Molière e l'ipocrisia
Scritto quasi quattro secoli fa.
Ditemi se non è ancora attuale.
Soprattutto la parte finale relativa a coloro che sono in buona fede.
Molière subì la censura e diversi feroci attacchi proprio per la sua dura critica, espressa nelle sue opere, in particolare nella commedia "Il Tartufo", nei confronti di personaggi che esercitavano più o meno potere, che usavano già allora manipolare vittime ingenue, vittime che si trasformavano sovente a loro volta in carnefici.
Una storia lunga secoli e millenni, vecchia, come è vecchio il potere, la sua ipocrisia, e il conseguente correlato moralismo. Adattabile, inoltre, a qualsiasi contesto.
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"Il personaggio dell’uomo onesto, oggigiorno, si presta più di qualsiasi altro ad essere imitato, e quella degli ipocriti è la migliore delle confraternite. È un’arte in cui l’impostura viene sempre rispettata; ed anche quando viene scoperta non si osa dire nulla contro di essa. Tutti gli altri vizi umani sono esposti al biasimo, e chiunque è libero di attaccarli apertamente; ma l’ipocrisia è un vizio privilegiato, che, di sua mano, chiude la bocca a tutti, e gode tranquillamente di una sovrana impunità. A forza di infingimenti, si stabilisce fra le persone della stessa risma un legame strettissimo. Basta allora toccarne una sola per averle tutte contro; ed anche quelli che sono conosciuti per la loro buona fede e che tutti tengono in conto di veri devoti, costoro, dico, sono lo zimbello degli altri; cadono con innocenza nella pania degli impostori e diventano ciechi difensori proprio di quei tali che delle loro azioni sono le scimmie."
Dal "Don Giovanni o Il convitato di pietra" (1665)

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