Soli nelle spire del Leviatano
La continua immissione di notizie e notiziole nella sfera dell'informazione, atte a creare sensazionalismo, da parte degli organi mainstream e di una parte dei canali della controinformazione, in buona fede o meno, che in questo fanno palesemente il gioco del divide et impera, al netto di chi campa di like e di visualizzazioni e delle demenzialità e dell'opportunismo di piccoli guru da social, sta di fatto determinando due prevedibili conseguenze nella già disastrata area del dissenso (sto schematizzando, lo so, e sono consapevole che i confini sono più labili, ma a volte è utile schematizzare):
Un'irrefrenabile polarizzazione verso la narrazione woke di integralismo progressista da una parte, e verso quella reazionaria di integralismo tradizionalista dall'altra, ovverosia le due facce della stessa medaglia, in una sorta di duopolio della propaganda. La manipolazione è assolutamente pervasiva.
Con l'aggravante di far sentire tutti sull'orlo dell'apocalisse identitaria.
L'isolamento sempre maggiore di un'area non ben definita, critica e libertaria, che rifiuta entrambe le narrazioni, il più delle volte non si fa manipolare dalla propaganda, denuncia il rischio totalitario insito nelle due ideologie e che di solito si sforza per non essere ridotta a pedina in una farsa e in un gioco delle parti ben orchestrato, ma anche facilmente individuabile.
Quest'area è sempre più esigua, perché quando si ode lo stridore delle armi, e si è chiamati ad una presunta battaglia, la maggior parte delle persone tende a schierarsi.
Inoltre, alla narrazione tradizionalista stanno gradatamente aderendo anche molte componenti pseudo libertarie, ma che tradiscono in realtà una loro intrinseca natura autoritaria, a poco servono i vari distinguo, vere e proprie patetiche arrampicate sugli specchi.
Ma il problema non è solo questo.
Per sua natura, l'area libertaria è molto composita, la provenienza culturale è diversa. E se questo in linea di massima può essere un bene, in pratica, la mancanza di una sensibilità comune, di un autentico fraternizzare, porta al disagio, a un senso di vertigine, alla rassegnazione, alla creazione di micro conflitti sull'uso del lessico, sul cercare il pelo nell'uovo, sulle scelte in materia di fede.
Inoltre, è ancora affetta da una certa subalternità alle visioni ideologiche e culturali novecentesche. E nonostante le intenzioni, tra l'altro, rischia di essere fragile preda di singole suggestioni da parte della propaganda.
Una soluzione immediata non esiste, ma un primo passo potrebbe essere la consapevolezza culturale di un'appartenenza, anche se libera e senza vincoli, che conduca, pur preservando le differenze, ad una maggiore comunicazione tra le diverse anime e i diversi individui, e che porti al riconoscimento reciproco, combattendo tentazioni narcisistiche ed egemoniche.
Disertare dalla farsa sarebbe poi essenziale.
Perché ora sappiamo che potremmo essere soli nelle prossime dichiarate emergenze, in quelle già esistenti, siano esse a base sanitaria, ecologica, sociale, o etica. Viviamo in uno Stato d'eccezione permanente, in cui le emergenze si susseguono senza posa, anche quelle create ad arte dall'informazione.
E ognuno di noi ha bisogno di solidarietà e vicinanza.

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