SALVADOR DALÌ, “LA PERSISTENZA DELLA MEMORIA” E LE ALTRE SUE SUBLIMI PROVOCAZIONI
«Le surréalisme, c'est moi!»
Salvador Dalí nacque l'11 maggio 1904 a Figueres, una piccola città della Catalogna spagnola, in una famiglia della borghesia agiata. Suo padre era notaio di professione e uomo autoritario; sua madre morì quando il pittore aveva appena nove anni, lasciando in lui una ferita che non si sarebbe mai del tutto rimarginata. Il rapporto con il padre fu per tutta la vita ambivalente e tormentato, oscillando tra devozione e aperta ribellione, fino alla rottura definitiva avvenuta nel 1929, quando il pittore si unì a Gala Éluard - ex moglie del poeta surrealista Paul Éluard - e il padre lo diseredò e lo cacciò di casa.
Il padre agì formalmente per due ragioni principali. Una provocazione surrealista fine a sé stessa, che fu la goccia che fece traboccare il vaso: Dalí espose a Parigi un disegno con la scritta "A volte, per puro piacere, sputo sul ritratto di mia madre". Per il padre fu un insulto imperdonabile alla memoria della moglie defunta. L'amore per Gala. Il padre non accettava la relazione di Salvador con Gala (Elena Diakonova), che all'epoca era ancora sposata con il poeta Paul Éluard, era più vecchia di lui e veniva vista come una donna scandalosa e manipolatrice. La reazione di Dalí fu teatrale e provocatoria: quando fu cacciato, consegnò al padre un preservativo contenente il proprio sperma dicendo: "Tieni, ecco il mio debito. Ora non ti devo più nulla".
Gala, nata Elena Ivanovna Diakonova nella città russa di Kazan nel 1894, divenne molto più che una semplice compagna: fu musa, agente, amministratrice e sostegno psicologico per tutto il resto della vita di Dalí. La loro unione, celebrata prima con rito civile nel 1934 e, poi, con rito religioso religioso nel 1958 (dopo la morte di Paul Eluàrd), durò fino alla morte di lei nel 1982. Per Dalí, Gala era una figura quasi soprannaturale, oltre che fondamentale, non avremmo avuto il Dalì da tutti conosciuto senza il suo apporto. E la sua presenza ricorre come tema ossessivo in molte opere. Il loro rapporto fu tormentato e fuori dagli schemi. Lui la incoraggiare persino ad avere altri amanti. Celebre il “matrimonio a tre” negli anni sessanta con Amanda Lear, sodalizio che durò a lungo.
Il suo ingresso ufficiale nel movimento surrealista avvenne nel 1929, quando si trasferì a Parigi e fu accolto da André Breton nel gruppo. Dalí portò al surrealismo un contributo teorico e tecnico di grande originalità: il cosiddetto metodo critico-paranoico, una tecnica di autoinduzione di stati allucinatori controllati che gli permetteva di accedere a immagini irrazionali pur mantenendo piena lucidità esecutiva. Breton, ammirato ma anche diffidente, coniò nel 1939 per lui l'anagramma "Avida Dollars", a suggerire una venalità e un opportunismo che riteneva estranei allo spirito del movimento.
La rottura con il movimento surrealista fu consumata definitivamente nel corso degli anni trenta, ma Dalí continuò a essere identificato con quella corrente molto più di quanto egli stesso volesse. In quegli anni strinse amicizia con Federico García Lorca e Luis Buñuel, e si avvicinò al cubismo, al futurismo e alla metafisica di De Chirico, influenze che avrebbe poi metabolizzato e trasfigurato nel suo stile personale. Fu espulso dall'Accademia nel 1926, prima degli esami finali, con la dichiarazione sprezzante che nessuno dei professori era competente a giudicarlo.
