AUTOCRAZIA S.P.A.
(espressione usata nel libro citato)
«Abbiamo tutti in mente l’immagine un po’ caricaturale di uno stato autocratico. C’è un cattivo al vertice, che controlla l’esercito e la polizia. L’esercito e la polizia minacciano il popolo con la violenza. Ci sono collaboratori malvagi, e magari qualche coraggioso dissidente.
Tuttavia, nel XXI secolo una simile rappresentazione ha scarsa attinenza con la realtà. Al giorno d’oggi, le autocrazie non sono governate da un solo cattivo, ma da raffinate reti che poggiano su strutture finanziarie cleptocratiche, su un complesso di servizi di sicurezza – militari, paramilitari e polizia – e su esperti di tecnologia che forniscono sorveglianza, propaganda e disinformazione. I membri di queste reti sono connessi non soltanto tra loro in una data autocrazia, ma anche a network presenti in altri paesi autocratici, e a volte nelle stesse democrazie. Aziende corrotte e controllate dallo stato in una dittatura fanno affari con aziende corrotte e controllate dallo stato in un’altra. La polizia di un paese può armare, equipaggiare e addestrare la polizia di molti altri. I propagandisti condividono risorse – fabbriche di troll e reti mediatiche che promuovono la propaganda di un dittatore possono essere usate anche per promuovere quella di un altro – oltre che concetti: la degenerazione della democrazia, la stabilità dell’autocrazia, la malvagità dell’America.»
Anna Applebaum, da “Autocrazie” (2024)
L'affermazione che la Applebaum fa in questo passaggio, tratto dall’introduzione, è sostanzialmente corretta, ma come premessa, a prescindere dall’interessante analisi che fa nel resto del saggio - in cui sottolinea i rischi per le stesse democrazie - rimane parziale nella misura in cui descrive le autocrazie come un fenomeno quasi esclusivamente esterno ai sistemi democratici occidentali, trascurando la trasformazione in atto al loro stesso interno. Nessuna presunta superiorità morale potrà mai salvare le società democratiche, se non la piena consapevolezza dei limiti e dei rischi connessi all'assunzione di certe procedure tecnologiche e amministrative.
Le democrazie stanno da decenni mutando la propria natura, e tale mutamento non è riducibile solo a pressioni esogene, affonda le radici in aspetti che modellano la percezione del reale: l'erosione della capacità critica dell'individuo-massa, progressivamente esposto a forme di semplificazione ideologica, decisionale e mediatica, e a quello che definirei come neo-collettivismo (un presunto bene comune superiore e contrapposto ai diritti individuali).
Si va delineando una sorta di oligopolio e di predominio delle rappresentazioni politiche, ognuna delle quali ovviamente ambisce al monopolio. Un numero limitato di visioni del mondo rigide e autoreferenziali, tende a occupare con prepotenza lo spazio politico, tra le altre: il woke, il MAGA, il tradizionalismo politico religioso (nelle sue varie declinazioni), il socialismo nazionalista autoritario, l’“internazionalismo” inquinato dal double standard campista, l’imperialismo “democratico” e quello autocratico identitario, ostili a qualsivoglia dialettica interna e che rivelano così, indipendentemente dai contenuti ideologici, che spesso sono anche opposti, una struttura essenzialmente autoritaria.
Non si tratta di totalitarismo nel senso classico. Non viene data la precedenza all'assunzione di un'unica ideologia imposta dall'alto con il supporto della coercizione statale e poliziesca, ma si predilige un tipo di tribalismo politico e culturale che ostacola sistematicamente qualsiasi pensiero che vada oltre i confini del linguaggio propagandistico. Un indottrinamento relativamente “morbido”, ma per questo stesso motivo non meno efficace di qualsiasi strumento tradizionalmente repressivo, strumento che, tra l'altro, non viene mai completamente accantonato, ma che funge da supporto qualora se ne ravveda la “necessità”, soprattutto in quelle società dove l’autoritarismo fa parte da tempo della normalità della vita quotidiana.
