Scrivi a Cassiel

Nome

Email *

Messaggio *

giovedì 21 maggio 2026

21 MAGGIO 1982. LA LOGGIA MASSONICA PROPAGANDA 2


21 MAGGIO 1982. LA LOGGIA MASSONICA PROPAGANDA 2

Nel periodo a cavallo tra la seconda metà degli anni settanta e buona parte del decennio successivo, si verificarono tanti di quegli eventi che anticiparono l’approssimarsi di una transizione a livello epocale. La fine di un'illusione e l'inizio della normalizzazione. Ma anche la possibilità di capire nodi essenziali della storia precedente: le luci e le ombre. Io sono stato testimone di quel periodo che lasciò traumi non facilmente superabili.

La fine del ciclo lungo aperto dal '68, l'assassinio di Moro e la sconfitta politica e morale della linea del compromesso storico, il movimento del ‘77 e il suo riflusso, la strage di Bologna, l'emergere di una soggettività sociale che non trovava più forma politica collettiva, e poi - sul versante internazionale - l'offensiva neoliberale di Thatcher e Reagan, la crisi del socialismo reale, il crollo lento ma inevitabile dell’impero sovietico, gli ultimi anni di Guerra Fredda.

Ed è proprio in questa cornice che si inserisce un fatto ben più che eclatante per la storia del nostro paese. Il 21 maggio 1981 la Camera dei deputati italiana ricevette dalla Presidenza del Consiglio di un governo di Pentapartito - guidato da Arnaldo Forlani - l'elenco dei 962 iscritti alla loggia massonica Propaganda 2, sequestrato il 17 marzo precedente nella villa di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi, in provincia di Arezzo, a seguito di un'inchiesta sul finto rapimento del finanziere Michele Sindona, condotta dai magistrati milanesi Gherardo Colombo e Giuliano Turone sulla bancarotta del Banco Ambrosiano. 

Il ritrovamento della lista avvenne con una sospetta tempestività. La perquisizione del 17 marzo 1981 non era esplicitamente mirata alla loggia. Questo potrebbe essere semplicemente un caso: le grandi scoperte giudiziarie possono anche avvenire lateralmente. Ma potrebbe anche indicare che qualcuno, sapendo cosa i magistrati avrebbero trovato seguendo quel percorso, non ostacolò - o addirittura agevolò - la direzione dell'indagine.

Gelli non era presente a Castiglion Fibocchi al momento della perquisizione. Era già fuori dall'Italia. Inoltre, la sua successiva evasione dal carcere di Champ-Dollon a Ginevra nell'agosto del 1983, dove era detenuto in attesa di estradizione, e la sua successiva latitanza - Argentina, Svizzera, con una capacità di movimento che presupponeva risorse e protezioni di altissimo livello. La sua assenza potrebbe indicare che era stato preavvisato. Da chi? Questa domanda non ha mai avuto una risposta soddisfacente. Ma la risposta implicita è che il preavviso poteva venire solo dall'interno degli apparati, qualcuno che sapeva dell'imminente perquisizione e scelse di avvertirlo. Gelli aveva iscritti alla loggia dappertutto nei servizi di sicurezza, nella magistratura, nelle forze dell'ordine. 

La divulgazione di quell'elenco fu terribilmente dirompente, non tanto e non solo per i nomi che vi comparivano, quanto per la geometria del potere occulto che quei nomi, nella loro aggregazione, rendevano improvvisamente esplicito. La lista era rimasta secretata per quasi due mesi, trattenuta dal governo Forlani in circostanze mai del tutto chiarite: un ritardo che di per sé fu interpretato come prova della pervasività della rete piduista nelle stanze dell'esecutivo. 

