AGENTI PROVOCATORI.
IL PORTO DELLE NEBBIE
Le cose andrebbero chiamate con il loro effettivo nome. Gatekeeper è per lo più un non sense funzionale alla propaganda, in questi anni ci sono caduto anch'io.
Attualmente, mi sforzo di operare una distinzione di carattere sostanziale senza ridurre tutto a una melma informe.
Il panorama è molto più complesso e composito, ma anche facilmente scomponibile.
Si va da quelli che agiscono, sotto mentite spoglie, per promuovere sé stessi, gruppi di appartenenza e interessi diversi: insomma, gli opportunisti, che sono la maggioranza; fino ad agenti provocatori veri e propri, e veri e propri infiltrati, che, detto per inciso, sono in conflitto anche trasversalmente tra loro. Queste due ultime tipologie sono apparentemente diverse, ma si integrano perfettamente, anche quando confliggono.
Opportunisti, provocatori, infiltrati, gente in buona parte assai preparata, ma spesso più rozza; in ogni caso astuta, coadiuvata da peones loro malgrado e da mezzi di comunicazione sovente tutt'altro che artigianali.
Per molti decenni, è stato così, lo era ai tempi di Victor Serge, che cito più avanti, ma anche negli anni settanta. A me personalmente, capitarono diversi, non pochi casi, non solo allora, anche più tardi.
Nel passato, comunque, non era molto difficile che questi soggetti fossero scoperti, o venissero allo scoperto.
Oggi, con social e innovazioni tecnologiche, le tecniche si sono assai raffinate, ed è molto più difficile, anche se non impossibile, riuscire a intuire.
Parlo di intuire, quindi, non chiedetemi di fare nomi, dobbiamo concentrarci sulle dinamiche.
Le mie sono valutazioni del tutto soggettive. Ognuno dovrebbe averne di proprie. Certo, bisogna imparare a confrontarsi con quelle degli altri, senza ritenere che possano, però, contenere risposte esaustive. L'importante è che ognuno si adoperi a sviluppare il pensiero critico e gli strumenti di analisi.
Certi meccanismi relazionali, tuttavia, sono pressoché gli stessi. Senza contare che vengono usate e manipolate anche persone in perfetta buona fede, colte e intelligenti (persino con ruoli affermati in campo scientifico). Figuriamoci cosa potrà accadere con un'intelligenza artificiale sempre più evoluta e diffusa, non le sciocchezze alla chatGPT che ci danno in pasto.
Il fine, oltre alla delazione vera e propria, è soprattutto il dirottamento, la disattivazione, il discredito del dissenso o il semplice più diffuso "pro domo sua", anche solo per aumentare le visualizzazioni e acchiappare un po' di like.
Ne abbiamo avuto la prova più eclatante a livello di massa con il M5s.
Di conseguenza, se non sono sicuro di quello che leggo, vedo o sento, non lascio alcun segno, passo oltre, ne va della mia attendibilità e della mia dignità.
Lungi da me ovviamente suscitare paranoia, sospetto e diffidenza, ma è necessario essere un po' più accorti per non abboccare a tutto quello che ci passa davanti. Un po' di sano scetticismo non ha mai fatto male a nessuno. Tra l'altro è stato anche il motore dell'opposizione allo stato d'eccezione.
È del tutto umano cercare conferme alle proprie convinzioni, io pure le cerco, so cosa vuol dire e non sono esente dal prendere cantonate.
Quindi, il problema non sono solo i cosiddetti "pompieri". Il problema spesso sono proprio quelli che offrono letture fin troppo radicali, teorie strampalate, con foto e video taroccati o con date diverse da quelle reali, che vengono diffusi appositamente; o si sentono rivoluzionari irriducibili, risvegliati, talmente tanto da calpestare gli altri, perché usano l'arma della suggestione e dell'odio, così come fa il sistema.
E così, come fa il sistema, sono propugnatori di verità alternative inoppugnabili, che non ammettono una verifica tra pari, pena la scomunica.
Soggetti che di fatto operano per l'isolamento dal resto della società.
