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venerdì 21 marzo 2025

Charles L. Harness, “Paradosso cosmico” (1949-1953)


Charles L. Harness, “Paradosso cosmico” (1949-1953)

«— Ancora una domanda, Bern. Come ex schiavo, in teoria dovresti essere favorevole all’abolizione della schiavitù, non alla sua estensione.

— Quelli che lottano con tutte le loro forze contro la schiavitù — rispose lui, ironico — assaporano meglio il successo se rendono schiavi gli altri. Rileggiti la storia.»

«Supponiamo che in una data società sia stata stabilita una determinata norma di vita. Se uno o due individui non seguono questa norma, diremo che sono pazzi. Ma, d’altro canto, il comportamento di quell’intera società potrebbe essere considerato pazzo da una cultura diversa, secondo la quale solo quei pochi recalcitranti sarebbero i savi. Quindi, potremmo identificare la sanità mentale con l’adesione e la convinta accettazione delle norme della civiltà che rappresentiamo.»

Ho intenzionalmente messo la copertina della prima edizione italiana, pubblicata da Urania, a corredo di questa recensione, non solo perché è quella disegnata dal mitico Karel Thole, non solo perché rappresenta molto bene il contenuto visionario del romanzo, ma soprattutto per un legame strettamente affettivo. Infatti, fu proprio in questa edizione che lessi per la prima volta il romanzo di Harness alla sua uscita nel 1970.

“Paradosso cosmico” è il romanzo di evasione perfetto, un misto di avventura, fantascienza e thriller. Fantascienza barocca, fantascienza pura, secondo la definizione dello scrittore Brian Aldiss, suo grande estimatore. Un romanzo dalle mille invenzioni narrative, dall’incredibile vena fantasiosa, folle e sorprendente, e che inizia con una fuga rocambolesca. Tuttavia, come ogni ottimo romanzo di fantascienza che si rispetti, non è solo pura evasione, basta sapere cogliere i riferimenti anche abbastanza espliciti e le divagazioni di carattere scientifico e filosofico.

Siamo nel 2177, c’è stata la Terza Guerra Mondiale, esiste di nome e di fatto un Impero Americano, con una nobiltà e una burocrazia dispotiche, impegnato in un conflitto con un altrettanto allusiva Federazione Orientale con a capo un dittatore, e con il rischio di olocausto nucleare. È in vigore lo schiavismo, in una dimensione con caratteristiche sia del medioevo che del XIX secolo.

Il protagonista è Alar il Ladro, che cinque anni prima aveva perso la memoria e “non aveva la più pallida idea di chi fosse”. Era però stato arruolato nella Società dei Ladri, organizzazione di fuorilegge che rappresenta “l'unica forza morale dell’America Imperiale”, a detta della bellissima Keiris, moglie del perfido Cancelliere Haze-Gaunt. Alar va quindi in cerca della sua misteriosa identità, persa a causa di un paradosso temporale.

Tra viaggi verso il Sole, stazioni solari, spadaccini che ingaggiano duelli regolati per legge, viaggi nel tempo, deliri cosmici, il mostruoso schiavo detto Mente Microfilmica, lo Psicologo Imperiale torturatore conte Shey una sorta di sadico inquisitore, creature mutanti, semidei, e molto altro ancora, è veramente incredibile che Harness e il suo romanzo siano stati per molto tempo scarsamente noti e sottovalutati. 

È vero che la trama è molto compressa, e la lunghezza fin troppo breve, quando con altri romanzi, con affinità narrative simili, ci si trova spesso in presenza di storie assai prolisse, se non addirittura di interminabili saghe. Ma forse proprio per questo, la brevità in tale occasione è tutt'altro che un male.

In “Paradosso cosmico” la componente distopica non è affatto secondaria, anche se non è preponderante. Il fatto, che sia uscito nel periodo appena successivo all'inizio della Guerra Fredda e con il ricordo ancora vivido di Hiroshima e Nagasaki, influenza significativamente l’intera narrazione. 

Secondo una classica convenzione, “Paradosso cosmico” potrebbe essere definito un romanzo di science-fantasy, ma sarebbe limitante. È caratterizzato invece da una assai creativa ibridazione di diversi filoni della fantascienza e del fantasy.

L’impressione che Star Wars abbia ricavato un bel po' di idee da questo libro è netta. Ma non solo Star Wars. Chi non riesce a non vedere per esempio diverse affinità con l’Odissea di Clarke e Kubrick? Solo coincidenze o merito anche di Harness?

Assai ironica e intrigante la postfazione dell’autore che racconta al lettore in che modo ha costruito il romanzo e perché. 

[Per commenti al post e contatti con l'autore della recensione, scrivere a: 

paradisodicassiel@gmail.com]


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