Giuseppe Lippi, “Il futuro alla gola - Una storia di Urania dagli anni cinquanta al XXI secolo” (2015)
«Il nome “Urania” è quello della musa greca dell'astronomia e deriva da ouranos, il cielo. Era figlia di zeus e di una delle titanidi, Mnemosine o la memoria. Secondo Catullo Urania fu la madre del dio dei matrimoni, Imene, il cui padre era Bacco. Non proprio una casta diva, dunque: e sebbene astronomia e geometria, le sue specialità, ne facessero una misuratrice (è raffigurata con il mondo fra le mani, anzi tra i bracci di un compasso), è amica delle Grazie e ispiratrice dell'arte…
… Nel prestare il nome a una collana fantascientifica, la musa rimase fedele al proprio mestiere e benedisse, con appena una punta di rossore, il matrimonio fra sapere e immaginazione, astronomia e fantasia.»
«Verrà forse il giorno in cui a scuola si studierà, insieme al trapassato remoto, e al congiuntivo presente, anche il futuro alla gola. E' un tempo familiare all'appassionato di fantascienza, e viene ormai usato sempre più spesso anche dal grande pubblico. Ha caratteristiche interessanti: spesso - come lascia intendere il suo nome - si applica con valore minaccioso, angoscioso, ineluttabile, ma può essere correttamente impiegato anche in senso paradossale o burlesco. E' retto, in ogni caso, dalla realtà che ci sta intorno, ma ha come ausiliari elementi di libera immaginazione. Esempi? Ma tutti i racconti di questa antologia sono stati scelti appunto per la loro esemplarità. Ne tenga il grammatico il debito conto.»
Dalla presentazione del volume antologico di Urania “Il futuro alla gola” n. 438 del 29/6/1966
Questo è un libro prezioso, almeno lo è per il sottoscritto, per quanto Urania abbia contribuito nella formazione del mio immaginario. Un saggio da considerare da collezione, e che porta la firma di uno dei personaggi più importanti della Fantascienza italiana: il compianto Giuseppe Lippi, e che riporta lo stesso titolo dell’antologia citata più sopra.
Oltre a essere la storia di “Urania”, è qualcosa di più: è il punto di vista di chi quella storia l'ha seguita in prima persona, e, oltre a questo, è anche un volume ricco di immagini, di molte immagini, sedici delle quali anche a colori.
La storia inizia da quell’ormai mitico numero del 10 ottobre 1952, data in cui nelle edicole italiane apparve per la prima volta un romanzo della collana: “Le sabbie di Marte” di Arthur C. Clarke, il celebrato autore di “2001 Odissea nello Spazio”. Ma è anche la storia parallela e sfortunata di “Urania rivista”, la pubblicazione dedicata ai racconti e alla narrativa breve, il cui primo numero uscì un mese dopo, ma che fu costretta alla chiusura dopo solo quattordici mesi, considerate le scarse vendite.
Ed è così anche la storia delle sue iniziative editoriali parallele: “Millemondi”, “Urania Classici”, “Urania Collezione”, “Urania Fantasy” ecc.
È la storia del suo “inventore”: Giorgio Monicelli, fratellastro del regista Mario, a lungo collaboratore della casa editrice dello zio Arnoldo Mondadori e molto legato al cugino Alberto. Fu anche amico di Cesare Zavattini e di Giorgio Scerbanenco.
L’uscita in parallelo delle due pubblicazioni si rivelò un progetto troppo ardito per quei tempi. La narrativa breve di fantascienza in quegli anni, ci racconta Lippi, si concentrava più sul paradosso che sull’avventura e sul sensazionale, temi che fecero allora poca presa. Il percorso invece dei romanzi fu caratterizzato da un successo in continua crescita.
Lippi però non parte esattamente dal 1952, fa un’interessante sintesi dei fatti che condussero all’uscita di “Urania” e di quale fosse la situazione allora della narrativa da edicola: dall’esperienza dei “Libri gialli” pubblicati sempre da Mondadori, la cui uscita fu interrotta nel ‘41 dalla censura fascista, per riprendere poi dopo la guerra nel ‘46 con la Nuova serie, per poi cambiare nome negli anni cinquanta, divenendo settimanali, prima come “I gialli Mondadori” e poi definitivamente come il “Giallo Mondadori”.
Lippi ci tiene a elogiare la direzione di Monicelli che ebbe il merito, oltre a quello di coniare il termine di “fantascienza”, di far conoscere il genere in Italia a livello popolare nelle sue varie declinazioni, e con un livello qualitativo medio abbastanza alto. Monicelli abbandonò Urania ufficialmente per motivi di salute nel 1961, continuando però a scrivere e a tradurre. Nel 1968 morì quasi solo e dimenticato. Il suo pieno merito verrà riconosciuto solo dagli anni novanta in poi.
