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sabato 7 giugno 2025

Percorsi di lettura e di pace. Un’anima ebraica antinazionalista tra utopia, solidarietà e dialogo


Percorsi di lettura e di pace. Un’anima ebraica antinazionalista tra utopia, solidarietà e dialogo

Una premessa. C'è chi pensa che in Israele solo negli ultimi mesi sia venuta fuori un'opposizione alle politiche criminali del governo e alla guerra. Solo per fare due esempi: “Peace Now”, emerito movimento pacifista esiste dal 1978, lo ricordo benissimo quando fu creato: chi era in piazza in quegli anni, ricorderà benissimo con emozione; “Gush Shalom”, fondato nel 1993 dal giornalista Uri Avnery, era l’anno dei colloqui di Oslo. Inoltre, questo post non ha affatto la pretesa di essere esaustivo. L’argomento necessita infatti di approfondimento, tanto è fondamentale e complesso il tema trattato.

Nasce dal bisogno di smentire luoghi comuni e schematismi, e di promuovere la speranza – mai sopita dentro di me da decenni – che due popoli, e non solo due, possano convivere in pace, cooperando alla costruzione di un mondo migliore in una terra assai martoriata, e possano essere d’esempio a tutti, in qualsiasi parte del globo. Nasce dalla mia indole libertaria e utopistica, mai doma, nonostante le disillusioni. Nasce dal mio orrore generato dall'atto efferato del 7 ottobre, e dal crimine continuato del governo israeliano verso i palestinesi della striscia di Gaza e quelli della Cisgiordania che subiscono le violenze dell’occupazione dei coloni e dell’esercito.

È un post sintetico, solo un abbozzo, sicuramente parziale, in forma discorsiva non accademica. Nasce da conoscenze e letture personali e da ricerche in rete, da osservazioni che durano da anni. Fa parte della mia personale battaglia contro le semplificazioni e le mistificazioni. La strada è questa, ed è tracciata.

In un contesto segnato da conflitti e da rappresentazioni polarizzate, il recupero di voci ebraiche dialogiche, pacifiste e comunitarie, che resistono e costruiscono insieme a quelle palestinesi, risulta non solo attuale, ma necessario per la costruzione di un pensiero critico, e di una società migliore per tutti. C'è chi lavora per distruggere e chi per costruire.

Oggi, all’interno della società civile israeliana e palestinese esistono diversi movimenti e gruppi pacifisti che, a differenza di Peace Now o Gush Shalom, non sostengono più la soluzione "due popoli, due Stati", ma si orientano verso una visione binazionale o plurinazionale, fondata su uguaglianza piena tra ebrei e palestinesi all’interno di uno stesso spazio politico, si stanno orientando verso forme di uguaglianza integrale e coesistenza non gerarchica.

Questi movimenti, seppur minoritari, sono in crescita, soprattutto dopo il fallimento degli Accordi di Oslo e l’espansione dell’occupazione.

Movimenti e collettivi attivi in favore di una soluzione binazionale o post-nazionalista

1. Standing Together (Omdim Beyachad – Naqif Ma'an)

Natura: movimento ebraico-arabo, progressista e sociale.

Obiettivo: costruire una piattaforma comune per ebrei e palestinesi cittadini di Israele, basata su uguaglianza, giustizia sociale, e fine dell’occupazione.

Visione: pur non assumendo ufficialmente una posizione "binazionale", molti suoi leader e attivisti vedono una comunità politica condivisa come l’unica via d’uscita reale.

Azioni: manifestazioni miste, campagne contro il razzismo e per la parità tra ebrei e arabi, opposizione alla guerra a Gaza.

Sito ufficiale: www.standing-together.org

2. The One Democratic State Campaign (ODSC)

Natura: rete mista israelo-palestinese (più forte nei territori occupati e nella diaspora).

Obiettivo: superare l’apartheid e l’occupazione attraverso un solo Stato democratico e laico per tutti gli abitanti storici della Palestina mandatoria.

Principi: uguaglianza dei diritti, ritorno dei rifugiati, fine del privilegio etnico.

Riferimento: si ispira all’anti-apartheid sudafricano.

Sito ufficiale: www.onestatecampaign.org

3. Zochrot ("Ricordare")

Natura: ONG israeliana fondata da ebrei, focalizzata sulla memoria della Nakba.

