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mercoledì 25 ottobre 2023

Dave Eggers, "Il cerchio" (2013)

  


Consigli di lettura 


Dave Eggers, "Il cerchio" (2013)


«Amici, siamo all’alba del Secondo Illuminismo. E non parlo di un nuovo edificio nel campus. Parlo di un’era in cui non permetteremo che la maggior parte del pensiero, dell’azione, delle conquiste e della cultura umana sfugga come da un secchio bucato. L’abbiamo già fatto. Si chiamava Medioevo, i secoli bui. Se non fosse stato per i monaci, tutto ciò che il mondo aveva appreso sarebbe andato perduto. Ebbene, noi viviamo in un’epoca molto simile, in cui stiamo perdendo la gran parte di quello che facciamo, vediamo e apprendiamo. Ma non è detto che le cose debbano andare avanti così. Non con queste videocamere, e non con la missione del Cerchio.»


«I SEGRETI SONO BUGIE; CONDIVIDERE È AVER CURA; LA PRIVACY È UN FURTO»


«La sorveglianza dilagherà ovunque senza provocare la minima reazione e la minima resistenza…

…Ci saranno quelli che vorranno vivere sotto la cupola di sorveglianza che state contribuendo a creare e quelli che ne vivranno, o cercheranno di viverne, lontani. Sono davvero terrorizzato per tutti noi.»


«Ora, tu e io sappiamo che, se riesci a controllare il flusso delle informazioni, puoi controllare ogni cosa. Puoi controllare la maggior parte di ciò che ognuno vede e sa. Se vuoi insabbiare una notizia in modo permanente, ci metti due secondi. Se vuoi rovinare qualcuno, sono cinque minuti di lavoro. Come può, uno, insorgere contro il Cerchio se controllano tutte le informazioni e l’accesso alle medesime? Vogliono che abbiamo tutti un account del Cerchio, e sono molto avanti sulla strada che renderà illegale non averlo. Poi che succederà? Che succederà quando controlleranno tutte le ricerche e avranno pieno accesso a tutti i dati su ogni persona? Quando conosceranno ogni mossa che fa ogni singolo individuo? Quando tutte le transazioni monetarie, tutte le informazioni sulla salute e il DNA, ogni brandello della propria vita, buono o cattivo, quando ogni parola detta passerà attraverso un solo canale?»


Fate attenzione. "Il Cerchio" è un libro divertente, apparentemente leggero, ironico, con risvolti persino comici, sembra un libro senza eccessive pretese, che si legge bene, assai scorrevole e in più molto recente. È anche un buon fanta thriller con colpo di scena finale. Ne è stato tratto un film carino, ma lontano mille miglia dal libro, che in sostanza, oltre a essere un'altra cosa, è qualitativamente assai superiore.

Dave Eggers è un abile scrittore americano con uno stile decisamente gradevole. 


Questo romanzo, però, riesce a parlare in maniera decisamente azzeccata del presente, e già nel 2013, quando è uscito, parlava del presente, ma prospettando alcune ipotesi sull'immediato futuro, un futuro non definito, ma sicuramente prossimo, più che un futuro, una sorta di possibile espansione del nostro mondo virtuale. Un mondo dell'iper digitalizzazione, del riconoscimento facciale, del sistema di microchip impiantati, dell'interfaccia retinica. In sostanza della sorveglianza totale. Tutto finalizzato al bene comune, contro l'egoismo individuale.

È divertente, sì, ma assai inquietante e davvero sorprendente.


Parla di tutti noi, di quello che siamo e che potremmo diventare. Ma non è la solita storia distopica che gira sempre attorno agli stessi argomenti e stereotipi. Le cose sono un po' più complicate.

Innanzitutto, è la riuscita miscela tra commedia ironica e inquietante incubo tecnologico che rende assai interessante questo romanzo. Questo deciso contrasto tra le due cose.

La scrittura è volutamente e genialmente scialba, senza spessore, vuota, come d'altronde è il mondo che descrive.


Eggers narra di un'ipotetica e originale variazione dell'uso della rete. Siamo negli USA, in un contesto assai simile a quello attuale, con le stesse dinamiche sociali e con un notevole livello di alienazione.

Una ragazza di ventiquattro anni di nome Mae è la protagonista del romanzo, che dopo aver lavorato per anni nel settore informatico di una grigia e squallida azienda pubblica, approda nel Cerchio. 


Il Cerchio, che occupa più di cinquanta edifici, è una società di servizi tecnologici, con creativi dalla bizzarra personalità, che si occupa delle innovazioni nei più svariati campi, la più importante al mondo, avveniristica, ospitata in un campus con costruzioni di vetro dal perfetto design, con servizi e negozi di tutti i tipi. Una sorta di incantevole paradiso. Tutto di vetro, tutto trasparente, dove nulla sfugge allo sguardo. Dove tutti possono vedere tutti, anche durante i pasti. 


Le porte del "paradiso" gliele apre Annie, senior executive del Cerchio, ex compagna universitaria, che ha fatto una carriera così  sfolgorante e sorprendente, vista la sua mediocrità e la sua effimera tendenza allo scarso impegno quando erano all'università.

