STATO DI EMERGENZA E LOCKDOWN CEREBRALE
Era già stato fatto un tentativo di replica dello stato d'eccezione pandemico con il virus delle scimmie, passato in breve nel dimenticatoio perché l'opinione pubblica non aveva risposto adeguatamente, grazie anche all'infiammarsi della situazione geopolitica che ha rubato completamente la scena. L'emergenza bellica è in uno stato di continua fibrillazione ormai da quattro anni con annunciate conseguenti guerre nucleari.
È chiaro invece che l’unico stato emergenziale in cui ci troviamo immersi continuamente è causato dall’ingenuità di chi fa da amplificatore sui social a notizie di tutti i generi da famiglie del bosco a “Garlaschi”, fino a possibili lockdown sanitari e bellici. Ciò non fa altro che fare il gioco degli “stregoni” della notizia - parafrasando una felice espressione usata da un celebre influencer del dissenso (ha fatto anche cose buone), che aveva promesso di rivoluzionare la Rai, ma che è sparito dai radar entro breve tempo, come un qualsiasi mostro di Lochness.
È bene invece ripetere l’ovvio e che cioè questi “stregoni” del mainstream e della controinformazione sull'allarmismo ci campano. Questa dinamica tocca un meccanismo che funziona in modo quasi identico alle due estremità dello spettro informativo, il che è già di per sé rivelatore. Il mainstream e la controinformazione sembrano opposti, ma condividono la stessa economia dell'attenzione: entrambi prosperano sull'urgenza percepita, sull'idea che ci sia sempre qualcosa di imminente e catastrofico da cui non si può distogliere lo sguardo.
L'uno vende paura istituzionale, l'altro paura antisistema, ma la merce è la stessa. Chi amplifica in buona fede sui social non si rende conto di essere un ingranaggio gratuito di questa macchina. Anzi, è l'ingranaggio più prezioso: non costa nulla, si autoriproduce per effetto della coscienza civica, o di ciò che viene scambiato per tale, e porta il messaggio allarmistico in reti di fiducia interpersonale dove la fonte originaria non arriverebbe mai con la stessa efficacia.
C'è anche un'aggravante psicologica: chi condivide queste notizie spesso lo fa con un senso di responsabilità morale ("è giusto che la gente sappia della nuova peste" o, all’opposto, “ci vogliono rinchiudere di nuovo”, ovviamente i fantomatici Loro di un famoso film di John Carpenter). L'ingenuità si traveste da dovere civico, e smontarla richiede una distinzione, tra informare e allertare, tra notizia e segnale d'allarme, che nel flusso dei social non c'è quasi mai il tempo o la voglia di fare.
Il vero guadagno degli "stregoni", non è tanto il click diretto quanto la normalizzazione del registro emergenziale: una popolazione abituata all'allarme cronico e alla paura è una popolazione più facilmente orientabile e manipolabile, preparata a subire in qualsiasi direzione: paura dell'evento in sé o paura delle restrizioni autoritarie, “facilitando” così il compito dei decisori.
L'alternativa è denunciare questo tipo di terrorismo mediatico e contemporaneamente smontare gli allarmismi. D’altronde è già iniziata la lunga campagna elettorale e sventolare lo Stato d’eccezione permanente serve come arena di confronto per la sfida finalizzata ad accaparrarsi il prossimo governo, oppure per promuovere nuovi partitini del dissenso con album delle figurine annesso.

Nessun commento:
Posta un commento
Ogni commento, prima di essere pubblicato, verrà sottoposto ad autorizzazione. Grazie