ELITARISMO LIBERTARIANO O EGUALITARISMO HIPPIE?
«La prima spedizione umana a Marte era stata organizzata sulla base della teoria che il più grande pericolo per l’uomo fosse l’uomo stesso. In quel tempo, otto anni terrestri dopo la fondazione della prima colonia umana sulla Luna, i viaggi interplanetari compiuti dagli umani dovevano essere effettuati su orbite in caduta libera… dalla Terra a Marte, duecento cinquantotto giorni terrestri, lo stesso per il ritorno, più quattrocento cinquantacinque giorni di attesa su Marte mentre i pianeti si riportavano lentamente nella posizione più adatta all’orbita di ritorno.»
«Quel giorno il terzo pianeta del Sole aveva 230.000 abitanti umani più di quanti ne avesse avuto il giorno prima: ma fra cinque miliardi di terrestri, quell’aumento non si notava. Il Regno del Sud Africa, associato alla Federazione, era stato ancora citato davanti all’Alta Corte per la persecuzione contro le sue minoranze bianche. Gli arbitri della moda, riuniti a Rio, avevano deciso di abbassare gli orli e di coprire gli ombelichi. Le stazioni difensive della Federazione roteavano nel cielo, promettendo morte a chiunque turbasse la pace del pianeta: le stazioni spaziali commerciali turbavano la pace con l’interminabile clamore di interminabili annunci pubblicitari.»
«Il verdetto sul terzo pianeta non era mai stato in dubbio. I Vecchi del quarto pianeta non erano onniscienti, e a modo loro erano provinciali quanto gli umani. Grokkando secondo i loro valori locali, anche con l’aiuto d’una logica immensamente superiore, erano sicuri di percepire una incurabile «ingiustizia» negli esseri indaffarati, litigiosi, irrequieti del terzo pianeta, una ingiustizia che avrebbe richiesto una soluzione, dopo che fosse stata grokkata e abbracciata e odiata.»
Non si può certo dire che "Straniero in terra straniera" sia un’opera che manchi di originalità. Lo scrittore è oltremodo sui generis, ideologicamente indefinibile e assai eclettico, pur se resta nell'ambito della fantascienza. Questo è probabilmente il romanzo più ambizioso e più controverso di Heinlein, quello che gli valse il primo dei suoi quattro premi Hugo e che, uscito in piena America eisenhoweriana, anticipò con singolare chiaroveggenza il linguaggio e le pratiche della controcultura del decennio successivo. Ma oltre a essere un romanzo sulla differenza in senso identitario, è anche una parabola sulla diversa percezione della realtà.
La genesi editoriale è di per sé indicativa: Heinlein lo scrisse in oltre un decennio, dal 1949 al 1960, e l'editore ne impose un taglio di circa un quarto; solo nel 1991, uscì postuma l'edizione integrale che restituisce la misura reale dell'ambizione dell'autore, ben oltre la fantascienza d'avventura con cui aveva costruito la propria fortuna commerciale negli anni Quaranta e Cinquanta.
La trama procede da un espediente ormai classico del genere ma qui piegato a fini quasi teologici: Valentine Michael Smith, unico superstite di una spedizione umana su Marte, viene allevato dai marziani e torna sulla Terra da adulto, portando con sé una sensibilità aliena che gli permette di vedere le convenzioni umane - proprietà, gelosia, pudore, denaro, persino la morte - come arbitrarie costruzioni culturali anziché dati di natura.
Il romanzo è dunque un apologo sullo straniamento nel senso più letterale. Il verbo marziano grok - comprendere qualcosa così a fondo da diventarne parte, fondere osservatore e osservato - è il concetto-chiave dell'intero libro e la sua eredità più duratura: è entrato nell'inglese corrente, nel gergo informatico (dove "grokkare" un sistema significa averlo interiorizzato oltre la comprensione tecnica) prima ancora che nella cultura letteraria. Attraverso lo sguardo innocente di Mike, Heinlein smonta e mette in ridicolo la burocrazia, il consumismo e, soprattutto, la religione organizzata, insieme a un esperimento utopico sulla comunità volontaria, il tabù sessuale, la gelosia come costrutto sociale piuttosto che istinto.
Il libro venne letto, non senza fondamento, come manuale filosofico dalle comunità libertarie californiane della fine degli anni Sessanta; esiste tuttora una Church of All Worlds realmente fondata sul modello del romanzo. Meno fondato, ma persistente nella vulgata, è il collegamento con Charles Manson, che non risulta averlo mai citato direttamente nonostante la leggenda metropolitana che li associa.
Dal punto di vista squisitamente ideologico il romanzo è più ambiguo di quanto la sua fama controculturale suggerisca: Heinlein, libertario in senso americano (libertariano) più che anarchico, vi innesta anche una vena elitaria - la fraternità di Mike è composta da "beautiful people", selezionati per intelligenza e bellezza - che stride con l'egualitarismo hippie che pure ispirò. È un individualismo radicale che a tratti scivola verso il culto del superuomo, la costruzione carismatica del capo-messia come unica via di liberazione dalla mediocrità collettiva: una comunità rituale che nasce attorno a un corpo sacro e a un sapere iniziatico riservato ai pochi che sanno "grokkare".
Questa ambiguità è tratto comune di altre opere di Heinlein, si prenda per esempio il celebre “Starship Troopers”. C'è chi lo ha voluto leggere come satira e parodia del militarismo e chi invece come sua esaltazione. Io propendo per un'altra interpretazione: le due cose contemporaneamente, così come accade col darwinismo sociale libertariano e l'anarchismo hippie egualitario di “Straniero in terra straniera”, tenuti paradossalmente insieme addirittura da un collante religioso. La lettura "dissonante" è quella che più si adatta a Heinlein. La realtà è sostanzialmente assai contraddittoria. Quanti guru - politici o spiritualisti - che spacciavano egualitarismo, ma essenzialmente narcisisti ed elitari, avete incontrato in vita vostra? Io talmente tanti da farla diventare quasi una regola.