Visione: sostiene il diritto al ritorno dei profughi palestinesi e la necessità di ripensare il concetto stesso di cittadinanza e appartenenza in una forma post-sionista e non esclusiva.

Approccio: pedagogico, culturale, documentaristico, con forti implicazioni politiche binazionali.

Sito ufficiale: www.zochrot.org

4. De-Colonizer

Natura: collettivo intellettuale e attivista israeliano.

Obiettivo: smantellare il discorso sionista coloniale e promuovere narrazioni alternative.

Visione: lo Stato di Israele deve essere ripensato come entità condivisa, decolonizzata, binazionale o plurinazionale.

Attività: mostre, conferenze, educazione critica, archivi.

Sito ufficiale: www.de-colonizer.org

5. Combatants for Peace

Natura: gruppo misto di ex soldati israeliani ed ex combattenti palestinesi.

Visione ufficiale: sostiene la fine dell’occupazione, ma alcuni settori del movimento tendono verso una visione post-nazionale, binazionale o federale.

Forza: la testimonianza comune della sofferenza e del superamento della violenza.

Sito ufficiale: www.cfpeace.org

Tendenze ideali comuni

Anche se questi movimenti hanno strategie diverse, condividono alcune idee chiave:

Critica al nazionalismo etnico, sia ebraico che palestinese.

Superamento della logica dei muri e delle separazioni.

Riconoscimento del diritto al ritorno dei profughi palestinesi (tema tabù per la sinistra sionista).

Costruzione di uno Stato democratico, laico, per tutti, con modelli che vanno da:

Uno Stato binazionale (due popoli, uguali diritti, un governo comune);

A uno Stato unico democratico (senza riconoscimento nazionale separato);

Fino a modelli confederali o plurinazionali.

Questi movimenti sono minoritari nella politica israeliana attuale. Tuttavia:

Stanno guadagnando attenzione internazionale, soprattutto tra studiosi, attivisti per i diritti umani e la diaspora ebraica critica.

Sono visti da alcuni come l’unica alternativa di lungo termine a un conflitto senza fine.

1. Stato unico democratico

Un solo Stato, con una sola cittadinanza e uguaglianza assoluta di diritti per tutti gli abitanti, indipendentemente da etnia, religione o origine nazionale.

Superamento dello Stato ebraico.

Un Parlamento, una Costituzione laica e democratica.

Diritto al ritorno per i profughi palestinesi.

Eliminazione di ogni forma di separazione giuridica o territoriale.

2. Stato binazionale

Uno Stato con due identità nazionali riconosciute (ebraica e palestinese), conviventi all’interno di un’unica entità federale, ma con autonomia culturale e politica reciproca.

Parlamento comune, ma forse anche due camere nazionali.

Costituzione che tutela diritti collettivi e identità.

Modello ispirato al Belgio o alla Bosnia.

Gerusalemme come capitale condivisa.

Possibile ritorno parziale dei profughi.

3. Confederazione Israelo-Palestinese

Due Stati (Israele e Palestina), con confini riconosciuti e sovranità parziale, ma fortemente interconnessi, con libera circolazione e istituzioni condivise.

Due governi, ma organismi comuni per risorse, frontiere, diritti civili.

Gerusalemme come capitale doppia o internazionale.

Diritto di residenza incrociata (coloni restano, profughi rientrano).

Modello simile a UE, con sovranità sfumata.

4. Stato plurinazionale / decolonizzato

Una forma aperta e flessibile di Stato democratico post-nazionale, che riconosce una molteplicità di identità (non solo ebraica e palestinese), e ripensa la cittadinanza in modo non etnico.

Non più due “popoli” ma molteplici comunità conviventi (etniche, religiose, culturali).

Riconciliazione con la Nakba e con la storia coloniale.

Ricostruzione sociale e giuridica della Palestina storica.

Forti elementi di giustizia transizionale (memoria, verità, riparazione).

In questi giorni è in corso una marcia di «migliaia di ebrei e arabo-israeliani si sono messi in cammino e hanno raggiunto i valichi di accesso alla Striscia per portare solidarietà e aiuti alla popolazione palestinese affamata»

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/ecco-il-cibo-e-gli-aiuti-la-marcia-degli-israeliani-verso-gaza


  


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