Consigli di lettura
Classici
Jorge Luis Borges, "Manuale di zoologia fantastica" (o "Il libro degli esseri immaginari"), 1957
[In collaborazione con Margarita Guerrero]
(Traduzione di Franco Lucentini)
«Di otto zampe dicono provvisto (o carico) il cavallo del dio Odin, Sleipnir, che è di pelo grigio e va per la terra, per l'aria e per gli inferni; sei zampe attribuisce alle prime antilopi un mito siberiano. Con simile dotazione era difficile, o impossibile, raggiungerle; il cacciatore divino Tunk-poj fabbricò pattini speciali col legno di un albero sacro che scricchiolava incessantemente, e che i latrati d'un cane gli rivelarono. Anche i pattini scricchiolavano e correvano con la velocità d'una freccia; per trattenere, o moderare, la loro corsa, dovette aggiustarvi cunei fabbricati col legno di un altro albero magico. Per tutto il firmamento Tunk-poj inseguì l'antilope; finché questa, spossata, si lasciò cadere a terra. Tunk-poj allora le tagliò le zampe di dietro, dicendo:
— Gli uomini diventano ogni giorno più piccoli e deboli. Come potrebbero cacciare antilopi a sei zampe, se io stesso appena ci riesco?
Da quel giorno, le antilopi sono quadrupedi.»
«Dio creò la terra, ma la terra non aveva sostegno, e così sotto la terra creò un angelo. Ma l'angelo non aveva sostegno, e così sotto i piedi dell'angelo creò una montagna fatta di rubino. Ma la montagna non aveva sostegno, e così sotto la montagna creò un toro con quattromila occhi, nasi, bocche, lingue e piedi. Ma il toro non aveva sostegno, e così sotto il toro creò un pesce chiamato Bahamut, e sotto il pesce mise acqua, e sotto l'acqua mise oscurità, e la scienza umana non vede più oltre…
…La finzione della montagna sopra il toro e del toro sopra Bahamut e di Bahamut sopra un'altra cosa qualsiasi, sembra illustrare la prova cosmologica dell'esistenza di Dio, in cui si argomenta che ogni causa suppone una causa anteriore, e si afferma la necessità di porre una causa prima per non continuare all'infinito.»
«Il centauro è la creatura più armoniosa della zoologia fantastica. «Biforme» lo chiamano le Metamorfosi di Ovidio; ma nulla costa dimenticarne l'indole eterogenea, e pensare che nel mondo platonico delle forme ci sia un archetipo del centauro, come del cavallo o dell'uomo. La scoperta di questo archetipo richiese secoli; i monumenti primitivi e arcaici mostrano un uomo nudo, cui s'adatta scomodamente la groppa di un cavallo. Nel frontone occidentale del tempio di Zeus a Olimpia, i centauri hanno già zampe equine; di dove dovrebbe nascere il collo dell'animale, s'erge il torso umano.»
Il grande genio delle Finzioni, così è intitolata non a caso anche una sua raccolta di racconti, oltre a finzioni sui libri inesistenti, sulla biografia di personaggi mai vissuti, sulla descrizione di luoghi immaginari, non poteva certo mancare all'appuntamento con la zoologia fantastica.
Questo fantastico, in tutti i sensi, breve manuale è una delle cose più famose prodotte dalla fertile e fervida mente di Borges.
Non è precisamente narrativa, non è precisamente saggistica, è qualcosa che si pone in quel territorio indefinito, dove si trovano oggetti letterari affascinanti, fuori da ogni definizione. È un bestiario come solo Borges poteva ideare.
Nel Prologo, infatti, si porta ad esempio lo sguardo di un bimbo che condotto in quel terribile luogo che è un giardino zoologico, viene preso da stupore di fronte ad animali che non ha mai visto e di cui ignora l'esistenza. Sono per lui esseri fantastici.
Il mistero sta nel perché, anche se terrorizzato, il bambino interiorizzi l'orrore, se a causa di un archetipo, di una capacità di identificarsi o per semplice fiducia nei genitori. Sta di fatto che il fascino ha la meglio sull'orrore.
Stessa cosa potrebbe dirsi di una zoologia del fantastico che tragga ispirazione dai mostri della mitologia e che da questi possa poi dedurre miriadi di incroci pazzeschi, in un'arte combinatoria quasi infinita.
In questo manuale, Borges e Margarita Guerrero, sempre nel Prologo, ci avvertono che ne hanno inserito un numero limitato. Hanno esplorato letterature classiche e orientali, procedendo a una selezione, ma sono consapevoli del fatto che il tema è infinito, così com'è infinita, aggiungo io, la "Biblioteca di Babele" la finzione più famosa dello scrittore argentino.