Ciò che rende questo processo particolarmente insidioso è la sua natura trasversale. La questione non è di connotazione politica definita - le ideologie coinvolte sono diverse, a volte radicalmente opposte - né di alleanze geopolitiche o militari, che variano nel tempo secondo gli interessi contingenti degli attori. È invece soprattutto la disponibilità di reti interconnesse attraverso le quali si possono scambiare metodologie, strumenti, tecnologie di controllo e di gestione del consenso, a fare la differenza.
Le cosiddette democrazie occidentali stanno assumendo un modello operativo analogo a quello dei regimi che non hanno mai conosciuto autentica democrazia; non per via di alleanze esplicite, ma perché la logica del controllo sociale è intrinseca a ogni forma di potere, in special modo a quelle che praticano l'accentramento o che stanno intraprendendo questa direzione; e che, di conseguenza, operano su piattaforme e con dispositivi tecnologici e digitali simili, si servono di aziende che interagiscono con soggetti diversi e competono negli stessi mercati. Il capitalismo della sorveglianza non ha colore ideologico: è un'infrastruttura disponibile, e come tale viene impiegata.
Si tende a non analizzare a sufficienza l’autonomia del politico delle tecniche rispetto ai fini dichiarati. Ma le conseguenze logiche e pratiche di tale autonomia non possono essere ignorate: acquisire sistematicamente strumenti del dominio autocratico crea le condizioni strutturali per una degenerazione autocratica in tutti i sensi, indipendentemente dalla presenza formale delle istituzioni democratiche. Tutto ciò con l’esplicito consenso di una parte non secondaria dell’opinione pubblica con le sue più o meno esplicite pulsioni favorevoli all’affermazione di un sistema a guida autoritaria.
La degenerazione è un processo già in corso, non è uno scenario catastrofico di un eventuale prossimo futuro. I segnali in tal senso sono molteplici. I meccanismi di controllo tendono a determinare condizioni comuni dappertutto: abbassano la soglia di tolleranza verso le opposizioni, soprattutto di quelle extra istituzionali, normalizzano pratiche, che limitano le libertà individuali, che sarebbero state inaccettabili qualche decennio fa, modificano nel tempo la cultura istituzionale di chi li esercita. La storia delle derive autoritarie novecentesche mostra con sufficiente chiarezza che, più che una volontà tirannica precostituita, è la degenerazione della società nel suo complesso a esserne quasi sempre la causa, non nasce improvvisamente dall'oggi al domani.
Questo processo avanza tuttavia a velocità differenziate, e la differenziazione è essenziale. Non tutte le democrazie sono esposte allo stesso livello di rischio. La variabile determinante non è soltanto relativa alla qualità degli strumenti tecnologici adottati, ma alla solidità dei contrappesi istituzionali e culturali capaci di frenarne la logica espansiva. Il radicamento storico del pluralismo non è un dato culturale vago: si traduce in istituzioni concrete e dati di fatto concreti, non astratti. Tutto ciò sta però scomparendo e ritorna nell’orizzonte delle utopie, mentre anche la differenziazione si va facendo sempre più sfumata.
La distinzione tra il monopolio della propaganda nei regimi autoritari e la sua competizione nelle democrazie conserva, tuttavia, un valore strutturale reale: è ciò che rende ancora possibile la critica, inclusa quella che sto formulando. Ma tale distinzione si assottiglia progressivamente nella misura in cui gli attori dominanti acquisiscono la capacità, e la volontà, di marginalizzare sistematicamente le voci dissonanti senza doverle sempre formalmente silenziare con la repressione.
Il pluralismo residuo è una risorsa che si va consumando, e la cui conservazione richiederebbe una difesa tanto più adeguata quanto più gli strumenti per sminuirne i fondamenti diventano tecnicamente più accessibili e politicamente più redditizi, mentre la memoria storica collettiva evapora, oppure viene rappresentata solo all’interno delle stantie e imbalsamate ritualità delle ricorrenze identitarie, che hanno ben poco nesso con la realtà fattuale odierna.

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