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giovedì 1 febbraio 2024

Furio Sampoli, “Le grandi donne di Roma Antica” (2003)

 


Consigli di lettura


Furio Sampoli, “Le grandi donne di Roma Antica” (2003)


«Quanto agli eventi che si dicono accaduti molto prima della fondazione di Roma (o quando questa era imminente) essi appaiono più abbelliti da fole poetiche che sostenuti da incorrotti documenti storici e non è mia intenzione né confermarli né confutarli. È questa una concessione che si fa ai tempi andati: mescolare vicende divine e umane per rendere più autorevoli gli inizi delle città. Se dunque esiste una nazione cui si debba concedere di ritenere sacre le proprie origini e di riferirle anzi agli dèi stessi, tale è la gloria militare del popolo romano che, quando esso vanta Marte come proprio padre e come padre del proprio fondatore, le altre genti debbono mettersi l’animo in pace e accettare questa sacralità delle origini allo stesso modo in cui subiscono la supremazia di Roma.»

Tito Livio, da “Storia di Roma dalla sua fondazione”


«Che succederà mai se alle donne darete la libertà? Se permetterete loro di avere i vostri stessi diritti? Credete forse che potreste essere ancora padroni? Il giorno in cui quelle conquisteranno la parità dei sessi vi sottometteranno».

Marco Porcio Catone 


«Risalì il fiume Cidno con una nave dalla poppa d’oro, le vele di porpora spiegate al vento. I rematori la sospingevano contro corrente con remi d’argento al suono di un flauto, a cui si accompagnavano zampogne e liuti. Lei era sdraiata sotto un baldacchino trapunto d’oro, acconciata come Afrodite [...] Una frotta di schiavetti le facevano vento. Anche le più belle delle sue ancelle erano in vesti di Nereidi e di Grazie [...]. Profumi inebrianti fluttuavano dagli incensieri ed erano sospinti dal bordo della nave verso le rive del fiume.»

Plutarco, “Vite parallele”, sul primo incontro di Antonio e Cleopatra


La cosa che più mi ha stupito, riguardo a questa pubblicazione, è il fatto che sia ancora reperibile online e a prezzo spesso economico, come lo era quando fu pubblicata, e proprio in questa stessa edizione. Ovviamente, la si può trovare pubblicata anche in altre edizioni, formato ebook compreso (non è da confondere però con un’opera omonima, che non conosco).


L’edizione in mio possesso faceva parte di una serie di diversi volumi, alcuni dei quali li acquistai in edicola, e distribuiti da “Il Messaggero” di Roma, dal titolo: “La biblioteca di Roma antica”.

Volumi che prendevano in considerazione vari aspetti dell'antica Roma: storici, di costume, biografici.


Al di là o meno dell’accuratezza storiografica, e del taglio lievemente sensazionalistico nella forma, la cosa che attrae particolarmente sono le suggestive edizioni in copertina rigida, con sovraccoperta, rilegate ottimamente, e corredate da tavole in bianco e nero che riproducono incisioni ottocentesche o tratte dall’”Illustrium imagines” del XVI secolo di Andrea Fulvio, su singoli personaggi, luoghi ed episodi. E tutto questo a un prezzo assai contenuto.


Le teorie che possono apparire discutibili o l'uso di termini non esattamente appropriati sono tratti comuni a tutti gli esperti di storia dell'antichità, che spesso entrano ancora oggi in conflitto tra loro. 

L'autore dà l’impressione di voler mantenere il più possibile, nel narrare i fatti, il punto di vista e la prospettiva delle fonti storiche e della morale dell'epoca.


Purtuttavia, questo volume risulta essere di estremo interesse per l’impostazione tematica. È di fatto un manuale esclusivamente divulgativo (for dummies) ed è costituito da più o meno brevi biografie di donne che lasciarono un segno nella storia di Roma, esercitando una grande influenza sul corso degli eventi, su mariti, figli e padri, nonché sulla sorte della Repubblica e dell'Impero. Nonostante la sua estrema semplicità, risulta molto stimolante e invita all’approfondimento.


Una storia di Roma antica al femminile. 

La cosa non deve affatto sorprendere, visto il peso che aveva la donna delle élite nella società romana, sia dal punto di vista politico sociale che simbolico.

Ma poi, neanche tanto al femminile, perché la presenza “ingombrante” degli uomini illustri viene fuori in ogni caso. 

È la prospettiva a variare: quella di vedere quegli eventi, provando a evidenziare il ruolo che in questi ebbero le donne.


Una storia che attraversa i secoli, ma viene concentrata in modo particolare in un lasso di tempo più ristretto: nei due secoli a cavallo della nascita di Cristo. Questo perché sono i più ricchi di cambiamenti, innanzitutto per il passaggio dalla Repubblica all’Impero.