In un momento di grande tensione interna al sistema politico italiano, la rivelazione dell'esistenza della P2 poteva servire a regolare conti interni, a eliminare figure diventate ingombranti, a ridisegnare equilibri di potere; il tutto lasciando che i livelli più profondi della rete rimanessero nell'ombra. La lista ufficiale sarebbe stata, secondo questa lettura, non solo la prova della penetrazione del sistema, indicava anche la parte sacrificabile di essa.

Quando i nomi furono finalmente resi pubblici, il panorama che emerse travalicava qualsiasi immaginazione: vi figuravano tre ministri in carica, parlamentari, prefetti, magistrati, ufficiali dei carabinieri, ufficiali della guardia di finanza, ufficiali dell'esercito, della marina e dell'aeronautica, il direttore del SISMI, quello del SISDE, i vertici della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato, giornalisti, editori, banchieri. 

In quella composizione trasversale ai partiti - democristiani, socialisti, liberali, repubblicani, e persino qualche esponente dell'area laica radicale - si condensava un progetto che la commissione parlamentare d'inchiesta presieduta da Tina Anselmi avrebbe poi definito come una struttura finalizzata alla penetrazione e al condizionamento delle istituzioni dello Stato.

La pubblicazione della lista colpì prevalentemente figure e correnti dei partiti di area di governo che in quel momento storico rappresentavano ostacoli o alternative rispetto a due grandi processi in corso: da un lato la costruzione dell'egemonia craxiana come asse portante del pentapartito, dall'altro la ridefinizione degli equilibri interni alla DC dopo la stagione del compromesso storico. Le correnti che uscirono indebolite erano quelle che avrebbero potuto disturbare questi processi. Quelle che uscirono indenni o addirittura rafforzate erano quelle funzionali alla nuova configurazione del potere che si stava costruendo.

Licio Gelli, Gran Maestro della P2, era personaggio che riassumeva in sé molte delle ambiguità italiane: fascista, collaborazionista, con relazioni nel triangolo Argentina-Vaticano-Italia, abile tessitore di protezioni attraverso la corruzione e il ricatto sistematico. Il "Piano di rinascita democratica", trovato nella villa insieme alla lista, era un documento programmatico che delineava la progressiva neutralizzazione dei poteri di controllo democratici - partiti, sindacati, magistratura indipendente - mediante l'infiltrazione e il finanziamento di soggetti compiacenti nei media e nelle istituzioni. 

Nella sua meccanica, il Piano non evocava soluzioni golpiste brutali ma qualcosa di più raffinato e più inquietante: una ristrutturazione graduale ma metodica dell'architettura costituzionale attraverso uomini già collocati nei gangli del potere. Ogni iscritto era associato a una scheda con dati biografici, data di iniziazione e numero di tessera. Gli affiliati erano suddivisi in raggruppamenti strategici all'interno dei gangli vitali dello Stato. 

L'elenco rinvenuto non era completo; indagini successive hanno ipotizzato l'esistenza di un ulteriore "listone" con nomi ancora più eccellenti. La pubblicazione della lista aprì una crisi istituzionale senza precedenti nell'Italia repubblicana. Il governo Forlani cadde il 26 maggio, a soli cinque giorni dalla divulgazione, con una rapidità che misurò l'entità del trauma politico. Per la prima volta nella storia della Repubblica, un esecutivo non veniva travolto da una manovra parlamentare ordinaria né da una crisi di coalizione, ma dall'emersione pubblica di una struttura criminale che lo aveva penetrato. Seguirono le dimissioni a catena di numerosi iscritti dalle cariche pubbliche occupate - non tutte, e non tutte tempestivamente - e una stagione di processi che si trascinò per anni, spesso con esiti giudiziari deludenti rispetto all'entità accertata dei fatti. 

La vicenda P2 intersecò in modo inestricabile altri tre grandi misteri italiani di quegli anni: il fallimento del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi (trovato impiccato sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra nel giugno 1982), la morte di Papa Giovanni Paolo I nel settembre 1978 - intorno alla quale circolarono ipotesi mai verificate di connessioni con gli ambienti finanziari vaticani -, e le attività dei servizi segreti deviati nel quadro di quella che sarebbe stata poi chiamata "strategia della tensione". 