Dal 1962, con l'arrivo di Carlo Fruttero come curatore, affiancato a giugno del ‘64 da Franco Lucentini, Urania cambiò immagine grafica, anche per l’apporto rivoluzionario del mitico disegnatore olandese Karel Thole. Fruttero aveva già curato insieme a Sergio Solmi la celeberrima antologia di racconti “Le meraviglie del possibile”, uscita per Einaudi nel 1959, e l’altra famosa antologia insieme a Lucentini “Storie di fantasmi” nel 1960. I due, spendendo molto del loro tempo, furono occupati a operare una laboriosa selezione scremando con criteri abbastanza funzionali i numerosi arrivi soprattutto da USA e UK. D’altra parte non nasconde la discutibile scelta sulla qualità delle traduzioni e sui tagli, per rispettare il formato massimo di 160 pagine.
Lippi sottolinea più volte i meriti di Monicelli, Solmi, Fruttero e Lucentini nell’aver promosso la fantascienza di un periodo d’oro, che coincise con il ventennio dell'immediato dopoguerra, con tutti i grandi nomi che stavano emergendo nell’ambito della letteratura dell’immaginario.
Dopo il 1968 e per tutti gli anni settanta ci fu il boom della fantascienza da libreria, mentre la più diretta concorrente in edicola rimase “Galassia”, una pubblicazione più d’avanguardia, alla quale direzione arrivarono due tra i nomi più illustri della fantascienza italiana: Vittorio Curtoni e Gianni Montanari.
Negli anni settanta ci fu anche il boom di Urania, che quasi raddoppiò i suoi lettori e che vide nascere e morire esperienze molto interessanti come quella della prima serie della rivista Robot, ideata e diretta da Vittorio Curtoni.
Alla fine del 1985 intervenne un vero e proprio cambiamento radicale della redazione, che culminò con l’arrivo come curatore di Gianni Montanari, in sostituzione di Fruttero e Lucentini, che coincise quasi con l’ascesa di Laura Grimaldi a direttore responsabile delle tre testate da edicola: Gialli Mondadori, Segretissimo e Urania.
Mirabile lo sforzo che compie Lippi nel cercare di raccontare le tante trasformazioni degli anni ottanta, non solo della fantascienza letteraria, ma soprattutto di quella cinematografica e in buona parte televisiva, con l’intervento del cosiddetto big business, non più fantascienza artigianale, ma di grande consumo.
Tuttavia, la fantascienza letteraria si mantenne abbastanza al “riparo” da questi stravolgimenti, perché conservò la sua caratteristica di nicchia, e continuò quasi del tutto esente da operazioni di indiscriminata commercializzazione. Poco prima dell’addio di Montanari nel 1989, venne lanciato il Premio Urania, a cui l’ex curatore però non fece in tempo ad essere coinvolto direttamente.
Nel 1989 inizia la curatela di Giuseppe Lippi, che esordì però effettivamente solo il 25 febbraio del 1990. Il nuovo curatore si trovò a gestire un bel po' di pubblicazioni vecchie e nuove, tra edicola e libreria. Mondadori così all'inizio degli anni novanta riusciva a coprire uno spettro ampissimo di gusti in materia di letteratura fantastica e un pubblico di tutti i tipi. Quel periodo fu come gli anni settanta una seconda età dell’oro della fantascienza, nella quale però fu Mondadori ad avere il monopolio della maggioranza della produzione. Fu un periodo assai foriero di grandi novità, ma anche di insidie perché il mercato era diventato molto variegato e i romanzi tendevano ad essere più voluminosi.
Alla fine della ricostruzione storica, Giuseppe Lippi analizza la crisi della fantascienza letteraria, attribuendola a fattori diversi, ma soprattutto, si lascia andare a una dichiarazione d’amore non solo per Urania, ma proprio per il nostro adorato genere narrativo.
Il volume si chiude con una ricca appendice sui disegnatori e i grafici che hanno fatto la storia della pubblicazione e con una sua nota autobiografica, nella quale racconta soprattutto delle sue altre esperienze editoriali, in maniera particolare di quella di Robot con Vittorio Curtoni, probabilmente la sua più importante collaborazione prima di Urania.
L’esperienza come curatore di Lippi si interruppe purtroppo con la sua morte nel 2018.
Le immagini a corredo del presente volume, oltre a riportare la riproduzione di molte copertine, mostrano anche i disegni di autori entrati poi nella leggenda come Kurt Caesar, Carlo Jacono e il mitico Karel Thole. E poi ancora Ferenc Pinter, Luigi Garonzi, Mario D’Antona, Giuseppe Festino, Vincente Segrelles, Oscar Chichoni, Franco Brambilla e altri. La maggior parte delle tavole sono in bianco e nero, ma ce ne sono, come dicevo all'inizio, anche sedici a colori. Per chi fosse curioso di vedere tutte le copertine di Urania, divise per pubblicazioni, consiglio caldamente di visitare il sito di MondoUrania.
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