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venerdì 13 marzo 2026

L’ECOSISTEMA DELL’INFORMAZIONE. L’INFANTILIZZAZIONE DEL PUBBLICO SOCIAL


L’ECOSISTEMA DELL’INFORMAZIONE. L’INFANTILIZZAZIONE DEL PUBBLICO SOCIAL 

Chi si propone come antidoto all'omologazione spesso riproduce esattamente le stesse strutture cognitive di chi critica. È fondamentale tornare più volte su tale argomento per inquadrarlo da prospettive diverse, perché è uno degli snodi più sensibili attraverso il quale si sviluppa la propaganda. Il guru della controinformazione e il portavoce dell'informazione ufficiale condividono, anche se inconsapevolmente, la stessa filosofia di fondo — che il pubblico vada gestito, in un rapporto verticale, analogo al pastore col proprio gregge. Dinamica che contempla anche una forma d’interazione subliminale tra i due “agenti della notizia", nonostante intenti opposti.

Marshall McLuhan aveva visto giusto con decenni di anticipo: «il medium è il messaggio», il mezzo plasma il contenuto fino a sostituirlo, confermando che la struttura del mezzo di comunicazione ha un impatto più profondo del contenuto stesso. Quando un pensiero articolato viene compresso in dieci parole, è come se venisse amputato, non semplificato. Viene indotta una logica emotiva. La società si trasforma in un teatro globale dell’assurdo, da fare invidia a Beckett, dove tutti agiscono e partecipano, spesso privilegiando l'interattività alienata alla profondità.

Si invita alla reazione viscerale. Il ragionamento viene bandito perché non è funzionale alla polarizzazione. Il risultato è una comunicazione strutturalmente analoga allo spot pubblicitario. L'ecosistema della controinformazione — con le sue varianti, ha sviluppato esattamente gli stessi meccanismi retorici che imputa al nemico. Gli stessi slogan martellanti. La stessa logica binaria. 

Parlare di infantilizzazione è assolutamente appropriato: è una descrizione tecnica di ciò che certi formati comunicativi producono. Un bambino piccolo non tollera l'ambiguità: il mondo deve essere diviso in buoni e cattivi, sicuro e pericoloso, mio e non mio. La maturità cognitiva ne è bandita, perché è in larga misura la capacità di gestire l'incertezza, di aggiornare le proprie posizioni, di tenere insieme prospettive contraddittorie senza che l'identità individuale evapori.

La comunicazione per slogan fa regredire deliberatamente alla struttura infantile, perché l'adulto - bambino è più facilmente manipolabile, perché la semplificazione è efficace, immediata, e soprattutto rassicurante. Offre certezze in un mondo confuso. E chi offre certezze accumula potere. La responsabilità non è solo di chi infantilizza, ma di chi si predispone ad essere oggetto di tale infantilizzazione, che si trasforma in status da esibire mediante un linguaggio che regredisce sempre più a forme primordiali.


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