Scrivi a Cassiel

Nome

Email *

Messaggio *

martedì 11 febbraio 2025

“The Last Waltz” (1978) regia di Martin Scorsese


 “The Last Waltz” (1978)

regia di Martin Scorsese

con The Band: Robbie Robertson, Rick Danko, Richard Manuel, Levon Helm, Garth Hudson.

e con: Eric Clapton, Neil Diamond, Bob Dylan, Joni Mitchell, Neil Young, Emmylou Harris, Ringo Starr, Paul Butterfield, Dr. John, Van Morrison, Ronnie Hawkins, The Staple Singers, Muddy Waters, Ronnie Wood, Lawrence Ferlinghetti , Martin Scorsese

Sfido qualsiasi appartenente alla mia generazione e amante del rock a non commuoversi di fronte a questo film documentario intervista concerto di Martin Scorsese. La scelta dell’Ultimo Valzer della Band ha un significato simbolico molto chiaro: quello di fotografare un momento particolare della vita del rock, quando lo show business stava avendo la meglio da almeno dieci anni, ma non tutta l’innocenza era perduta.

Ed è proprio dalle parole dei componenti del gruppo (tutti ormai defunti, purtroppo) che si può capire quanto quell’innocenza abbia contato nella nascita stessa del rock e nella volontà di dar vita a questa esperienza musicale.

La musica, la gioia e l’entusiasmo che emerge dall'esibizione live, la carrellata di rockstar che si alternano con la Band, la celeberrima poesia “blasfema” di Lawrence Ferlinghetti, l’altrettanto celebre introduzione dei “Racconti di Canterbury”. Ma anche la malinconia dell’espressione dei volti di Robbie Robertson e Rick Danko, e del brano acustico posto in coda al film, che ci dicono che nulla sarà più come prima.

Rivisto dopo tanti anni (ne avevo venti quando uscì), è inevitabile il groppo alla gola per tanti motivi diversi: era il 1978, l’anno dopo il ‘77, annus horribilis, ma anche mirabilis, messaggero di sentimenti mai provati, la cui spinta nel bene e nel male ancora non si era esaurita; è la sensazione che tutto quello purtroppo non tornerà più; è vedere quei ragazzi d’allora divertirsi sul palco tutti insieme mentre suonano e cantano “I shall be released” di Dylan; è la potenza dionisiaca del rock'n'roll e del blues; è il lasciare andare le lacrime; è altro ancora, amori, amicizie, speranze. 

Quelle canzoni erano una parte della colonna sonora della mia esistenza, e lo furono anche dopo, direi che lo sono anche ora, nel bene e nel male, appunto, nonostante l’ipoacusia.

Resisterono a tante cose. Anche allo sconvolgimento anarchico, nichilista e in buona parte rivoluzionario del punk, della new wave e della no wave, resisterono e superarono lo scoglio devastante della fine dell'illusione, attraversarono gli anni ottanta, col recupero della forma canzone tradizionale, ed entrarono nell'immortalità.

Nessun commento:

Posta un commento

Ogni commento, prima di essere pubblicato, verrà sottoposto ad autorizzazione. Grazie

ADRIANO VIRGILI, “LA BIBBIA NON PARLA DI UFO” (2025)

ADRIANO VIRGILI, “LA BIBBIA NON PARLA DI UFO:  Ovvero, come si trasforma una bomba in una locomotiva e Dio in un alieno  (2025) «Si tratta d...