La lista della P2 fece emergere retroattivamente decenni di storia oscura della Repubblica, gettando luce su episodi che fino ad allora avevano resistito a qualsiasi spiegazione coerente. Sul piano costituzionale, le conseguenze furono significative: la loggia P2 fu sciolta per legge nel 1982 con la cosiddetta legge Anselmi, che vietava le associazioni segrete idonee a interferire con l'esercizio delle funzioni degli organi costituzionali. 

La commissione parlamentare d'inchiesta, i cui lavori si conclusero nel 1984, produsse una relazione di maggioranza - a firma di Tina Anselmi - e una di minoranza, divergenti sia nell'interpretazione dei fatti sia nella valutazione delle responsabilità politiche. La relazione di maggioranza qualificò la P2 come associazione criminale orientata al condizionamento della vita pubblica italiana; quella di minoranza, sostenuta da componenti della Democrazia Cristiana, tentò una lettura più riduttiva.

Ciò che rese la pubblicazione del 21 maggio 1981 un evento di rottura non fu soltanto il contenuto dell'elenco, ma la sua funzione simbolica: rivelò che la distinzione tra Stato legale e potere occulto, tra istituzione pubblica e rete clientelare, tra fedeltà costituzionale e appartenenza a strutture parallele, era stata sistematicamente sovvertita per anni da una parte non marginale del ceto dirigente italiano.

La tesi che quel piano non sia stato semplicemente sventato dalla scoperta, ma abbia continuato a dispiegarsi - con agenti diversi, in forme aggiornate, attraverso passaggi storici che ne costituirono le condizioni di possibilità - è una tesi storiograficamente seria, non riducibile al complottismo, e anzi supportata da una lettura attenta della storia italiana ed europea degli ultimi quarant'anni.

Oltre a un progressivo processo autoritario, in sintonia con la sua filosofia, ci sono almeno tre grandi aree in cui quella logica sembra aver trovato realizzazione, parziale o compiuta: il sistema dell'informazione e la costruzione del consenso; la progressiva erosione dell'autonomia della magistratura e degli strumenti di controllo democratico; la destrutturazione dei corpi intermedi - partiti, sindacati - come soggetti di mediazione tra cittadini e potere, insieme alla degenerazione culturale, politica e intellettuale dell’intera società.

Il PCI non era certo innocente. Se lo scandalo della P2 non lo coinvolgeva, aveva altri scheletri nell’armadio che lo portavano oltre cortina. Il partito operava in un contesto in cui aveva proprie connessioni con un sistema di intelligence straniero, con tutto ciò che questo comportava in termini di penetrazioni, condizionamenti e zone di opacità interna.

Nel tentativo di legittimarsi come forza di governo attraverso il compromesso storico, accettò progressivamente le regole del gioco definite dai suoi avversari. Questa strategia lo rese in qualche misura prevedibile e neutralizzabile. Chi progettava la ristrutturazione in senso autoritario dell'Italia non aveva bisogno di infiltrare il PCI: aveva bisogno che il PCI continuasse a comportarsi esattamente come si comportava, cercando la rispettabilità istituzionale nel momento in cui le istituzioni venivano svuotate dall'interno. Esisteva un patto non scritto di consociativismo, che caratterizzò buona parte della prima repubblica, della Guerra Fredda, e che si consoliderà nel tempo nei decenni successivi. 


Nessun commento:

Posta un commento

Ogni commento, prima di essere pubblicato, verrà sottoposto ad autorizzazione. Grazie

21 MAGGIO 1982. LA LOGGIA MASSONICA PROPAGANDA 2

21 MAGGIO 1982. LA LOGGIA MASSONICA PROPAGANDA 2 Nel periodo a cavallo tra la seconda metà degli anni settanta e buona parte del decennio su...