Come appendice di carattere serio a un mio precedente "sciocco" post, vorrei sottolineare alcune cose.
Il mainstream usa sempre lo stesso schema al fine di supportare la cultura emergenziale. "Anomalo" è aggettivo usato di solito nel mondo dell'informazione con funzione terroristica, finalizzato all'adozione di vincoli, coercizioni e restrizioni, tipico dei dispotismi.
E questo a prescindere se sia in atto o meno un cambiamento climatico e di quale genere, e di quanto e quale sia la componente antropica, pur ammettendo che ci sia.
La storia della Terra e in buona parte quella dell'umanità sono state attraversate da ricorrenti cicli climatici di raffreddamento e di riscaldamento più o meno globale, dato che possono interessare anche aree limitate del pianeta, e dato che possono essere di grande e piccola portata.
La climatologia è un ramo della conoscenza che si occupa anche di questi fenomeni, distribuiti in un arco di tempo di almeno 20-30 anni. Almeno. Di solito, esperti di climatologia sono geologi e geografi, che hanno una solida formazione in questi campi e nella Storia.
Ben altra cosa è la meteorologia che si occupa di fenomeni, eventi e previsioni assai limitati nel tempo e sempre per ogni singolo contesto geografico, in relazione al tempo atmosferico, registrandone gli effetti e la misurazione delle temperature, e se fatta seriamente, in comparazione con modelli storici. Nonostante questo, spesso i metereologi sbagliano clamorosamente nelle previsioni.
Quindi, è del tutto evidente che non si possono affidare a meteorologi, tout court, le elaborazioni di teorie sul clima, come avviene di consueto. O ancora peggio, a influencer che si improvvisano climatologi, affermando o negando la validità delle varie teorie, solo attraverso la contemplazione degli eventi naturali. "Contemplazione", atta a tirare l'acqua al proprio mulino ideologico.
Detto questo è bene ricordare che il più rilevante cambiamento climatico, che ha interessato l'umanità è stato quello del riscaldamento globale, seguito alla Grande glaciazione, che favorì nel lunghissimo periodo, la nascita della stanzialità, dell'agricoltura e della civiltà della Mezzaluna Fertile.
Condizione climatica in cui siamo ancora immersi. All'interno della quale, si sono poi alternati cicli climatici di minore intensità.
Seguono due citazioni da due libri a cui ho già ampiamente fatto riferimento in altri post negli anni passati:
"Clima, capitalismo verde e catastrofismo" di Philippe Pelletier del 2021 e, su un piano diverso, "Il primo inverno. La piccola era glaciale e l’inizio della modernità europea (1570-1700)" di Philipp Blom del 2017.
Due libri diversi, ma che focalizzano, entrambi, alcuni aspetti non riducibili alle semplificazioni dello storytelling e dei luoghi comuni dei dominanti e di quelli delle diverse tendenze dei dissidenti.
«I vertici internazionali sul clima, detti cop (Conference of the Parties), mettono regolarmente la questione climatica in primo piano sulla scena politica e mediatica. Ogni volta esperti, giornalisti e attivisti proclamano che «c’è urgenza» e che «il vertice è l’ultima possibilità», utilizzando in pratica lo stesso registro e lo stesso vocabolario usato quando si tratta di «salvare la Grecia», «gestire il debito» oppure «uscire dalla crisi».
Si ricorre cioè alla stessa logica messa in atto dal sistema spettacolare e commerciale, il quale utilizza la strategia dello shock per farci mandar giù misure più o meno draconiane, se non addirittura per farci accettare l’idea che solo la competenza e la governance globale possono dare soluzioni. In caso di fallimento resteranno delusi solo quelli che ci hanno creduto, poiché solo gli ingenui possono credere che l’onu porterà davvero la pace nel mondo e che sia un organismo internazionale intriso di fratellanza e uguaglianza.» (Pelletier)
«Provando a mettere insieme le tessere del rompicapo si mette in luce il quadro seguente: nel tardo Medioevo, fino a tutta la prima metà del XIV secolo, l’Europa conosce un periodo molto caldo, con temperature fino a due o tre gradi più elevate di quelle odierne. A partire dal 1400 circa, nell’arco di neppure un secolo, quel clima insolitamente mite si va raggelando. Le temperature precipitano, attestandosi su una media di due gradi in meno rispetto ai livelli registrati nel XX secolo, dando luogo a un’escursione complessiva di quattro o cinque gradi rispetto al tardo Medioevo.
Per quali ragioni tutto questo sia accaduto e quando esattamente il clima inizi a raffreddarsi non è del tutto chiaro. Alcuni studiosi fanno risalire i prodromi della piccola era glaciale già al XIV secolo, mentre altri, la cui periodizzazione riprendo in questo libro, situano l’esordio del fenomeno nella seconda metà del XVI secolo. Quando l’episodio si possa ritenere concluso è un punto non meno controverso…
…Anche noi, come i nostri antenati, dovremo imparare a convivere con rivolgimenti inevitabili, adattandoci in maniera intelligente, adeguandoci alle mutate circostanze, senza opporre inutili resistenze, perché altrimenti finiremo per venire sopraffatti.» (Blom)
Tornerò ancora su questi due preziosi libri.

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