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giovedì 13 febbraio 2025

“Il terzo uomo” (1949) regia di Carol Reed


“Il terzo uomo” (1949)

regia di Carol Reed

con Joseph Cotten, Alida Valli, Orson Welles, Trevor Howard, Bernard Lee, Wilfrid Hyde-White, Ernst Deutsch

Sull'interpretazione di Orson Welles: «Melodrammaticamente nascosto nell'ombra, con un cappello nero e un cappotto che sembra più un mantello, riesce a provocare un brivido di disagio misto a un senso di divertita agnizione. È un cattivo tipicamente teatrale che minaccia e affascina il pubblico fissandolo, ma è anche «se stesso», una celebrità che, quasi timidamente, si inchina al proprio pubblico.» (James Naremore)

“Il terzo uomo” è un noir perfetto: ritmo, recitazione, fotografia, commento musicale, soggetto, sceneggiatura, regia, ne fanno un film ideale per quel specifico genere.

Tuttavia “Il terzo uomo” è soprattutto lui: Orson Welles, la sua faccia, prestata al mefistofelico Harry Lime, personaggio uscito dalla penna di Graham Greene. Infatti è proprio il famoso scrittore a firmare soggetto e sceneggiatura e contemporaneamente a scrivere il romanzo, che uscirà l’anno dopo.

Anche se l’argomento di tutto il film è il mistero che avvolge la figura di Harry Lime, Orson Welles recita complessivamente per circa quindici minuti, dopo essere apparso solo a un'ora dall'inizio, ma la sua interpretazione entra nel mito, non solo per il suo carisma, ma anche perché impegnato in alcune scene cult del film, soprattutto in quella della ruota panoramica al luna park e in quella dell'inseguimento nelle fogne della città di Vienna. 

L'atmosfera è inquietante, col contrappunto ironico della musichetta allegra e ripetitiva della cetra di Anton Karas. Oscar meritatissimo a Robert Krasker per la fotografia. 

La collaborazione di Welles alla regia è solo una diceria, smentita dallo stesso attore in un’intervista. Però, sempre a suo dire, un contributo lo ha dato: ha scritto la sua parte e ha ideato la famosa sequenza delle dita nella grata.

Ed è proprio in una Vienna post bellica, cupa, sinistra, gotica, notturna, che è ambientato il film. La città è sotto l’occupazione di quattro potenze mondiali, che controllano polizia ed esercito. Una città che è come un incubo dal sapore mitteleuropeo, kafkiana, deserta, vuota, allucinata, con abitanti simili a maschere grottesche. Eccellente e inappuntabile la regia di Carol Reed dal taglio espressionista, con prospettive geometriche e con un uso frequente del grandangolo.

Ombre e fantasmi si inseguono nella notte. La vicenda si svolge attorno alle figure malinconiche di Joseph Cotten e Alida Valli, che interpretano i personaggi principali. Due interpretazioni da manuale. 

Scriveva Peter Noble, uno dei biografi di Orson Welles, a proposito dell’interpretazione dell’attore: «Ovunque andasse, ormai, veniva salutato come il Terzo Uomo. Quando entrava in un ristorante, l’orchestrina attaccava subito il pezzo di Karas.»

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