Scrivi a Cassiel

Nome

Email *

Messaggio *

giovedì 16 marzo 2023

Perigeo "Abbiamo tutti un blues da piangere" (1973)


Storia del rock

Perigeo

"Abbiamo tutti un blues da piangere" (1973)


C'è stata un stagione musicale, che nel suo meglio si risolse pressoché in un decennio, e che vide il fiorire e lo svilupparsi di un filone molto creativo: la stagione legata al jazz rock e al suo incontro con il progressive.

Grande responsabilità in questo fermento lo ebbe senza dubbio la svolta artistica di Miles Davis, che con quell'album di rottura epocale che fu "Bitches Brew", diede la stura ad una tendenza musicale, che alla fine, comunque, sicuramente si sarebbe espressa anche a prescindere dalle sue scelte.


Un filone stilistico che discende direttamente da "Bitches Brew" è quello a cui fece riferimento fin dalla nascita il gruppo del Perigeo. Suggestioni e tendenze che si ispiravano esplicitamente ad esperienze anche molto differenti, quali quella dei Weather Report da una parte e quella dei Soft Machine dall'altra.


Ed era nella sintesi di questi due modi di interpretare la lezione davisiana che si muoveva il Perigeo, un terreno fatto di jazz rock coniugato con la creatività progressive. Un substrato che in quegli anni era estremamente facilitato dalla situazione musicale e culturale in cui si muoveva una buona parte dei musicisti italiani in ambito rock.


La genialità e l'originalità dell'operazione Perigeo stava appunto nell'italianizzazione di una formula molto interessante e particolare, che seppure aveva nel jazz rock e nel progressive i settori musicali di riferimento, riusciva ad evolversi nella ricerca di un linguaggio sonoro abbastanza inedito, con incursioni tutt'altro che timide nella tradizione popolare musicale italiana e persino in quella del mediterraneo.


Non tragga in inganno la provenienza dei musicisti tutti di ambito strettamente jazz (neanche jazz rock), musicisti con conoscenze musicali notevoli e con alle spalle collaborazioni illustri. Anzi, furono proprio queste conoscenze che permisero loro di cogliere il momento di trasformazione, e di conseguenza di sintetizzare, con particolare sensibilità, una serie di influenze che saranno fondamentali nella formazione del "Perigeo sound".


"Abbiamo tutti un blues da piangere", secondo album della loro esperienza musicale, è senz'altro quello che racchiude meglio e in maniera più articolata la loro opera. Qui i cinque musicisti (Giovanni Tommaso, basso; Franco D'Andrea, tastiere; Claudio Fasoli, sax; Bruno Biriaco, batteria; Tony Sidney, chitarra) misero insieme delle composizioni quasi perfette, di una resa sonora cristallina, che andavano dalla gioia intensa ad una calda malinconia, emozioni espresse nella migliore tradizione blues. Un blues, che non ha tratti canonicamente distinguibili, ma, ed è quello che più conta nel blues, si esprime scolpendo direttamente nell'anima.

Nessun commento:

Posta un commento

Ogni commento, prima di essere pubblicato, verrà sottoposto ad autorizzazione. Grazie

ADRIANO VIRGILI, “LA BIBBIA NON PARLA DI UFO” (2025)

ADRIANO VIRGILI, “LA BIBBIA NON PARLA DI UFO:  Ovvero, come si trasforma una bomba in una locomotiva e Dio in un alieno  (2025) «Si tratta d...