Robert Silverberg, “Time and time again - sedici viaggi nel tempo” (1955 - 2006)
«… continuo a ritenere che un viaggio immaginario nello spazio, per quanto possa condurci ai confini dell’universo, ci tenga comunque ancorati al nostro mondo tridimensionale, mentre un viaggio immaginario nel tempo, potendo portarci indietro addirittura fino all’istante della creazione, o in avanti fino alla fine dei tempi, o persino lungo un binario parallelo in una realtà che non ha niente a che fare con la nostra, aggiunge una quarta dimensione, un senso di avventura sconfinata, di infinite possibilità.»
«… la fantascienza non dev’essere necessariamente limitata dai confini del possibile: tutt’altro. Come suggerito in passato da Robert A. Heinlein, forse sarebbe meglio chiamarla “narrativa speculativa”. Spesso non contiene molta scienza, bensì un potente elemento speculativo, una risposta alla domanda “e se…?”, che consente a uno scrittore sufficientemente capace di trascendere la mera inverosimiglianza scientifica o filosofica per il gusto di raccontare una buona storia e suscitare il senso di meraviglia nel lettore. Il trucco sta nel far sembrare plausibili le proprie speculazioni: ottenere ciò che Samuel Taylor Coleridge chiamava, tanto tempo fa, una volontaria sospensione dell’incredulità. È attraverso la sospensione dell’incredulità che possiamo aprire la porta e intraprendere il viaggio altrimenti impossibile verso una remota propaggine del tempo che diversamente ci risulterebbe inaccessibile.»
«…è un assioma, tra gli scrittori, che il materiale scritto per sostituire qualcosa che è andato involontariamente perso non sarà mai all’altezza del passaggio perso, che diventa sempre più bello nel ricordo dello scrittore.»
A dimostrare quanto la narrativa speculativa possa essere affascinante, varia e di altissima qualità, basterebbe un solo autore: Robert Silverberg. Genio versatile, nel corso della sua lunga e prolifica carriera ha esplorato a fondo i territori della fantascienza e del fantasy, cambiando spesso registro narrativo, sperimentando ogni possibilità espressiva e dando vita a veri e propri capolavori.
Ogni volta che lo si legge, Silverberg trasmette la sensazione di non sbagliare mai un colpo. E questa corposa raccolta di racconti non fa eccezione: un'antologia che attraversa quasi l'intero arco della sua produzione, dal lontano Assolutamente inflessibile del 1955 fino a Contro corrente del 2006. Il filo conduttore è il viaggio nel tempo, una delle sue passioni narrative più costanti, con cui l'autore stesso ha dichiarato di essere stato identificato più di ogni altra tematica nel corso della carriera.
Silverberg si muove con padronanza in uno dei sottogeneri più amati della fantascienza, dove il vero protagonista diventa spesso il perturbante. L’horror fa capolino in piccole ma incisive dosi — echi di Poe, Lovecraft, Hoffmann — ma più che altro si tratta di un horror vacui che l’autore riempie con visioni affascinanti, seppur inquietanti.
Questa passione ha radici profonde, coltivata fin dalla giovinezza grazie alla lettura di quattro classici fondamentali: La macchina del tempo di H.G. Wells; L’ombra venuta dal tempo di H.P. Lovecraft, un racconto allucinato che indaga le profondità remote della storia; Prima dell’alba di John Taine, avventura nel mondo perduto dei dinosauri; e il celebre paradosso temporale di Un gran bel futuro di Robert A. Heinlein.
La raccolta comprende sedici racconti, ciascuno preceduto da un’introduzione scritta dallo stesso autore, oltre a una prefazione generale che contestualizza l’opera. Le introduzioni ai singoli testi sono ricche di aneddoti e riflessioni, spesso ironiche, sempre interessanti, e rivelano il lavoro meticoloso di Silverberg nel celebrare le infinite possibilità del viaggio nel tempo, giocando con le variazioni sul tema e mettendo alla prova quella sospensione dell’incredulità che, come ricorda lui stesso, è il cuore della buona narrativa fantastica.
Uno dei temi ricorrenti è lo smarrimento dell’identità: non solo come paura, ma anche come desiderio di perdersi, di lasciarsi sorprendere dall’inaspettato. È una miscela di timore e attrazione per l’ignoto, per l’oscurità e l’imponderabile. Un bisogno profondo di rompere con la quotidianità e abbracciare, pur con incertezza, un nuovo inizio — affascinante, misterioso e imprevedibile.
Nel primo racconto, “Assolutamente inflessibile” troviamo saltatori temporali deportati sulla Luna da una Terra del remoto futuro dove domina l'ipocondria e la xenofobia.
