Cult Movie
"Faster, Pussycat! Kill! Kill!" (1965)
regia di Russ Meyer
con Tura Satana, Stuart Lancaster, Susan Bernard, Lori Williams, Haji.
Russ Meyer, considerato a torto per lungo tempo solo il re del soft porn made in USA, è stato per molti versi invece un genio incompreso. Sono dovuti passare diversi decenni prima di cominciare a percepire con chiarezza la sua importanza e il ruolo di rottura che ebbe nell'ambito della cinematografia degli anni sessanta. Regista che ha fatto scuola, influenzando una buona parte del cinema successivo, tra i suoi ammiratori un certo Quentin Tarantino, che non esita a definirlo uno dei suoi maestri.
Nonostante le apparenze, il cinema di Russ Meyer non è affatto un cinema facile. Le immagini, il linguaggio e l'asprezza delle sceneggiatura lo fanno appartenere ad un genere assolutamente non popolare, sicuramente underground. L'uso che in alcuni suoi film si fa del porno non è un uso fine a se stesso, ma il mezzo estremo con cui trasmettere il messaggio contro le convenzioni dell'ipocrisia moralista.
La crudele ironia di cui sono stracolmi i suoi film è l'arma di Russ Meyer contro l'American Way of Life. Il suo obiettivo principale è la provincia americana, culla in cui ipocrisia, sciovinismo e moralismo vengono allevati. Non solo americana, potrei aggiungere io.
Ma attenzione, quello del regista è un amore odio, mentre ostenta disprezzo, ne esalta anche le caratteristiche, decostruendo per poi ricostruire a suo modo un trasgressivo mito della frontiera.
"Faster, Pussycat! Kill! Kill!" è sotto diversi punti di vista il capolavoro del regista. Ultimo film in bianco e nero prima dell'esplosione di colori e di forme parossistiche del successivo "Mondotopless" e dell'escalation porno dei film degli anni seguenti.
Ed è proprio una netta divisione quella tra la produzione in bianco e nero e quella a colori, dettata da questioni stilistiche e non solo da semplici questioni di ordine temporale. Questo film è la giusta apoteosi della sua filmografia.
Il bianco e il nero sono trattati non a caso e volutamente nella loro nettezza, dimostrano uno sforzo teso alla rappresentazione drastica dei contrasti, a cominciare dalle tre crudeli eroine, la cui misura della crudeltà viene data prorpio dall'uso ironico dei due colori nell'abbigliamento: inguinata nel nero dei jeans e della maglietta la più cattiva, la mitica Tura Satana, con jeans neri e maglietta bianca la seconda, e completamente in bianco o quasi, l'anima più "candida" delle tre. More le prime due, bionda la terza.
Ma il contrasto non si produce solo attraverso la metafora del colore, ma anche con il paesaggio, la cui piattezza assume l'aspetto quasi lunare di un'allucinazione e dai dialoghi impossibili tra i protagonisti, la cui ironia rende alla perfezione un mondo assolutamente allo sbando, senza valori certi e di uno squallore unico.
"Faster, Pussycat! Kill! Kill!" potrebbe anche essere definito un noir, con tutte le implicazioni e l'ambiguità che questa definizione si porta appresso, un noir violentissimo e crudele, con componenti palesemente horror, ambientato in un mondo che sembra popolato da uno sparuto gruppo di sopravvissuti, privi di logica e di scrupoli morali.
Ma il bersaglio principale di Russ Meyer non è la crudele Tura Satana (e in maniera minore le sue compagne), che in qualche modo una sua logica sembra aver trovato nell'estrema malvagità, personalissima forma di ribellione, ma sono soprattutto gli altri personaggi, che si muovono tra ipocrisia e imbecillità.
Oggetto di culto da parte della cultura alternativa, come il precedente "Motorpsycho" (la famosa band rock ha preso da lì il nome), si pensi ancora al recupero sonoro e visivo fattone per esempio dall'altra band rock dei "Cramps", l'uso delle musiche abbinato alle immagini, infatti, nei film di Russ Meyer è un elemento imprescindibile, come in poche altre produzioni cinematografiche.
Questo film possiede inoltre anche una notevole carica fumettistica, sia nell'impostazione visiva, sia nella sceneggiatura, che nei dialoghi, influenzando a sua volta proprio molte graphic novel made in USA, e non solo. Una pellicola che ha fatto epoca, ingiustamente e inspiegabilmente sottovalutata.

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