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sabato 8 aprile 2023

Miles Davis "Bitches Brew" (1969)

 


Storia della musica

Miles Davis

"Bitches Brew" (1969)


È corretto inserire quest'album di Miles Davis in un'ipotetica storia del rock? Assolutamente si. L'opera in questione è di quelle che si iscrive di fatto, come una delle imprescindibilmente fondamentali nella storia della musica del novecento. Ha cambiato il corso di ben due generi musicali, strutturandone un terzo ex novo: il jazz rock, e dando vita ad una nuova etichetta: il "fusion". Anche se formalmente non è il primissimo album di jazz rock della storia, ma è quello che ne ha determinato con più precisione i canoni.


E' innegabile che questo progetto nasce tutto all'interno del mondo del jazz e ha avuto diversi anni di gestazione, in cui il genio di Miles Davis ha operato una progressiva mutazione della sua musica fino a giungere al punto di svolta definitivo con questo disco.


Nel rock, nel frattempo, c'erano già stati tentativi di fusione con suggestioni jazz. Molti artisti, tra i quali Frank Zappa, soprattutto con i suoi album "Uncle Meat" e "Hot Rats", avevano operato incursioni concrete in questo genere musicale. Lo stesso Zappa qualche anno dopo darà alle stampe "The Grand Wazoo", la sua opera più apertamente jazz, che molto deve anche alle sperimentazioni davisiane.


Ma mai era avvenuto che musicisti provenienti dal jazz provassero a contaminare la loro musica così apertamente con il rock. Questa cosa destò scandalo nel mondo ortodosso dei puristi del genere e ci sono voluti decenni per farla digerire, e non proprio del tutto.


Tutto ciò generò un sensibile cambiamento di rotta. Nel rock, vennero realizzati quasi immediatamente tutta una serie di esperimenti chiaramente ispirati alla musica del grande trombettista. Basti pensare al terzo album dei Soft Machine, che uscì pochi mesi dopo, e a diverse esperienze sonore della Scuola di Canterbury. Oppure a una parte dell'area progressive.


Nel jazz le cose si rivelarono un pò più complicate: chi seguì apertamente le orme di "Bitches Brew" , si pose automaticamente fuori dal genere, creando quell'ibrido che, appunto, riconosciamo nel nome di jazz rock. Questo fu il destino di molti dei musicisti che accompagnarono Davis in quell'esperienza. Joe Zawinul, pianoforte, e Wayne Shorter, sax soprano, andarono di lì a poco a formare i Weather Report, che negli anni a seguire diverranno formazione di punta del jazz rock.


John McLaughlin, chitarra elettrica, stravolgerà le scene musicali con l'esperienza di assoluta avanguardia sonora, costituita dalla sua Mahavishnu Orchestra. Chick Corea, pianoforte, in bilico sempre tra tradizione ed innovazione, formerà un gruppo jazz rock tra i più scatenati: i Return to Forever.


Il resto del jazz continuò imperterrito ad assistere tra lo sgomento, l'interressato e l'indifferente. Ma nel corso degli anni le cose mutarono e da un pò di tempo a questa parte si assiste forse ad una resa del canone. Le cose non sono più così rigide e esperimenti sonori eterodossi fanno parte integrante oramai da anni della musica jazz.


Ma per tornare al disco in questione, nel riascoltarlo oggi, pur conservando la sua incredibile carica innovativa e tutta la sua genialità, non possiamo fare a meno di constatare che quest'opera non si discostava poi molto dal genere che l'aveva partorita. La struttura era tipicamente jazzistica, anche se molte influenze la venivano a scuotere nelle fondamenta. 


L'apporto del rock era, più estetico che sostanziale, di approccio ad una materia meno rigidamente incanalata, con spazi riservati oltre che al rock, alla musica etnica e alla sperimentazione. I musicisti che affiancavano Miles Davis erano quanto di meglio poteva offrire un certo panorama. Oltre a quelli già citati, troviamo, tra gli altri: Jack DeJohnette alla batteria e Dave Holland al basso.


L'album originariamente doppio, contiene sei brani per lo più molto lunghi, quattro portano la firma di Miles Davis e due quella rispettiva di Joe Zawinul e Wayne Shorter, ad ulteriore conferma di quanto peserà questa esperienza sonora nella vita artistica dei Weather Report.

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