Sul piano pittorico, la sua opera più celebre rimane “La persistenza della memoria” (1931), un olio di piccolo formato che raffigura orologi molli in un paesaggio desertico catalano: un'immagine entrata nell'immaginario collettivo del Novecento come poche altre. Numerose furono e sono ancora oggi le stampe che la riproducono. Forse l'opera che meglio incarna nell'immaginario collettivo l'idea stessa del surrealismo. La composizione è apparentemente semplice. In primo piano domina un paesaggio pianeggiante che ricorda la Costa Brava catalana.
Tre orologi tascabili sono raffigurati in uno stato di liquefazione paradossale: uno è adagiato sul bordo di un tavolo, un secondo è appeso floscio al ramo secco di un albero spoglio, il terzo ricopre una massa informe e centrale che è una sorta di autoritratto surreale del proprio volto visto di profilo in uno stato di dormiveglia. Un quarto orologio, invece, è chiuso e rigido, ricoperto di formiche — insetti che ricorrono frequentemente nella sua opera come simbolo di decomposizione e di angoscia, risalente a esperienze infantili traumatiche.
L'origine dell'immagine centrale, quella degli orologi molli, fu raccontata dallo stesso Dalí con la consueta teatralità: in un pomeriggio del 1931, rimasto solo dopo aver mangiato un formaggio camembert particolarmente maturo, si trovò a fissare il formaggio che si scioglieva sul piatto e da quella visione nacque, per un procedimento associativo tipico del suo metodo critico-paranoico, l'idea di un orologio che perdeva la propria consistenza.
Il tempo è ovviamente il tema dominante. Il tempo che si scioglie è quello della coscienza durante i sogni, il tempo soggettivo del sogno e dell'incoscio, che obbedisce a leggi radicalmente diverse da quelle del tempo misurato e meccanico. Gli orologi molli non segnano un'ora: sono orologi che hanno cessato di funzionare come strumenti di misurazione e sono diventati materia organica, vulnerabile, soggetta alla decomposizione e alla gravità come qualsiasi corpo vivente.
il surrealismo aveva assorbito e radicalizzato il sogno freudiano, in un luogo in cui il tempo perde la sua struttura lineare, in cui passato e presente coesistono, in cui la nostra esperienza del tempo nella veglia si dissolve. Dalí rende visibile questa dissoluzione: le superfici sono trattate con una precisione quasi fotografica, il che rende il paradosso degli orologi liquidi ancora più straniante. È la tecnica stessa — fredda, controllata, iperrealistica — a potenziare l'irrazionalità del contenuto.
La produzione di Dalí fu vastissima e multiforme, spaziando dai grandi dipinti a soggetto religioso o mitologico degli anni Cinquanta e Sessanta — dove cercò di coniugare il linguaggio surrealista con una rilettura personale e spettacolare della tradizione classica — alle installazioni, ai film, alla scenografia, alla gioielleria, al design. Collaborò con Alfred Hitchcock per le sequenze oniriche di “Io ti salverò” (1945), con Walt Disney per un cortometraggio animato rimasto incompiuto fino al 2003, e con il fotografo Philippe Halsman per una serie di immagini diventate iconiche: “Destino” è una storia d'amore onirica e senza dialoghi tra una donna mortale e Chronos, la personificazione del tempo. La musica è una ballata messicana del compositore Armando Dominguez.
Il suo talento per l'autoesibizione e per la provocazione pubblica era straordinario: i baffi all'insù, le pose teatrali, le dichiarazioni paradossali contribuirono a fare di lui uno dei primissimi artisti a comprendere e sfruttare il meccanismo della celebrità moderna. Il Teatro-Museo di Figueres, inaugurato nel 1974, rappresenta forse la sua opera più compiuta e ambiziosa: non un museo nel senso tradizionale, ma un'opera d'arte totale, un labirinto di meraviglie pensato per disorientare e stupire, in cui l'ironia, il kitsch, il sublime e il bizzarro convivono in modo inestricabile. È oggi uno dei musei più visitati di Spagna e il monumento più eloquente a una personalità che non si lasciò mai incasellare in una categoria.

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