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sabato 11 febbraio 2023

"Anarchismo" e criminalizzazione del dissenso

"Anarchismo" e criminalizzazione del dissenso

È arrivato di nuovo il momento di diffamare e criminalizzare l'anarchismo. Perché serve una nuova strategia della tensione. Perché devono trovare un ulteriore modo di terrorizzare. Tutti. Da destra a sinistra. 

L'anarchismo si presta, perché è l'unico pensiero dignitoso, in mezzo a ideologie di merda che hanno fallito. Tutte legate alla presa del potere o alla sua gestione, alla beatificazione del collettivismo, dell'elitarismo, dell'uomo forte o del mercato, ecco perché fallimentari. 


Perché prima di parlare di dittatura sanitaria, bisognerebbe capire che cosa l'ha resa possibile.

Sono stati i milioni di morti causati dall'imperialismo, dalle ideologie otto-novecentesche, dall'ortodossia religiosa, dal giustizialismo. Insomma, dal pensiero desiderante del potere, in tutte le sue declinazioni. Il potere è malthusiano. Sempre.


L'anarchia non è un'ideologia, è un modo di essere, di pensare, è un comportamento che esiste da millenni, contro il potere costituito, qualsiasi potere. 

Sfugge a ogni catalogazione, perché non ha un partito, non soggiace a un pensiero unico: esistono tanti "anarchismi", per cui è facile da strumentalizzare. È facile far ricadere la colpa su generici anarchici. 


Periodicamente nella Storia, escono fuori gli anarchici, da fustigare e da accusare di ogni crimine, così come una volta, c'erano gli eretici. 

E molti di voi ci stanno cascando. Complimenti! 

Bevetevi la propaganda, che sia di destra o di sinistra. Ma bevetevela. 

Mi raccomando! 

Io non amo definirmi, ma oggi sono anarchico e ne vado fiero. Perché sto sempre coi reietti.


Detto questo, il problema non è alimentare la divisione. La divisione è iniziata mesi fa su tante piccole cose. A cominciare da quella che poi una piccola cosa non lo era poi tanto: la scelta elettorale, con insulti pesanti e infamità reciproche, soprattutto, ma non solo, tra votanti e  astensionisti.


Oggi è arrivata al suo culmine, non sul 41 bis, che sarebbe poca cosa, ma sulle radici stesse della lotta allo stato d'emergenza. Sono venute fuori posizioni inconciliabili con la mia stessa persona, con la mia storia. E non sto parlando di una vaga identità anarchica. Identità che mi interessa il giusto. Sto parlando della difesa dei diritti della persona. Sempre. Non solo sull'obbligo di terapie. 


È una battaglia che dura da decenni per il garantismo. Sono talmente vecchio che ho passato tante temperie. Avrei diritto anche di essere stanco. Ma non è neanche questo il punto. Ho dovuto subire tanti processi mediatici e non, come estremista, autonomo, untorello, fascista rosso, fiancheggiatore, sovranista psichico, rossobruno, negazionista, novax e, più volte, come anarchico.


Il fronte attuale cosiddetto antisistema è esistito veramente per lo spazio di qualche anno (al massimo). Ha mostrato di essere qualcosa di effimero. Perché le crepe e le fratture sono su tanti temi. Temi troppo importanti. E questo: la concezione e il rifiuto della logica dell'emergenza è fondamentale. Non si comprende quello che è successo veramente se non si fa un'analisi su quello che è l'autoritarismo dello Stato nel suo complesso, e nella Storia. 


Sì, c'è una studiata e raffinata volontà di dividerci, c'è stata fin dall'inizio. Ma è bastato poco, a dare conferma che ci fosse ben poco di solido. È bastato poco per fare emergere scheletri nell'armadio.

Io che sono arrivato ad avere una posizione soprattutto individuale, mia personale, su tutte le battaglie, e non ho un'appartenenza collettiva, non ne faccio un particolare dramma. Ero consapevole già prima di cosa fossero molti compagni di strada. 


Questi tre anni hanno rafforzato la mia consapevolezza anche su questo, e non nutrivo particolari illusioni. In questo periodo, ho aperto e chiuso collaborazioni con almeno un paio di esperienze politiche, che mi hanno fatto giungere definitivamente a certe conclusioni. E non sono conclusioni da poco. 


Tuttavia, se ci sarà di nuovo l'occasione di fare battaglie insieme su qualsiasi cosa, perché non è certo finita qui, non mi ritrarrò in nessun caso schifato.

Anche perché "circondarsi solo di persone che la pensano come te" è una grande inquietante stronzata, che prevede il raggiungimento di una condizione un bel po' distopica. Perché, così facendo, si formano delle piccole isole totalitarie; e in più, si fa un grande favore al sistema nella creazione di ghetti.


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