I Classici del Jazz
Thelonious Monk
"Thelonious Himself" (1957)
Il piano di Monk è sicuramente la colonna sonora migliore per un lieve giorno di pioggia, di fronte a una finestra attraverso la quale poter guardare l'acqua che si posa sul vetro e che scorre via, lasciando una miriade di goccioline.
In questo caso l'ideale sarebbe Thelonious che suona da solo, o al massimo accompagnato da un sax, magari di Coltrane. L'esperienza sarà a dir poco suggestiva, considerato l'alto grado di romantica malinconia, ma assolutamente priva di sdolcinatezza e carinerie, propria della musica del nostro grande pianista.
A prescindere dalle suggestioni, sono i lavori che Monk ha eseguito da solo quelli che rendono maggiormente l'idea del suo genio. Anche se onestamente è molto difficile scegliere tra le sue opere discografiche, considerato il livello qualitativamente molto alto delle sue produzioni.
Sarebbero quattro, comunque, i dischi da ascoltare, registrati dal pianista in questa forma: "Monk Piano Solo", "Thelonious Himself", "Alone in San Francisco" e "Solo Monk". Registrazioni che splendono della potenza sonora e della bellezza che soltanto lui sapeva tirare fuori dal piano, con quel suo stile unico e inimitabile.
Quel suo modo di suonare basato sulle sovrapposizioni armoniche, che sconfinava a volte nella dissonanza atonale, ma che restava nello stesso tempo così infinitamente dolce e suadente, viene completamente fuori quando può eseguire i suoi pezzi più famosi, e spesso non solo questi, in completa e magnifica solitudine.
Il mio consiglio cade su un album in particolare, quel "Thelonious Himself" che contiene anche il suo capolavoro assoluto, la sua composizione più famosa: "'Round Midnight". Esiste un'edizione in cd, in cui è presente in due differenti versioni, una delle quali supera addirittura i venti minuti. Il grande classico viene rieseguito, destrutturato, scomposto e stravolto, mantenendo, però, inalterata tutta la sua seduzione.
Solamente nel brano "Monk's Mood", il pianista viene affiancato da John Coltrane al sax tenore e da Wilbur Ware al contrabbasso.
Non c'è noia nel Monk che suona in solitudine, la bellezza dei suoi suoni è così intensa, da conquistare chiunque, anche chi non è un appassionato di jazz e anche nei brani più lunghi.
Una musica che ha il potere di soggiogare ancora oggi, tanto si mantiene attuale, unica e seducente.

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