CONSIGLI DI LETTURA
Michel Foucault, "Sorvegliare e punire - Nascita della prigione" (1975)
Non è mia intenzione disconoscere i meriti di certe pubblicazioni, di quella forma editoriale che va sotto il nome di "instant book". In questi ultimi tre anni (ma è comunque un fenomeno anche dei decenni precedenti: si veda i saggi sull'europeismo), ne sono uscite molte, e se è vero che è importante riempire l'editoria di voci dissonanti, è anche vero che questo fenomeno è stato alimentato da una spinta emotiva e, purtroppo, anche da sensazionalismo.
Quindi, accanto a libri preziosi (non molti in verità), è possibile trovare prodotti assai discutibili, in cui è del tutto evidente la mancanza di approfondimento, la tendenza verso ossessioni ideologiche, mistiche e religiose, e l'assenza di capacità complessiva di analisi. E in diversi casi, soprattutto l'intento commerciale: chi ha un nome già affermato, spesso cerca di sfruttare l'onda emotiva, adattando la propria produzione letteraria. Legittimo, per carità. Basta che i lettori ne siano però consapevoli.
Nulla di nuovo, in effetti, il limite di questo settore editoriale è proprio quello di essere adeguato solamente al momento storico che stiamo vivendo, solo pochi riescono a prescindere da questo limite.
Attenzione però, non sto dicendo di non leggere questi libri, pure io ne acquisto e ne leggo diversi.
Tuttavia, insisto nel consigliare, prima di rivolgersi a queste letture, o almeno di compendiarle, spostando l'attenzione sulla produzione filosofica, storica e letteraria del secolo passato, dove già era stato scritto tutto, cioè con "tutto" intendo la capacità di prevedere e leggere certe dinamiche, non solo in modo da essere applicate esclusivamente al periodo in cui sono state scritte, ma che riescono ad andare oltre, e servono da strumento, a prescindere dalle epoche.
Michel Foucault, spesso citato, a volte non proprio a proposito anche durante lo stato d'eccezione pandemico (stessa sorte di Pasolini, di Bauman e della Arendt), è stato, a tal proposito uno dei pensatori del XX secolo, che meglio è riuscito ad analizzare tutti gli aspetti del potere.
Questo saggio, non è l'unico in tal senso, la sua è una bibliografia assai ricca. Ma è uno di quelli nei quali Foucault sviscera con più forza le tante implicazioni relative alla pena, al consenso, al disciplinamento, alla sorveglianza e al controllo.
È un libro assai complesso: è contemporaneamente saggio storico e filosofico.
È complesso, perché le dinamiche che analizza sono esse stesse complesse, e di complessità nelle analisi, noi abbiamo bisogno.
Certo, è fermo agli inizi degli anni settanta, ma esistono altre letture, anche di questi anni che possono completare storicamente le analisi del filosofo francese. Ma senza le basi di partenza, poco può essere adeguato: i fondamentali stanno qui, come appunto, in altri autori del Novecento. Semmai, il problema è di trovarne oggi di veramente all'altezza. L'intuito, a volte può aiutare.
L'incipit del libro, insieme a tutta la prima parte, dedicata al supplizio nel XVII e XVIIl secolo è a dir poco fulminante e traumatizzante.
Un libro difficilmente riassumibile e dal quale è difficile trarre una citazione. Un libro che va letto attentamente e attentamente studiato.
«…infine ciò che presiede a tutti questi meccanismi, non è il funzionamento unitario di un apparato o di un'istituzione, ma le necessità di un combattimento e le regole di una strategia. Che, di conseguenza, le nozioni di istituzione di repressione, di rigetto, di esclusione, di emarginazione, non sono in grado di descrivere la formazione, nel cuore stesso della città carceraria, di insidiose dolcezze, di cattiverie poco confessabili, di piccole astuzie, di processi calcolati, di tecniche, di «scienze» in fin dei conti, che permettono la fabbricazione dell'individuo disciplinare. In questa umanità centrale e centralizzata, effetto e strumento di complesse relazioni di potere, corpi e forze assoggettate da dispositivi di «carcerazione» multipli, oggetti per discorsi che sono a loro volta elementi di quella strategia, bisogna discernere il rumore sordo e prolungato della battaglia.»

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