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domenica 16 aprile 2023

SULLA MEMORIA E SULLA SPERANZA

 


SULLA MEMORIA E SULLA SPERANZA


«Non solo le cose svaniscono, ma una volta svanite, svanisce anche il loro ricordo. Nel cervello si formano delle zone d’ombra, e a meno che non si faccia uno sforzo costante per raccogliere le cose andate, esse spariscono velocemente e per sempre. Neppure io sono immune da questa malattia e senza dubbio dentro di me vi sono molti vuoti del genere. Una cosa scompare e se aspetti troppo prima di ripensarla non c’è sforzo che possa farla riapparire. Dopo tutto, la memoria non è un atto di volontà. È qualcosa che accade tuo malgrado, e quando i cambiamenti sono troppo frequenti, la mente è destinata a vacillare e le cose destinate a eclissarsi in essa…


…Tutti sono pronti all’oblio persino nelle condizioni piú favorevoli, e in un posto come questo, quando in realtà tante cose scompaiono dal mondo fisico, puoi immaginare quante ne vengano continuamente dimenticate. Alla fine, il problema non è il fatto che la gente dimentica, ma che non sempre tutti dimenticano la stessa cosa. Quel che esiste ancora nella memoria di una persona può essere irreparabilmente perduto per un’altra e questo crea difficoltà, barriere insuperabili per la comprensione reciproca…


…In effetti, ogni persona parla la propria lingua privata, e poiché gli elementi della comprensione comune diminuiscono, diventa sempre piú difficile comunicare con chiunque.»

Paul Auster, da "Nel paese delle ultime cose"


Cosa possiamo fare per arginare l'evaporazione della memoria? Ogni sforzo sembrerebbe inutile. Ognuno possiede una memoria diversa? Allora, dobbiamo conservare oggetti che ci aiutino, registrare, scrivere, annotare, fotografare, la nostra storia, e conservare gli atti di memoria altrui. I libri soprattutto.


E se non fosse possibile? Se ci fosse portato via tutto? Ognuno dovrebbe preservare dentro di sé quel che ricorda. Un libro, forse, ma soprattutto l'amore che ha provato e che ha donato… ciò che di buono possa essere tramandato, per ricostruire la memoria di tutti, il futuro e le cose che ci sono state strappate. E di conseguenza la speranza. Perché l'umano non può essere distrutto. Molti di noi hanno saputo resistere e lo hanno dimostrato. Stanno resistendo ancora, come resistevano anche prima del 2020.


👇

«Trasmetteremo i libri ai nostri figli, oralmente, e lasceremo ai nostri figli il compito 

di fare altrettanto coi loro discendenti. 

Naturalmente, molte cose andranno perdute, con questo sistema. Ma non puoi 

obbligare la gente ad ascoltare, se non vuole. Dovrà tuttavia venire a noi a suo tempo, chiedendosi che cosa esattamente sia accaduto e perché il mondo sia scoppiato in aria sotto il suo governo. Non può durare così.»

 

«Ma in quanti di voi altri siete?» 


«A migliaia, sulle autostrade, lungo le ferrovie abbandonate, vagabondi all'esterno, biblioteche dentro. Non è una cosa che sia stata progettata fin dal principio. Ognuno aveva un libro che voleva ricordare e che ha ricordato. Quindi, per un periodo di circa vent'anni, ci siamo incontrati, durante le nostre peregrinazioni, connettendo così la nostra amplissima ed elastica rete e gettando le basi di un piano. La cosa più importante che abbiamo dovuto piantarci duramente in testa fu che noi non contavamo, non eravamo importanti, non dovevamo considerarci e non dovevamo essere dei maestri: non dovevamo sentirci superiori a nessuno al mondo. Non siamo che sopracoperte di volumi, privi d'ogni altra importanza che non sia quella d'impedire alla polvere di seppellire i volumi…


…E quando la guerra sarà finita, uno di questi giorni, o uno di questi anni, si 

potranno riscrivere i libri, e la gente sarà chiamata, le persone verranno ad una ad una a recitare quello che sanno e noi ristamperemo ogni cosa, fino a quando le tenebre di un nuovo Medio Evo non ci costringeranno a ricominciare tutto da capo. Ma questa è la cosa meravigliosa dell'uomo: che non si scoraggia mai, l'uomo, o non si disgusta mai fino al punto di rinunciare a rifar tutto da capo, perché sa, l'uomo, quanto tutto ciò sia importante e quanto valga la pena di essere fatto.»

Ray Bradbury, da "Fahrenheit 451"


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