Consigli di lettura
Classici della fantascienza
Dan Simmons, "Hyperion" (1989)
«Gli scrittori di fantascienza sono come i canarini nella miniera, sono il segnale d'allarme che annuncia la catastrofe.»
Kurt Vonnegut
«… negli ultimi secondi prima dell’orgasmo Kassad cerca di tirarsi indietro… le mani sulla gola di lei, che premono… lei gli si attacca come una sanguisuga, una lampreda pronta a prosciugarlo… rotolano contro i corpi dei morti…
… gli occhi di lei come gemme rosse, occhi che ardono d’un folle calore simile a quello che gli riempie i testicoli doloranti, che si espande come fiamma, che si riversa…
… Kassad pianta a terra le mani, si solleva, si stacca da quella creatura… da quella cosa… con forza disperata ma insufficiente, mentre terribili gravità premono a tenerli uniti… risucchiano come bocca di lampreda, mentre lui minaccia di esplodere, la guarda negli occhi… la morte di mondi… la morte di mondi!»
«Sol ebbe la visione di adulti nudi che sfilavano fra uomini armati verso i forni, di madri che nascondevano sotto mucchi d’indumenti i propri figli. Vide uomini e donne, la cui carne pendeva in brandelli bruciati, portare bambini sbigottiti via dalle ceneri di quella che un tempo era una città. Sol capì che queste immagini non erano un sogno: erano la sostanza stessa del Primo e del Secondo Olocausto.»
«Se l’umanità avesse scelto il sistema sociale orwelliano del Grande Fratello, lo strumento dell’oppressione sarebbe stato di sicuro la carta di credito. In un’economia totalmente priva di denaro liquido, con semplici residui di un mercato nero basato sul baratto, le attività di un individuo possono essere rintracciate in tempo reale tenendo d’occhio la traccia della sua carta di credito universale. Esistono leggi severe per la protezione della segretezza della carta, ma le leggi hanno la brutta abitudine d’essere ignorate o abrogate, quando una società cade nel totalitarismo.»
“La caduta di Hyperion”, per chi non lo sapesse, è un piccolo poema epico incompiuto scritto da John Keats nel 1815 che aveva per oggetto la titanomachia. Un tentativo di costruzione mitologica in chiave poetica.
Il romanzo di Dan Simmons vuol essere quindi un omaggio a John Keats, ribadito anche dal fatto che la capitale del pianeta Hyperion si chiama appunto Keats; e si chiama John Keats anche un cìbrido, un cyborg ibrido, protagonista di uno dei racconti dei pellegrini, un’intelligenza artificiale, costruita proprio sulle caratteristiche fisiche e intellettuali del poeta inglese.
Sarà ancora un omaggio anche il secondo capitolo della serie che avrà lo stesso titolo del poemetto di Keats.
A prescindere dall'intera tetralogia (più un romanzo breve) dei Canti di Hyperion, a prescindere dagli altri capitoli e dal giudizio che si possa trarre sulla qualità o sulla riuscita o meno di questi ultimi, non credo si possa fare a meno di pensare a "Hyperion", il primo volume della serie, come qualcosa di unico, un grande capolavoro o almeno un'opera di notevole qualità.
"Hyperion" è un fenomeno letterario indiscusso, un romanzo che ha fatto gridare al miracolo lettori e critica. È insomma un oggetto di culto che riesce a mettere tutti d'accordo e sul quale non si discute.
In effetti questo libro ha una sua carica particolare, racchiude in sé tutto quello che si può volere dalla fantascienza, sia da quella classica, sia da quella apocalittica e distopica, che da quella sociologica, ma anche da quella più d'avanguardia come il cyberpunk.
Questo libro è il parto di un grande visionario, simile a poche altre opere di fantascienza. Dan Simmons non fa mancare nulla a Hyperion, compresi i viaggi nella realtà virtuale, il thriller, le storie d’amore e la guerra di un fantomatico TecnoNucleo delle I.A. finalizzata alla distruzione dell'intero genere umano.
Il romanzo va comunque contestualizzato all’epoca in cui fu scritto, certi richiami culturali sono tipici di un periodo storico ben preciso. Così come le conseguenti proiezioni nel futuro.
Definirlo in poche parole è assai arduo, c'è chi l'ha etichettato come un eccelso esempio di space opera, che racchiude in sé anche tutti gli elementi nominati sopra, e chi addirittura, folgorato sulla via di Damasco, ha voluto sottolineare che, a causa della sua elevata qualità, costituisce un'eccezione all'interno del genere s.f.. Poveri noi, ignoranti appassionati di fantascienza!
Amo particolarmente questo romanzo. È certamente una delle opere fondamentali della fantascienza e della letteratura tout court, inoltre non è neppure di così facile interpretazione.
I livelli di lettura dell'opera di Simmons sono molteplici e non tutti di così facile interpretazione, contenendo anche tutto e il contrario di tutto. Un’opera letteraria della complessità e della contraddizione.
Non solo. La ricchezza e gli spunti che contiene esigono almeno una seconda lettura, avendo indissolubilmente intrecciati al suo interno molti aspetti anche dissonanti, che in alcuni casi, danno l'impressione di incoerenza e incongruenza. Ma non è affatto così.
