Consigli di lettura
Claudio Asciuti "I semi di Marizai" (2006)
Ci sono libri per i quali devi azzeccare il periodo giusto. Tale piccola regola vale anche a proposito di questo romanzo, politicamente scorrettissimo, ritrovato casualmente nella mia libreria, che avevo comprato all'epoca della sua uscita e poi messo da parte, molto probabilmente perché pressato da altre letture. E così ne avevo dimenticato l'esistenza.
Narra di un mondo quasi del tutto scomparso, anche se sono passati solo poco più di vent'anni. Il libro è del 2006 ed è scritto da un tipo molto originale.
Claudio Asciuti, mio coetaneo, scrittore, giornalista e recensore. Collaboratore di riviste alternative dell'estrema sinistra, quali "Re Nudo", "Gong" e "Un'Ambigua Utopia". Più tardi anche di "Carmilla", la rivista dell'immaginario fondata da Valerio Evangelisti, e di "Pulp", rivista di recensioni librarie.
Un tipo molto originale, perché assolutamente fuori dagli schemi, un eretico. In un'intervista si definì, con una boutade, anarchico di destra. Nella stessa intervista si prodigò a demolire molti stereotipi ideologici, e questo lo faceva più o meno sempre all'epoca, anticipando buona parte delle critiche che molti di noi avrebbero elaborato successivamente.
Diceva in sostanza che già allora, destra e sinistra erano significanti privi di significato. Non avevano più alcun senso. Ma sbaglierebbe chi fosse portato a pensare, preso dalla smania di voler catalogare tutto, a qualcosa di analogo al grillismo, né a quello che viene comunemente e spesso a sproposito, definito rossobrunismo. È una constatazione che si pone ben oltre le categorie ideologiche, è qualcosa che ha a che vedere con una certa consapevolezza esistenziale, maturata in questi ultimi tempi. Credo che sia necessario essere anche di una certa generazione per poter coglierne in pieno il senso.
Saggista e narratore, autore di molti racconti e di quattro romanzi, tra cui il premio Urania "La notte dei pitagorici" e questo libro assai sorprendente, che è un noir ambientato a Genova, poco dopo i fatti del G8 del 2001. Si potrebbe definire proprio per questo un noir con ambientazione storica, perché, da una prospettiva odierna, i due decenni trascorsi lo rendono di fatto tale, anche se ovviamente non lo era quando uscì.
Leggendolo in questi giorni, ho appunto, come scritto all'inizio, spogliato da certi pregiudizi ideologici, azzeccato il momento giusto, e per una serie di motivi.
Innanzitutto, perché mi offre l'opportunità di guardare a quel periodo con sufficiente, anche se non con completo, distacco e disincanto, e di constatare che, per assurdo, quel particolare contesto ha più affinità con gli anni settanta, che con il mondo attuale. Nonostante quel che pensino quei soggetti residuali per cui la Storia non cambia mai e che ne celebrano, ancora oggi, il ricordo con riti stantii, prigionieri della coazione a ripetere.
Questo a dimostrazione del fatto che i fatti del G8 di Genova hanno costituito in qualche modo un clamoroso punto di svolta, una sorta di frattura insanabile col mondo di allora, e non solo, hanno aperto una fase di accelerazione di processi sociali e politici che in questi anni si sono rivelati inarrestabili e irreversibili, in particolar modo negli ultimi tre.
Ma il motivo principale e più sorprendente è dato dal fatto che "I semi di Marizai", narrato in prima persona, ha come protagonista ed eroe positivo, un detective privato fascista, anzi fascistissimo, come si definisce lui, il Nero, noto anche come Mezza Cartuccia, ammiratore di Italo Balbo.
Asciuti lo immagina come suo coetaneo.
Il Nero, "uno che ha fatto i settanta", è però un camerata sui generis, veramente fuori dai soliti schemi: oltre che amici fascisti, ha una fidanzata anarchica, un caro amico marxista leninista, ex di Lotta Comunista, e rispetta i suoi avversari, anche se li prende per i fondelli. Odia gli stragisti e i venduti ai Servizi di qualsiasi tipo e colore e disprezza i fascisti antisemiti e razzisti. Si sente un reduce già allora, a inizio nuovo millennio.
Quindi, il momento in cui l'ho letto, a distanza di tanti anni dai fatti narrati, non poteva che essere più appropriato anche per questo motivo.
Con il giusto disincanto e distacco, ho potuto godermi un plot divertentissimo.
È, inoltre, stata un'occasione per guardare con una diversa prospettiva a quel periodo e agli anni settanta.
Il Nero è stato incaricato di ritrovare una persona scomparsa. Si muove nella sua città con grande destrezza. Il romanzo è anche un omaggio a Genova, al porto, ai suoi vicoli, ai suoi luoghi oscuri, ai suoi abitanti. È costretto a muoversi tra una fauna umana di tutti i tipi: noglobal, camerati, malavitosi, informatori, sbirri, servizi segreti.
Claudio Asciuti è bravissimo nel tenere alto il ritmo, nel costruire dialoghi credibilissimi, ma soprattutto, nel mettersi nei panni del suo protagonista. Dimostra di conoscere benissimo sensazioni, punti di vista, valori e sensibilità, laddove molti pensano di non poterne trovare. Stravolge i luoghi comuni, i cliché e cerca di dare corpo ad un'altra verità.
La storia evolve in un epilogo condizionato ovviamente dall'epoca, le cose nella realtà sono andate un po' diversamente, e probabilmente anche peggio, ma le analogie sono molte, soprattutto in relazione ai misteri, alle menzogne e al ruolo della politica. Il finale contiene anche una sua epicità, nel quale Mezza Cartuccia trova un alleato che più "improbabile" non si può.

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