbe risolversi tutto lì, nello spazio di uno spezzone. Ma è anche molto altro. Sono quasi tre ore di un film d'azione filosofico, elegante e crudele, con una tensione portata allo spasmo, senza un cenno di cedimento, nelle sapienti mani di un regista che se ne intende.
È la storia di due solitudini e di un rovesciamento dei ruoli tra buono e cattivo, che per fortuna resta incompiuto, che non si risolve mai del tutto, evitando così di cadere nel prevedibile stereotipo al contrario.
Tuttavia, non è solo un film costruito sui due big, che tra l'altro non cannibalizzano troppo il cast, lasciando il dovuto spazio ad altri personaggi.
Anche Val Kilmer, infatti, fa la sua figura, con un’interpretazione tutt’altro che disprezzabile, credibile, misurata e mai fuori le righe. In quel periodo era impegnato anche nelle riprese del suo non proprio fortunato Batman.
Ottimo anche Jon Voight, il cui personaggio è ispirato ad Edward Bunker, scrittore sceneggiatore, attore, ex criminale, che Mann volle sul set come consulente, autore del bellissimo romanzo noir con elementi autobiografici “Come una bestia feroce” del 1973, che ebbe anche una versione cinematografica nel 1978 con Dustin Hoffman dal titolo “Vigilato speciale”, romanzo che Bunker scrisse quando era in prigione e che Mann fece leggere a tutto il cast.
Kevin Gage, arrestato anni dopo, invece, verrà chiamato in carcere Waingro, proprio col nome del personaggio che interpreta nel film.
“Heat - la sfida” è una sorta di elegia sulla solitudine, sulla disperazione, ma anche paradossalmente sul rispetto, sull’onore e sulla stima. Sulla disillusione e sulla fugacità dell’esistenza, completamente votato al pessimismo.
Cupo, duro, poetico, leggendario e senza speranza come l'inferno, è un film che non cede mai all’ironia, con eccezione proprio dell’incontro tra i due “eroi”, dove fa timidamente capolino.
È un dramma assoluto, un misto tra noir, thriller e tragedia shakespeariana, malinconico, triste e romantico. Piombo e sangue a volontà. Buio come la notte, in una Los Angeles che, a proposito di Batman, ha più di un'analogia con Gotham City. Un’anima nera, quella di questa città, altra protagonista essenziale del film, che oltre che a Gotham, paga decisamente pegno alla L.A. di James Ellroy, di fronte alla quale si infrange qualsiasi sogno americano.
In sostanza, uno dei film chiave dell’ultimo grande decennio della storia del Cinema: gli anni novanta.

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