Un'opera intelligente, colta e difficile, ma pure una lettura che, intesa anche solo su un lineare e determinato piano narrativo, seguendo appunto l'impronta da space opera, può procurare semplice, piacevole e divertita evasione.
Un romanzo colto perché il suo riferimento più palese è quello ai "Racconti di Canterbury" di Geoffrey Chaucer, e, ad una lettura più approfondita che sappia cogliere gli aspetti più sottili, anche al "Settimo Sigillo" di Ingmar Bergman. Ma, di pari passo, riesce, soprattutto, a far suo il mondo delle fiabe, dell’epica e del fantastico, si pensi al "Mago di Oz", a "Gulliver", ad "Alice nel paese delle meraviglie”, alle opere omeriche, e soprattutto all’immancabile fonte di ispirazione che è “Il Signore degli Anelli”.
Siamo nel XXVIII secolo, parecchi secoli dopo l’Egira, esiste L’Egemonia, una sorta di confederazione intergalattica, c’è il Console, uno dei suoi leader, c’è la flotta della Confraternita dei Templari, che fa parte dell’Egemonia, c’è la nave-albero Yggdrasil (chiamata come l’albero cosmico della mitologia norrena), c’è il remoto pianeta Hyperion, le cui Tombe del Tempo si stanno per aprire, una minaccia per l’umanità. Il pianeta sta per essere attaccato dagli alieni Ouster, gli Espulsi, ma probabilmente più umani degli stessi umani.
Ma soprattutto, si è risvegliata la minaccia più grande: lo Shrike, un potente terribile mostro che comunica solo attraverso la morte. Lo Shrike ha anche una propria chiesa che celebra il suo culto: la chiesa della Redenzione Finale.
Il Console è stato scelto a capo di un gruppo di persone che deve andare in “pellegrinaggio” verso Hyperion per scoprire cosa sta accadendo.
I pellegrini, compreso lo stesso Console, sono in sette. Sette eccentrici e stravaganti personaggi. Tra i quali c’è anche una spia, un doppiogiochista, ma forse anche no.
Di particolare interesse, inoltre, sono gli elementi di cosmogonia, teogonia, etnologia, geologia e zoologia sparsi nella narrazione; anche se assai fantasiosi, sono estremamente particolareggiati, a dimostrazione dell’elevato livello culturale dell’autore.
Hyperion è un “mondo labirinto”, uno dei nove tra quelli conosciuti, il labirinto è un manufatto misterioso di cui si ignora l’origine e l’autore.
È un poema epico, talmente pieno di vicende, di significati e di personaggi di una potenza assoluta, da lasciare storditi. Un approccio così visionario, da procurare una vertigine quasi dolorosa. Un incubo apocalittico di guerra, con immagini e suggestioni di estasi erotiche.
È un romanzo filosofico sul tempo che passa, che viene manipolato e sulla memoria umana così effimera, così impalpabile.
Inoltre, dato il suo finale in sospeso, credo che a torto lo si ritenga solo il primo capitolo di una serie, seppure il più riuscito. Certo non discuto, questo era il palese intento dell'autore, che voleva chiaramente prepararci ai sequel.
Ma a ben vedere, a prescindere dalla volontà di Simmons, a me pare invece, perfettamente autoconclusivo, ma contemporaneamente pronto agli altri sviluppi successivi, con quel finale talmente onirico, che riempie invece di senso l'attesa angosciosa, che può riprodursi all'infinito, come accade spesso nella letteratura, nell'arte in genere e, quel che più conta, anche nelle più naturali vicende umane.
E in definitiva, proprio grazie alla struttura alla Chaucer, l'evento centrale del romanzo si ha con i racconti che fanno i pellegrini, facendo passare in secondo piano, o almeno sullo stesso piano, tutto il resto. Storie diverse, che tuttavia, hanno un fondamentale filo conduttore comune, atto a decifrare la missione su Hyperion e il ruolo dello Shrike.
Tra queste storie, quella di Martin Sileno è assai significativa. È la parabola ascendente e poi irrimediabilmente calante di un poeta con una prima opera di grande successo, per poi diventare uno scrittore commerciale seriale, che, tuttavia, sarebbe disposto a sacrificare ogni cosa pur di poter tornare ad essere un autore di qualità, proprio con un’opera ancora incompiuta: “I canti di Hyperion”, che ha, guarda caso, lo stesso titolo dell’intera saga di Simmons.
È chiaramente un riferimento critico e autocritico a una categoria di scrittori di successo e ai compromessi a cui si sottomettono, penalizzando la qualità, in particolar modo nella narrativa di genere.
Tuttavia, il racconto più bello, intenso e toccante è quello dello studioso “ebreo errante” Sol Weintraub e di sua figlia Rachel. Una storia talmente incredibile da restare impressa indelebilmente nella mente del lettore.
Ma è con il racconto del Console che tutto si ricompone alla fine, regalandoci anche il colpo di scena maggiore del romanzo.
E ai pellegrini, come a noi lettori, non spetta altro che affrontare “La caduta di Hyperion”.

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