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giovedì 27 luglio 2023

Alan D. Altieri "Magdeburg. La Furia" (2006)

 


Consigli di lettura


Alan D. Altieri

"Magdeburg. La Furia" (2006)


Il compito di certa letteratura dovrebbe essere quello di riuscire a riconciliare il lettore con l'esistenza, di riuscire ad interpretare il mondo circostante, ad andare oltre l'impossibilità della politica e degli ideali filosofici, che non solo non riescono più a cambiarlo, ma, appunto, hanno non poche difficoltà nell'interpretarlo.

Di solito questo compito è affidato a quella letteratura che non usa mezzi termini, a quel tipo di romanzo che non si preoccupa minimamente di rassicurare, a quegli scrittori che scavano alle radici del male e dell'orrore dell'esistenza, senza falsi moralismi e senza avere la pretesa di voler indicare una strada per la redenzione umana. Questo era anche il compito del compianto amico Alan D. Altieri, un compito che svolgeva in maniera egregia.


La Guerra Eterna, la Guerra dei Trent'anni, è il tema anche del secondo volume di "Magdeburg". Ed è ancora il sublime Hieronymus Bosch che ci saluta dalla copertina del romanzo. 

Ci saluta, mostrandoci quello che è un mondo in preda alla "Furia", un mondo in disfacimento.

L'anta di destra del "Trittico delle Delizie" è dedicata da Bosch all'Inferno. Ed è ancora un particolare di questo inferno che ci annuncia il contenuto di questa opera di Altieri. Un'orda di esseri deformi, crudeli e allo sbando, miseri e disperati, un'orda di mostri, presi di peso dalla zoologia fantastica medievale, attraversano un paesaggio tetro e oscuro, illuminato solo dall'angoscioso rosso bagliore dei fuochi o forse del sangue. Quello che ci annuncia Bosch è che l'inferno è sulla Terra ed è quello che ci conferma Altieri nella sua "Furia".


Il nero e il rosso, di nuovo, a fare da protagonisti incontrastati. Un'oscurità ancora più profonda, un buco nero che si allarga e che è il cuore della Guerra Eterna, quella guerra che è un entità quasi sacrale, una divinità oltre ogni fede, che si incarna con la storia umana ed è quella che produce le dinamiche di odio, di distruzione e di potere.

Il rosso degli incendi, dei roghi e del sangue. Un rosso che è il lavacro di cui l'oscurità si serve per purificare ogni forma di eresia che è estranea al dio della morte e della distruzione, al dio della cupidigia e del potere.

Un'eresia che va cancellata perchè potenzialmente portatrice di speranza, una speranza che la guerra, ogni guerra non può tollerare.


In questo capitolo (il capitolo centrale della trilogia) la scrittura rasenta la perfezione, anzi è nella perfezione: i tempi, il ritmo, i dialoghi, la teatralità e i colpi di scena che si susseguono non lasciano scampo al lettore, che viene precipitato in un mondo assolutamente verosimile e nello stesso tempo fantastico, gotico. E questo è il mondo della "Furia". La Furia che assume connotati diversi, ma che appare come l'unica regolatrice di conflitti e di relazioni.

Una Furia che pretende di vestire i panni della giustizia. Ma quale giustizia? La giustizia dei potenti che corrisponde senza mezzi termini ad un'orgia di nichilismo, dove, non solo quello che prevale è il sonno della ragione, ma l'illusione del delirio d'onnipotenza.

Oppure la Furia di chi vede la vendetta, la sacrosanta vendetta per i torti subiti, come l'unica via da intraprendere per dare un significato all'esistenza, ma che alla fine è pur sempre una Furia cieca, senza redenzione.


Non è tutta oscura tenebra il secondo capitolo di "Magdeburg", qualche piccolo lume di speranza sembra accendersi, ma per ora resta confinato ai piccoli gesti, alla clandestina opera di un pugno di uomini, che non sanno bene a cosa affidarsi, ma i cui legami sembrano stringersi, verso un destino quasi ermetico, di mistero e di simboli.

Simboli che appartengono fisicamente e materialmente a questo mondo, ma che sembrano prescinderlo verso una dimensione altra, spirituale, una dimensione dove le cose hanno origine, dove ha origine il mondo sensibile, ma di cui si sono persi inesorabilmente equilibrio e armonia, senso e orientamento.


Altieri va oltre le aspettative e questo secondo libro della trilogia di Magdeburg supera sicuramente il primo, già di per sè un capolavoro.

E' un capitolo di un fascino estremo, questo dedicato alla Furia, un capitolo di una notevole complessità logica, ma di una fluida e perfetta narrazione, dove i personaggi, le vicende, l'altalenarsi dei destini, si incorciano naturalmente, catturando ancora una volta il lettore e costringendolo ad essere partecipe fino in fondo dell'apocalisse e dell'inferno qui e ora.

Un libro visionario e crudele, un affresco di un'epoca assolutamente vivido, senza concessioni al compromesso narrativo. 

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