Le voci che compongono il manuale sono alla stregua di piccole fiabe per adulti.
A me, misero recensore dilettante, è però impossibile elencarle tutte in una breve riflessione, perché, nonostante sia un numero limitato, sono pur sempre tante, alcune delle quali sono di pochissime pagine, altre, addirittura di poche righe. Ma è la fascinazione dell'insieme che offre al lettore l'opportunità di trovarsi come al cospetto di un meraviglioso, ma non terribile, giardino zoologico, perché nessuno animale ne è recluso.
La cosa che è più evidente è che questi profili non sono solo un puro esercizio della fantasia, ma il risultato dell'espressione dotta di una cultura enciclopedica, come era quella di Borges. Un esercizio retorico di profonda erudizione, anche se può apparire inutile. Ma che inutile non è mai. È un delizioso speculare in cui si fa riferimento alla filosofia, alla mitologia, alla teogonia e alla cosmogonia, oltre che alla letteratura.
Così, per esempio, insieme alla chimera, alla sfinge, al drago, al golem, al minotauro, alle sirene e ad altri mostri noti, ci sono anche la statua sensibile di Condillac, l'animale ipotetico di Lotze, la Terra come animale sferico di cui le maree rappresentano il respiro, un animale sognato da Kafka, un altro sognato da C.S. Lewis (che sogna anche un rettile), quello sognato da Poe, i mostri di Plinio, quelli di Flaubert e ovviamente Dante.
E sempre di Kafka, troviamo anche i brevissimi racconti "Un incrocio" e "Le preoccupazioni del padre di famiglia" sull'odradek.
Persino poetiche sono le voci dedicate al basilisco e alle sue controversie, all'ippogrifo e al biblico behemoth di Giobbe.
A proposito del drago, Borges ci riporta una cosa che sfugge a molti e che molti ignorano:
«La gente credeva alla realtà dei draghi. Verso la metà del secolo XVI, li troviamo descritti nella Historia animalium di Conrad Gesner, opera di carattere scientifico.
Ma il tempo ha intaccato notevolmente il loro prestigio…
…il drago è forse il più noto, ma anche il meno fortunato degli animali fantastici. Ci sembra puerile, e suole contaminare di puerilità le storie in cui figura. Conviene non dimenticare, tuttavia, che si tratta qui d'un pregiudizio moderno, forse provocato dall'eccesso di draghi che c'è nei racconti di fate…
… Jung osserva che nel drago ci sono il serpente e l'uccello, l'elemento della terra e quello dell'aria.»
Tanto ritiene importante la figura del drago che a questi dedica due voci, la seconda è al drago cinese:
«La cosmogonia cinese insegna che le Diecimila Cose (il mondo) nascono dal gioco ritmico di due principi complementari ed eterni, che sono lo Yin e lo Yang. Corrispondono allo Yin la concentrazione, l'oscurità, la passività, i numeri pari e il freddo; allo Yang lo sviluppo, la luce, l'impeto, i numeri dispari e il caldo. Simboli dello Yin sono la donna, la terra, il colore arancione, le valli, il letto dei fiumi e la tigre; dello Yang l'uomo, il cielo, l'azzurro, le montagne, le colonne, il drago.»
Ma nessun animale fantastico ha goduto di tanti miti quanti sono quelli dedicati alla fenice, metafora dell'universo che muore nel fuoco e rinasce dalle sue ceneri, così come lo è della resurrezione della carne, secondo Sant'Ambrogio e Cirillo di Gerusalemme.
Anche alla fenice e all'unicorno dedica due voci, e in questi due casi, la seconda è di nuovo la versione cinese.
Tuttavia, la voce più lunga è quella dedicata alla salamandra, che non è solo un piccolo rettile insettivoro, ma anche un animale fantastico che con il solo contatto del suo corpo spegne il fuoco o che vive in esso; infatti spesso appare in coppia con la fenice.
Quindi, questo libro non è puramente un insieme di finzioni e di miti rielaborati da Borges, ma anche un'antologia di finzioni inventate, o semplicemente redatte da altri scrittori.
L'unica regola seguita dallo scrittore argentino è un rigoroso ordine alfabetico con cui è organizzata la raccolta, come ogni dizionario che si rispetti, segno anche della minuziosa fissazione per la catalogazione da cui è caratterizzato il suo genio.
Peccato non poter disporre delle immagini per le voci corrispondenti. Tuttavia si trovano facilmente in rete, anche se le descrizioni riportate stimolano già molto l'immaginazione.

Nessun commento:
Posta un commento
Ogni commento, prima di essere pubblicato, verrà sottoposto ad autorizzazione. Grazie