La grande assente è però la donna delle classi più povere e ovviamente la schiava. Ma su questo tema rimando ai saggi appositi sulla vita quotidiana, senz'altro più particolareggiati.


La scelta di rendere la narrazione volutamente in parte romanzata non lo danneggia affatto e gli conferisce, anzi, un’affascinante patina di colore. 

Quindi, una forma che lo rende agevole per la consultazione.

In realtà, le donne non sono solo diciannove, come recita il sottotitolo, ma un po' di più. Diciannove sono invece i capitoli.


Questa forma ovviamente espone l'autore ad una ripetitività, perché le storie delle matrone scelte sono spesso incrociate e avvengono in un lasso di tempo a loro contemporaneo. Il ritornare, con diversa prospettiva, sugli stessi fatti e sugli stessi personaggi in diversi capitoli diventa in questo modo inevitabile. Tuttavia, è anche un bene perché precisa meglio le questioni storiche coinvolte, unendole ad uno stesso filo narrativo.


Il libro inizia con la nascita di Roma e termina con il declino dell'Impero Romano d'Occidente: da Rea Silvia, leggendaria madre di Romolo e Remo, a Galla Placidia, figlia di Teodosio I, moglie prima di Ataulfo, re dei Goti, e poi di Costanzo III, madre di Valentiniano III, vissuta a cavallo tra il IV e il V secolo.

I profili delle donne prese in considerazione possono essere ridotti a due stereotipi, allineati alla visione dell’epoca, che però sono molto funzionali alla narrazione: la madre, moglie e sorella esemplare; oppure la donna sessualmente emancipata, adultera e passionale.


La libertà sessuale di uomini e donne, durante il I secolo a.C., prese il sopravvento, soprattutto nella classe dominante. Le donne che maggiormente avevano patito il rigore dell’intransigenza repubblicana, furono le maggiori artefici.

«il sesso era diventato un rituale di salvazione, come di libertà o di potere, a seconda delle circostanze.»


Tuttavia, trasversalmente a queste due generalizzazioni c'è un'altra discriminante più efficace: su quelle che, a prescindere dal moralismo dell'epoca e di quello attuale, hanno dato un contributo politico e culturale che a volte superava quello degli stessi uomini.

Furono sempre comunque vittime di una società che le voleva sottomesse, anche se non così oppressiva rispetto a tante altre, visto che nonostante questo riuscirono a lasciare un segno indelebile e ad emergere dai due classici stereotipi.


Le altre grandi donne prese in considerazione da Sampoli, oltre alle due già sunnominate, sono: Lucrezia, moglie di Collatino, stuprata da Sesto Tarquinio, figlio di Tarquinio il Superbo; Cornelia, la madre dei Gracchi; Servilia, amante di Giulio Cesare, madre di Bruto, e sorellastra di Marco Porcio Catone; Clodia la “Lesbia” di Catullo, amante di personaggi celebri, tra i quali: Cesare, Pompeo, Marco Celio, e appunto Catullo; Fulvia, moglie di Marco Publio Pulcro, amante di Marco Antonio, cognata di Clodia e acerrima nemica di Cicerone; Porzia, figlia di Marco Porcio Catone, moglie di Marco Lucio Bibulo, tutti e tre nemici di Cesare, moglie in seconde nozze di Bruto; Ottavia, nipote di Cesare, sorella di Augusto e moglie di Marco Antonio; Livia Drusilla Augusta, moglie e grande amore di Augusto; non poteva certo mancare Cleopatra, il fatale monstrum di Orazio, celeberrima amante di Cesare e Antonio; Giulia, la scandalosa figlia di Augusto, moglie prima di Agrippa e poi di Tiberio; Agrippina Maior, figlia di Giulia e di Marco Vipsanio Agrippa, nipote amatissima di Augusto, moglie di Germanico, e odiata da Tiberio; Giulia Agrippina, figlia di Agrippina Maior, sorella di Caligola, moglie di Domizio Enobarbo e poi di Claudio, madre di Nerone, e da questi uccisa; la mitica Valeria Messalina, “dissoluta” moglie di Claudio, la Licisca dei lupanari, e poi appassionata amante del console Gaio Silio; Poppea Sabina, moglie di Nerone, morta in circostanze non chiarite, se uccisa dal marito o per aborto spontaneo; Domizia Longina, moglie di Domiziano e amante del famoso attore Paride; Anna Galeria Faustina, moglie di Marco Aurelio e madre del crudele Commodo; le quattro Siriane vissute tra II e III secolo, coeve degli imperatori: Settimio Severo, Caracalla, Eliogabalo e Alessandro Severo; Elena Flavia Augusta, concubina e poi moglie “morganatica” di Costanzo Cloro, madre di Costantino, e futura Sant'Elena.

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