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domenica 24 dicembre 2023

Philip K. Dick Trilogia di Valis 2 : "Divina Invasione" (1981)


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Philip K. Dick

Trilogia di Valis 2 : "Divina Invasione" (1981)


«Il tempo che attendevate è giunto.

L’opera è completa; il mondo definitivo è qui.

Egli è stato trapiantato ed è vivo»

VOCE MISTERIOSA NELLA NOTTE


«Abbiamo progettato la Rivoluzione americana» disse Elias. «Un nostro gruppo. Per un certo periodo siamo stati gli Amici di Dio, e i Fratelli della Rosacroce nel 1615... Io sono stato Jakob Böhme, ma probabilmente non lo conosci. Il mio spirito non vive in un solo uomo, non è un’incarnazione. Una parte del mio spirito torna sulla Terra per legarsi a un umano che Dio ha scelto. C’è sempre qualcuno di questi umani, e io sono sempre lì. Martin Buber, per esempio, che la sua nobile anima riposi in pace. Che uomo caro e dolce. Anche gli arabi hanno portato fiori sulla sua tomba. Persino loro lo amavano.»


«A volte penso che questo pianeta sia sotto un incantesimo» disse Elias. «Stiamo dormendo, o siamo in trance, e qualcosa ci fa vedere quello che vuole farci vedere e ricordare e pensare quello che vuole farci ricordare e pensare. Il che significa che noi siamo ciò che questa ‘cosa’ vuole. Il che a sua volta significa che non possediamo una vera esistenza. Siamo in balía di una volontà capricciosa.»


«Esistono nel tempo tre eoni o epoche: la prima è un’era di grazia, la seconda o attuale è un’era di severa giustizia e limitazioni, e la terza, ancora da venire, è un’era di misericordia. Esiste una Torah diversa per ciascuna era, eppure vi è una sola Torah. Esiste una Torah primaria, o matrice, in cui non vi sono punteggiatura o spazi fra le parole; anzi, le lettere sono caoticamente mischiate fra loro. In ciascuna delle tre ere le lettere assumono la forma di parole alternative, secondo lo svolgersi degli avvenimenti.»


Visto che oggi ricorre la Vigilia, questo potrebbe anche essere considerato un buon racconto di Natale, seppure molto sui generis e visionario.

I romanzi che compongono la trilogia di Valis di Dick, pur essendo in teoria inseparabili, possono essere letti anche isolatamente, dato che sono praticamente autoconclusivi. 


Non siamo di fronte ad una saga, alla quale saremmo legati per questioni imprescindibili di trama. Non è questo, quindi, il motivo per cui la lettura completa, e nella sequenza cui sono stati scritti e presentati, è necessaria per la piena comprensione di questa opera e, oserei dire, anche per l'intera produzione letteraria di Dick. Tra l’altro, l’edizione oggi più frequente è quella in volume unico.


Ma questa considerazione in qualche modo era già stata sottolineata nella mia recensione precedente. Va comunque ricordata di nuovo, perché qui ci troviamo di fronte a un capitolo del tutto "folle". Chi volesse leggere "Divina Invasione", in maniera separata dal resto della trilogia, non potrebbe fare a meno di percepire questo romanzo soprattutto come un delirio fantascientifico, ben scritto e ben confezionato, ma solo ed esclusivamente un delirio, che segue il filo di precedenti prodotti dickiani, portando all'esasperazione ultima alcuni concetti.


Invece, "Divina Invasione" si inserisce in maniera razionale all'interno della trilogia, è economicamente funzionale allo sviluppo del discorso di Dick e della sua "autoterapia" letteraria.

Non va dimenticato che nello stesso periodo lo scrittore americano scriveva quel suo famoso diario, la cosiddetta "Esegesi", interminabile resoconto di più di ottomila pagine, apparentemente sconclusionato con cui cercava di dare un volto alle sue ossessioni di cosmogonia, religione e filosofia. Alcuni spunti di quel suo diario vengono ripresi in "Valis" e servono da contrappunto per la Trilogia. 


L'Esegesi non fu scritta per vedere le stampe e Dick mai si pose questo problema, ma fu pubblicata postuma nel 2011. Aveva solo la funzione più evidente di terapia personale. Questi suoi scritti pesarono non poco nella formazione dei tre romanzi, operazione non solo più razionale, ma vero manifesto del pensiero dickiano. Quindi, qui abbiamo a che fare col tentativo di sistemazione logica e sintetica da rendere pubblica all'esterno, come premessa e, nello stesso tempo, come vera e propria postfazione alla sua intera opera e alla sua esistenza.


"Divina Invasione", nel suo "delirio", ha il ruolo di far comprendere meglio il punto di arrivo della narrativa "utopica" di Dick, ma non solo, è anche il suo lato schizoide, quello che in "Valis" spetta ad Horselover Fat. E allora è un liberatorio e libertario rito in cui lo scrittore dà sfogo a tutto il suo bagaglio speculativo.


Il romanzo in sé è assolutamente divertente, narra del ritorno sulla terra del figlio di Dio, il Secondo Avvento, che ha come fine quello di liberare il nostro mondo dal Demiurgo, Belial, dio maligno e vero creatore del mondo illusorio della realtà quotidiana, e di ristabilire l'equilibrio e il potere del Padre. Il tutto sotto la vigile presenza misteriosa dell'ente di intelligenza artificiale denominato "Valis", ente che in vari modi e forme si incarna in tutti e tre i romanzi della serie. 


Sembra insomma, che lo scrittore volesse sposare le idee del manicheismo e di certo gnosticismo. Certo, c’è anche questo. C’è l’esplorazione del bene e del male, come la farebbe Dick. Una sorta di trattato di fantagnosticismo e di fantateologia giudaico-cristiana. 

È per dei versi, infatti, anche un originale omaggio alla Torah, un omaggio alla maniera del grande scrittore americano.

Nel romanzo vengono nominate anche altre forme vagamente religiose: una chiesa cristiano-islamica e un non meglio precisato Legato Scientifico che ha come simbolo la falce e martello.


Tuttavia, non è solo questo. Il concetto della realtà e della de-realtà in Dick è assolutamente centrale ed estremizzarlo al massimo livello, come fa in queste pagine, è di un'efficacia sorprendente. La sua è una vera e propria provocazione nei confronti dei lettori, perdersi nei meandri delle argomentazioni presentate da Dick in questo romanzo e già evidenti in "Valis", vuol dire cedere alla tentazione di dare spiegazione razionale alla sua Esegesi. Ma contemporaneamente, vuol dire anche rintracciare le ispirazioni culturali fondanti della sua produzione letteraria. È, infatti, impressionante l’alto livello culturale che era proprio dello scrittore.


A una lettura che resta in superficie potrebbe sembrare che l’unica risposta stia nel delirio e nella incoerenza del pensiero speculativo, non solo dello scrittore, ma in genere di ogni pensatore che cerca di dare una risposta necessariamente "razionale" ai quesiti ultimi dell'esistenza. La conseguenza naturale è appunto la schizofrenia, la patologia più "razionale" di tutte le patologie. 


Per questo la provocazione serve invece a dimostrare che l'opera di Dick è l'opera di un uomo guarito dalle sue ossessioni, o meglio di un uomo che ha capito che con le proprie ossessioni bisogna conviverci, per poterle poi ridimensionare, ma anche approfondire e tentare di analizzarle “follemente” per poterle comprendere. Ed è quello che vedremo meglio con l'ultimo capitolo della trilogia.

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