Annie, ora fa parte della cosiddetta "Gang dei 40", una delle "quaranta menti più lucide" della società, che è a conoscenza delle informazioni segrete e ha ottenuto l'assunzione di Mae senza alcuna difficoltà. 


Nel Cerchio è tutto bellissimo, funzionale ed ecologico, e le persone che ci lavorano sono meravigliosamente empatiche. Sembra tutto perfetto e Mae è al settimo cielo. 

L'azienda gestisce soprattutto un servizio di connessione online di profili, social, metodi di pagamento, password e quant'altro, collegata a un'unica rete, a un'unica identità: TruYou, un'unica soluzione per tutti i servizi in rete. Esiste un singolo account una sola password per ogni cosa: navigazioni, pagamenti, email, video, social. Niente replicazione dell'account, nessun falso profilo. Un sistema eterno, affidabile, sicuro.


Mae viene a conoscenza di una serie di strumenti innovativi di sorveglianza, come le micro videocamere digitali, eco friendly, che possono essere condivise in rete con un sistema analogo alle amicizie sui social, e che è possibile controllare a distanza indefinita, fino a poter vedere e ascoltare tutto ciò che vuoi raggiungere.

«Tutto quello che succede dev'essere conosciuto», «così i tiranni non si potranno più nascondere». «L'alba di un Secondo Illuminismo». «Diventeremo onniveggenti, onniscienti.»


In questo romanzo ci sono delle intuizioni molto interessanti sull'ossessione per la trasparenza, che non è usuale leggere allo stesso livello in altre storie di genere distopico. 

La premessa a questa ossessione è che in un mondo perfetto non si farebbe nulla di cui vergognarsi e che deve quindi restare segreto. 


L'assoluta trasparenza serve a rendere il mondo migliore, e indirizzato verso la verità. Di conseguenza è indispensabile la perenne sorveglianza che conduca all'abolizione dei segreti («i segreti sono bugie»), di tutti i segreti, e che tutti siano costretti a essere "buoni".

Questo argomento è centrale nel dipanarsi della vicenda di Mae, che gradualmente si afferma come una sorta di guru. 

Eggers è bravissimo a descrivere le sensazioni della ragazza durante questa progressiva discesa negli inferi.


L'altra folle ossessione, è relativa alla nevrotica accumulazione di notizie, dati, foto, filmati, banalità della vita quotidiana, quasi una metafora dell'accumulazione capitalista o, per altri versi, di quello che la sta sostituendo, sempre per nutrire il nuovo sistema, un capitalismo che si ristruttura verso una nuova forma.


Mentre, l'alienazione colpisce in maniera variabile, i Circler, i dipendenti dell'azienda, sono inseriti in questa sorta di mega gioco autoreferenziale, sottoposti a varie pressioni emotive di carattere empatico che girano soprattutto attorno a un sistema di gradimento a punti, che va da 1 a 100, la cui media non deve scendere sotto i 95, e basato sui feedback dei clienti.


I capi del Cerchio sono soggetti al limite della psicopatia, caratterizzati da una personalità narcisistica a dir poco accentuata.

Le relazioni personali tra Circler sono altamente tossiche, inquinate da una ossessiva competitività, mascherata da solidarietà ed empatia, da una sollecitazione assillante alla produttività di interazioni sia lavorative che sociali, e sottoposti alla completa mortificazione della loro sfera privata.


Un lavoro che diventa intenso, elettrizzante, ma sempre più alienante.

Ogni Circler nella propria postazione è circondato da schermi che hanno funzioni diverse. Ognuno deve gestire i propri molteplici compiti, non solo lavorativi, ma anche sociali, di divertimento, di condivisione, di sorveglianza e di auto sorveglianza, di controllo reciproco e a più livelli. 


Lentamente, emerge l'enorme pressione indotta dalla sorveglianza tecnologica, sia verticale che orizzontale, anche sulle piccole azioni, sulle assenze alle feste e agli eventi mondani, sulle petizioni umanitarie, sulle omissioni, sui mancati feedback. È un gioco assai crudele, una continua sollecitazione alla partecipazione, in cui tutto è noto, trasparente, tutto deve essere condiviso con tutti, ben oltre il limite dello stalking. 


La condivisione diventa un imperativo etico, perché «condividere è prendersi cura». «Tutti abbiamo il diritto di sapere tutto.»

La privacy diventa un ostile retaggio del passato e un furto.

Il Cerchio nella sostanza è un universo concentrazionario, una sorta di prigione dorata, progressista e politically correct, un mondo che tende a fagocitare anche l'esterno. 


Il fatto che al suo interno circoli un flusso empatico esagerato, non lo rende meno pervasivo di qualsiasi altro sistema totalitario. Anzi, è concepito per la sorveglianza totale, per il controllo di ogni attimo della giornata, anche con la coercizione, con la "democrazia" diretta, plebiscitaria obbligatoria e attraverso la collaborazione entusiasta di ogni Circler.

Bisogna impedire che il Cerchio si chiuda e che arrivi il Completamento, questo è l'avvertimento angosciato che è l'essenza del messaggio contenuto nel racconto.

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