Il pensiero duale o binario
Indirizzare la visione critica dell'esistente solo o prevalentemente verso la contestazione di un astratto pensiero unico non ha più molto senso. Certo, resta comunque valida l’analisi circa la tendenza alla trasformazione in senso totalitario degli strumenti digitali di sorveglianza e di controllo a livello globale, così come l’uso collegato ai suddetti strumenti finalizzato all’impoverimento delle classi subalterne, ma questo fa parte per lo più della strategia legata alla ristrutturazione capitalistica in atto, che tende verso la quarta rivoluzione industriale, della quale nessun grande attore geopolitico è esente. È sempre bene ricordarlo ai tifosi.
Tuttavia, nel corso della transizione a questo nuovo modello di governance globale, sta parallelamente prendendo piede, accanto al pensiero unico tecnocratico, quello che insomma ironicamente abbiamo definito del dominio de Lascienzah, un altro, quello che io chiamerei pensiero duale o binario. Pensiero che regola la gestione di tutti gli altri conflitti che si generano all’interno della società, e che è proprio di tutti i regimi, i sistemi politici, le bolle reali e virtuali e i gruppi di appartenenza.
Questo sistema di strutturazione e ristrutturazione del pensiero ha come fondamento essenziale il manicheismo, non in senso teologico, ma in senso politico-religioso e sistemico. È, in breve, un sistema ideologico che regola gli antagonismi, in base alle cosiddette “posizioni” a favore o contro, e all’automatismo di queste connesso alle categorie amico/nemico o al buono/cattivo, pensiero strettamente apparentato con la mania di affibbiare categorie a chiunque o a qualunque cosa.
L’atteggiamento più patologico, però, in questo contesto è quello di quanti sanno già in partenza per chi o cosa tifare, a prescindere dalle evidenze, e nessun fatto o ragionamento potrà mai scalfire le loro granitiche certezze. Individui già perfettamente omologati a questo schema.
È ovvio precisare che sia le posizioni, che le categorie suddette restano comunque necessarie all’interno di una logica della reale definizione delle scelte, quando la contrapposizione non può che essere netta, e in cui l’una è alternativa all’altra, ma anche in questo caso è sempre opportuno tenere continuamente acceso un costante inflessibile senso critico verso la propria scelta.
Quello che, invece però, sta diventando patologico è il non contemplare più la possibilità, laddove le alternative non sono solo due, ovvero nella maggioranza degli aspetti della vita quotidiana e pubblica, di non ritrovarsi d’ufficio “arruolato” in uno dei due presupposti e predeterminati schieramenti.
Ovvero, laddove la libera elaborazione prevederebbe, invece, come auspicabile una complessa polifonia di pensieri individuali, ognuno singolarmente unico e irripetibile, ma anche flessibile, che ha cura delle sfumature e dei dettagli, non rigidamente dato da presupposti dogmatici sui quali poi modellare e stravolgere la realtà, come dimostrazione che noi siamo il bene e chi si oppone a noi è il male.
Lo schema duale è divenuto un sistema legittimato da entrambi gli schieramenti che si formano via via laddove emerge un conflitto sezionale quasi sempre eterodiretto dal sistema dominante, e che dà la misura del degrado culturale dell’epoca che stiamo vivendo. È l'indiscutibile campo di gioco, insomma.
Ci rappresentiamo, infatti, come facenti parte di un immenso immaginario parlamento, di un’arena, a cui i social hanno offerto un’adeguata tribuna.
Ma si badi bene, proprio per la “presenza” nell’immaginario collettivo di questo fantasmatico parlamento, non sto promuovendo affatto il neutralismo, proprio perché, anzi, questo si trasforma spesso, anche se non sempre, in ignavia; sto parlando di molteplici scelte diverse che si adattino all’individuo e non alle greggi.
Contestare e opporsi, almeno individualmente, al pensiero duale, non è per niente facile, perché prevede una mente flessibile, che sappia mettere in discussione anche le proprie elaborazioni e che individui trappole ideologiche e semantiche. Non è sufficiente individuare questa contraddizione solo negli altri, anzi sarebbe un errore riproducente la stessa dinamica duale, ma vigilare costantemente quando questa si insinui dentro di noi.

Nessun commento:
Posta un commento
Ogni commento, prima di essere pubblicato, verrà sottoposto ad autorizzazione. Grazie