Consigli di lettura
Richard Matheson
"Tre millimetri al giorno"
(1956)
Richard Matheson era uno scrittore unico, con notevoli capacità letterarie e di sintesi, un puro inventore di storie straordinarie.
Torno a recensirlo di nuovo e per la terza volta, dopo "Io sono leggenda" e "Io sono Helen Driscoll", con quest'altro suo grande capolavoro.
Lo so, amo ripetere spesso che è stato uno degli scrittori chiave del novecento, uno scrittore relegato purtroppo da certa critica in una nicchia, portando come motivazione il fatto che la narrativa di genere fosse un'espressione poco degna di appartenere al canone letterario. Ma è proprio per questo che non basta mai ricordarlo.
Matheson, è vero, è stato certamente uno scrittore di genere, come lo sono stati molti altri, come lo furono anche, al di là di ogni paragone, Edgar Allan Poe e Alexandre Dumas, per fare solo due esempi assai illustri. Però, si pensi anche a "La metamorfosi" di Kafka, da cui chiaramente Matheson ha tratto ispirazione per "Tre millimetri al giorno". Quindi, questa "appartenenza" non dovrebbe togliere nulla al valore reale di un certo tipo di letteratura.
In Italia, abbiamo, d'altronde, un capolavoro immenso come la "Divina Commedia", che va sicuramente annoverata nella letteratura di genere, (che cos'è se non anche un poema fantasy?), e nessuno credo che, per questo, sarebbe portato ad attenuarne l'imprescindibile importanza, anzi. Dante è stato forse il più grande creatore di mondi immaginari.
La fantascienza, il fantastico, il romanzo storico, il thriller, l'horror, quando sono di alto profilo, offrono soprattutto un eccellente pretesto per raccontare altre cose, per scandagliare l'animo umano, per analizzare i rapporti sociali.
In verità Matheson non è stato un mero scrittore di genere, ma un maestro della "contaminazione" tra generi.
La paccottiglia si trova dappertutto, anche nel mainstream, anche tra la narrativa da premio letterario.
Matheson, a prescindere da queste implicazioni, non solo è stato un grande scrittore di romanzi e di racconti, ma anche un grande sceneggiatore di film, in particolare di diversi film di Roger Corman, e di alcuni episodi di serie tv storiche come "Ai confini della realtà", "Star Trek" e "Alfred Hitchcock presenta".
Tuttavia, il suo grande capolavoro come sceneggiatore, resta comunque "Duel" di Steven Spielberg, tratto dal suo più celebre racconto.
E a proposito di "Duel", Matheson, a prescindere dalle classificazioni, è stato comunque un grande poeta della solitudine.
Come definire, infatti, alcuni suoi romanzi e molti suoi racconti, se non come un'impietosa, minuziosa e implacabile analisi, in forma narrata, della solitudine umana?
Una metafora della solitudine e non solo.
Tralasciando, ma non troppo, il caso di "Io sono Helen Driscoll", prendiamo come esempio questo romanzo e "Io sono leggenda". Due libri che traggono spunto da due idee se volete semplici e banali. Il primo racconta del graduale rimpicciolimento del protagonista a causa di una nube di radiazioni e il secondo di un uomo costretto a vivere in un mondo nel quale gli esseri umani sono gradualmente scomparsi, trasformandosi in vampiri.
Il genio di Matheson traduceva queste idee in pura letteratura, servendosi della simulazione del punto di vista dei protagonisti. Nelle sue pagine, la quotidianità e il microcosmo assumono l'aspetto del mostruoso, dove l'eroe è una persona comune: debole ed emarginata: è considerato un diverso a causa di un concorso di circostanze, e non per scelta o per nascita; colpito in un caso dall'indifferenza, dovuta alla progressiva impossibilità di comunicare; e nell'altro dalla violenza dei suoi simili, che simili non sono più.
Ma, mentre "Io sono leggenda" è un romanzo, in cui l'orrore prende il sopravvento, una storia interamente nera, nella quale ha senso solo, almeno apparentemente, la rassegnazione, in questo libro Matheson va oltre in senso filosofico. Fa affrontare l'orrore al suo protagonista, che resiste strenuamente e non si dà per vinto, neanche di fronte all'evidenza. Nel primo, inoltre, erano gli altri a trasformarsi, nel secondo, invece, chi si trasforma, il mostro che perde la normale struttura fisica, è il protagonista, che diventa mostro anche per sé stesso.
Rischiamo di diventare tutti mostri gli uni per gli altri, o così potremmo arrivare a sentirci. Mostri, incapaci di comunicare. Sembra suggerire lo scrittore.
Pensiamo di essere presenze, ma rischiamo di diventare assenze, proiezioni.
Proiezioni, in una continua e infinita reciprocità, fino a diventare astrazioni, aberrazioni, fino a precipitare nell'abisso del nulla più assoluto. E per contrastare questo destino, si continua a combattere, a esistere e ad amare.
Da qui, di conseguenza, a Scott Carey si impone l'urgenza dell'adattamento, perde il contatto con il mondo normale e va alla ricerca di un altro mondo, che può diventare la sua nuova casa. Non è un'opportunità per cambiare, ma una necessità per poter sopravvivere.
Se andassimo oltre, potremmo ipotizzare ulteriori analogie, a prescindere dalla stessa volontà di Matheson, qualcosa che lui intuiva, nel prevedere il progressivo decadimento e annientamento dell'umano a opera dell'uomo stesso, qualcosa che, però, ancora non poteva conoscere. L'uomo che si rimpicciolisce è l'uomo (a)social, un piccolo essere astratto che entra nei social network e nelle I.A., viene masticato e ridotto alle dimensioni di una pulce, a puro flusso elettronico di informazioni.
Non ha più un'identità fisica, ma si ciba di virtuale ed è cibo virtuale egli stesso. Vive in un mondo fantasmatico, illusorio, ma allo stesso tempo con nuove concrete regole, persino troppo concrete, dal quale rischia di essere inghiottito irreversibilmente. Si convince sempre più che esistere vuol dire mostrare un'identità preconfezionata, artificiale, che vivere è la rappresentazione continua di questa identità. Una scatola vuota. La materializzazione di un incubo, la personificazione stessa di un delirio allucinatorio.
Da questo romanzo fu tratto nel 1957 dal regista Jack Arnold, e con la sceneggiatura dello stesso Matheson, un film molto bello e divertente: "Radiazione BX distruzione uomo". Una delle mitiche pellicole di quello che chiamano cinema di "serie b".

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