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martedì 25 marzo 2025

Conflitti, potere e libertà


L'assenza di conflittualità nelle società determina sempre asservimento.

Se nel mondo occidentale non ci fossero stati i conflitti dei lavoratori, degli studenti, dei movimenti sui diritti civili e sulla liberazione sessuale, saremmo già in pieno totalitarismo tecnocratico e/o religioso. Ci stiamo arrivando, proprio perché la cultura del conflitto è stata quasi del tutto azzerata, addomesticata, ridicolizzata e asservita alla società dello spettacolo, subalterna al grande capitale e alle élites.

Per conflittualità non intendo solo la piazza, che spesso viene usata come sterile sfogatoio, e che retrocede non appena si esaurisce la spinta propulsiva, delegando a qualcun altro la rappresentanza di istanze, che vengono puntualmente tradite, e con uno spreco di energie che sarebbe opportuno convogliare su altro: elaborazione teorica, strategie di resistenza, disobbedienza, testimonianza. 

È necessaria soprattutto coscienza di sé come singoli, liberi individui, e come soggetti pensanti, non come masse manipolate e strumentalizzate dal demagogo di turno. Il ribellismo non serve, come non serve l'assalto al potere. Serve la guerra contro il potere, contro qualsiasi potere. Una guerra senza quartiere per la libertà, calata in ogni attimo e in ogni segmento della vita quotidiana.


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