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mercoledì 7 giugno 2023

Sorvegliare, punire e riabilitare

 


Sorvegliare, punire e riabilitare


Nel 1981, si tennero alcuni referendum: il più famoso fu quello sull'aborto, con due quesiti di segno opposto. Furono indetti, però, anche altri tre quesiti su alcuni articoli del codice Rocco, eredità del regime fascista. Uno di questi prevedeva l'abrogazione dell'ergastolo, referendum promossi soprattutto dai Radicali. All'epoca ero un movimentista, "cane sciolto", reduce dal movimento del 1977. Votai sì e feci anche nel mio piccolo, un pò di campagna referendaria, che allora, si faceva dal vivo (oggi, diremmo in presenza 🙈). 


Spesso mi scontravo dialetticamente coi Radicali, ma ero sovente d'accordo con loro sulle battaglie libertarie. Quella fu la grande stagione dei referendum, quando avevano ancora ragion d'essere, perché si riusciva a coinvolgere l'intero Paese nel dibattito, e quindi si riusciva sempre a superare il quorum. 

Il referendum si perse (in tutti e cinque, prevalse il no), ma sull'ergastolo, si raggiunse il discreto risultato del 22%.


Tuttavia, col tempo, si rivelarono una grande illusione anche dal punto di vista testimoniale, considerato che nei decenni successivi, vennero dissipate decine e decine di battaglie, senza aver prodotto ben poco nelle coscienze, se non sconforto e rassegnazione. 

Alcuni referendum, inoltre, sono stati assolutamente disattesi, come quello sull'acqua pubblica. Per non parlare del boomerang rappresentato da quelli con cui non si raggiunse il quorum e di quelli non ammessi con spirito altamente "neutrale" dalla Corte Costituzionale, dopo l'enorme dispendio di energie e costi economici, fisici e morali, e del ricorso all'istituto referendario per questioni marginali, di scarso valore, contribuendo così alla sua svalutazione.


E l'uso dello strumento degenerò, quindi, anche per motivi opposti. Ma soprattutto per la manifesta obsolescenza della costituzione, come d'altronde abbiamo potuto constatare in questi ultimi tre anni.

C'è chi oggi si ostina ancora a riporre fiducia nello strumento referendario, quando è quasi del tutto assente la capacità di riuscire a fare massa critica, con il rischio di regalare al sistema un consenso schiacciante, con un esito contrario alle nostre aspettative.


La tendenza al "facciamoqualcosismo" è una delle componenti più deleterie dell'attivismo a tutti i costi. Prodotta da una distorta percezione della realtà e delle proprie potenzialità, ostacola la riflessione e la consapevolezza, e favorisce la coazione a ripetere sempre gli stessi errori, con grave dispendio di energie, favorendo anche la rassegnazione.


Oggi, solo per fare un esempio del tutto ipotetico, la nuova ondata giustizialista e forcaiola sulla pena di morte e sulle "pene esemplari", che è diffusa anche in buona parte dell'area del cosiddetto dissenso, renderebbe ridicolo qualsiasi  referendum sull'ergastolo. All'epoca, almeno un minimo di garantismo era ancora presente nella società, grazie alla mobilitazione di buona parte dell'opinione pubblica.


La sua prevedibile nuova sconfitta finirebbe per sdoganarne un uso più frequente e più duro, visto che oggi nel nostro Paese è applicato in casi limite.

Per non parlare degli errori giudiziari, che sono spesso causati da sentimento di vendetta.

Il desiderio di vendetta rende ciechi gli umani, facendo emergere gli istinti peggiori. Chi parla di "risarcimento" delle vittime, non sa di cosa parla, sta parlando solo di vendetta. La giustizia, seppur parziale, è ben altra cosa. È facile costruire il capro espiatorio, quasi sempre funzionale al potere dominante.


Premesso che la pena di morte è un vero abominio: gli uomini giocano a fare Dio, vorrei ricordare, a tal proposito, la vicenda di Sacco e Vanzetti, di cui ho scritto un po' di giorni fa, con la recensione di un libro. 

I due anarchici innocenti, morirono sulla sedia elettrica. Ma di fronte allo sconto di pena, tramite carcere a vita, risposero: "O libertà, o morte". E si rifiutarono di chiedere la grazia con la commutazione della pena, andando avanti con lo sciopero della fame, che interruppero solo grazie all'intervento di amici e parenti che riponevano ancora fiducia nella giustizia degli uomini. 

Oltre a non riconoscere, in piena coerenza, nessuna autorità, sapevano benissimo che il carcere a vita con regime duro, li avrebbe condannati ad una morte morale peggiore di quella fisica, e per due spiriti liberi come loro, sarebbe stata la dannazione.


Un discorso a parte meriterebbe l'istituto carcerario tout court, con l'intento dichiarato di rieducazione dei condannati, rivelatasi solo una favoletta illusoria per cuori teneri. Ci troviamo al cospetto di un sistema giudiziario e carcerario appositamente disfunzionale che non garantisce un processo equo, favorendo discriminazioni e privilegi, e di conseguenza, non garantisce la certezza della pena e un percorso di riabilitazione.

Ogni regime, inoltre, ha tutto l'interesse a mantenere le carceri un inferno, non per riabilitare e rieducare, ma per favoreggiare la radicalizzazione dei comportamenti criminali, con abusi, soprusi, sevizie, funzionali alla riproduzione del sistema sociale stesso. Di tutti i sistemi di potere. Si pensi solo al fatto che i peggiori criminali comuni venivano usati come kapò nei lager.

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