La seconda è una storia, intitolata “L’ago nel pagliaio temporale”, che narra di come sia possibile, tramite delle “sfasature”, tornare indietro nel tempo per impedire un matrimonio, facendo sparire anche i ricordi precedenti, grazie a una “licenza per i salti nel tempo”.
Nel terzo racconto, “Viaggi”, il protagonista incontra una serie di fantasiose e psichedeliche versioni diverse della California, in un viaggio attraverso universi paralleli, compresa una California ucronica, e con colpo di scena finale.
“Le molte case” è invece un racconto che sembra quasi mainstream, nel quale i tre protagonisti sono coinvolti in una serie di “paradossali” viaggi indietro nel tempo, in cui si confondono desideri, linee temporali ed eterogenesi dei fini.
“Ritorno a casa” è uno dei più fortunati racconti di Silverberg, un racconto lungo, assai poetico, che narra di una Terra dominata da grandi aragoste intellettualmente evolute e da un loro dio, in un lontanissimo futuro, e che riecheggia esplicitamente “La metamorfosi” di Kafka, nonché alcune ben precise suggestioni lovecraftiane.
Uno dei temi cari alla fantascienza, relativo ai viaggi nel tempo, è quello con protagonista il giornale del giorno dopo, e anche Silverberg non fa eccezione col simpatico racconto “Cosa abbiamo scoperto dal giornale di oggi”.
Quando si parla di viaggi nel tempo, non possono certo mancare i dinosauri, e “Cacciatori nella foresta” parla proprio di loro, della Tempomobile e delle possibilità dell’amore.
Cosa c'entra l'incesto, un assai singolare incesto, con i viaggi del tempo? Ce lo narra Silverberg nel racconto “L'amante di Jennifer” che lo scrittore scrisse per Penthouse e che uscì nel 1982.
“Verso Bisanzio” è un altro racconto lungo, il più lungo della raccolta, uno dei più famosi di Silverberg, vinse un premio Nebula e arrivò secondo a un premio Hugo, un racconto di science fantasy, caratterizzato da un clamoroso crescendo, incentrato su un viaggiatore che sa di provenire dal 1984, e che si trova in un non ben definito e assurdo cinquantesimo secolo, “il cinquantesimo secolo dopo cosa?”.
“Beckenridge e il continuum” parte dalla rielaborazione mitologica della storia contaminata da miti differenti, in un’enorme città apparentemente abbandonata e in un mondo ai confini del tempo, con passato, presente e futuro che diventano una cosa sola.
Da un immaginario resoconto a un incredulo scrittore da parte de “L’uomo che fluttuava nel tempo”, viene fuori il racconto successivo, che inizia quasi come un'intervista, in cui il protagonista narra dei suoi viaggi nella storia passata, e si conclude con un auspicio che sembra espresso da Silverberg stesso.
“Gianni” (dedicato a Pergolesi, il compositore) è un racconto che l’autore scrisse per Playboy. Silverberg, nella sua introduzione, racconta con toni ironici la genesi della storia e delle modifiche che Alice K. Turner, responsabile della sulla narrativa della rivista, gli chiese di apportare. Fu il primo racconto che Silverberg scrisse per Playboy.
Una coppia di vacanzieri del tempo: Reichenbach e Ilsabet si dilettano, a viaggiare indietro nel tempo in “L'altra estremità della curva a campana”, intenti, tra un amplesso e l'altro, a godersi solo lo spettacolo, come fossero al cinema. Tuttavia, non sono preparati all'imprevedibile. Una singolare storia di amore e di morte.
In “Danzando nel flusso del tempo", Bhengarn il Viaggiatore, una strana creatura mostruosa, è il protagonista insieme a Oliver van Noort, ex taverniere proveniente dalla Rotterdam del XVII secolo. Si incontrano in una dimensione e in un tempo sconosciuti e in un mondo allucinato alla Brueghel e alla Bosch. Siamo in pieno territorio fantasy.
A un miliardo di anni indietro nel passato si trova un campo per prigionieri politici inviati dal futuro, tra il 2028 e il 2030. Il viaggio è di sola andata, dal futuro al passato, dal Martello all’Incudine. La “Stazione Hawksbill” è il nome del campo ed è un vero e proprio lager, e così si intitola il penultimo racconto della raccolta. Un altro racconto lungo.
L'ultimo racconto della raccolta, il sedicesimo, “Contro corrente”, come ho già detto, è del 2006, e venne pubblicato dalla rivista Fantasy and Science Fiction nel 2007. Il protagonista sale sulla sua automobile, parte per recarsi a casa e invece comincia a viaggiare indietro nel tempo. E non ci poteva essere modo più degno di chiudere questa raccolta.
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