Il terreno privilegiato da questi soggetti è la polarizzazione delle posizioni, l'allarmismo uguale e contrario a quello del sistema, la semplificazione e l'enfatizzazione delle posizioni, lo sbandierare certezze, l'auto celebrazione e il feticismo dell'organizzazione politica.
Rifuggono le complessità, i dubbi e il franco confronto delle idee.
Spesso e volentieri, sono personaggioni e personaggetti interni al sistema, risvegliati dell'ultima ora.
Perché questo è il terreno di coltura e di conquista in cui si muovono, non certo la tolleranza, la rigorosa sobrietà, il libero pensiero (il radicalismo vero sarebbe, invece, proprio questo).
Perché fanno leva sul risentimento, sulla voglia di riscatto di chi è stato discriminato, insultato, emarginato, su chi ha bisogno a tutti i costi di pastori, di formalizzare l'organizzazione, un riconoscimento istituzionale per essere rassicurati. Su chi divide il mondo tra buoni e cattivi, in base a categorie geopolitiche.
E chi va ossessivamente in cerca della verità, finisce sovente intrappolato in un'altra menzogna.
D'altronde, bisogna sempre ricordare che negli ultimi tre anni, solo in Italia, abbiamo avuto milioni di persone che hanno disobbedito, con diverse gradualità e diverse modalità. Ma hanno disobbedito. Non è stata una cosa da niente. E farla naufragare nel ridicolo, nel divide et impera o in qualcosa di peggio è forse l'obiettivo maggiore del potere dominante. Già siamo a "buon punto", purtroppo, molte dinamiche sono già irreversibili. E tutto questo ha trovato, ahinoi, solleciti collaboratori, consapevoli o meno.
E sono numeri, appunto, che fanno gola agli opportunisti.
Sarebbe invece il caso di restare concentrati sugli aspetti cruciali della dominazione, tutti palesi, che non necessitano di dietrologia o teorie cospirazioniste, e senza fantasiose fughe in avanti: le restrizioni, le coercizioni, lo stato d'eccezione, la pervasività dei dispositivi di controllo e di irreggimentazione, i nuovi interessi del capitalismo, votato al green washing, la quarta rivoluzione industriale; contrapponendo la libera ricerca, rigorosa, ma mai rigidamente dogmatica e inaccessibile, che possa essere sempre messa in discussione; il mutuo aiuto nei confronti di chi ha subito in tutti i sensi, con la perdita del lavoro e con gli effetti avversi; la difesa, questa sì irriducibile, della libera scelta, dell'habeas corpus.
Uno dei tantissimi esempi di agente provocatore.
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"S..., professore di storia a Mosca, arrestato perché si era creduto di discernere certe allusioni nelle sue conferenze sulla rivoluzione francese (Termidoro!) era un malato così grave che esigemmo dalla Ghepeù il suo invio in una clinica di Mosca.
Ottenemmo soddisfazione.
Ritornò da noi meno barcollante e ci portò notizie: Trockij, di cui non sapevamo nulla da un pezzo, fondava la Quarta Internazionale.
Con quali forze? Con quali partiti? ci domandavamo.
S. mi propose, da parte di misteriosi compagni, di formare con El'cin un comitato illegale dell'opposizione.
Ci vuole una mente che diriga!
Eravamo seduti sul terrapieno davanti a casa mia, di fronte alla steppa.
Lo interrogai sui compagni di Mosca, cercando di identificarli, lo guardai bene in fondo agli occhi, e pensai: Tu, vecchio mio, sei un agente provocatore!
Gli spiegai che, anche nel fondo delle prigioni, rappresentavamo sempre un principio di vita e di libertà e che non avevamo affatto bisogno di costituirci in comitati clandestini.
Fallì dunque, ma fu graziato qualche tempo dopo.
Avevo avuto ragione.
Se lo avessi ascoltato, sarei certo morto a quest'ora, con un forellino nella nuca."
Victor Serge, "Memorie di un rivoluzionario (1901-1941)"

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